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https://www.arezio.it/ - Slow Life: I Sensi di Colpa e l’Immobilità non Ricuciono le Distanze
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Slow Life: I Sensi di Colpa e l’Immobilità non Ricuciono le Distanze
Slow Life

Agire sapendo di pentirsi e di non trovare la via per riavvicinarsi, mette in uno stato di perenne stress.Non tutti compiono passi nella vita senza mai ripensarci, o guardarsi indietro per capire cosa hanno lasciato dopo il loro passaggio. Non tutti tessono relazioni sociali, famigliari, lavorative o affettive sapendo utilizzare le giuste parole, i corretti comportamenti, le ponderate promesse e le lodevoli azioni. Non tutti trovano la tranquillità d’animo di rimanere immersi nelle relazioni che hanno tessuto, investendo in modo costruttivo nel rapporto e trovando quella tranquillità che si cerca affannosamente nella vita. Non tutti riescono a dire si, quando è necessario e no quando si supera lo spartiacque ideale, non avendo paura di confrontarsi in modo chiaro e senza nessuna remora sul rapporto. Non tutti riescono ad affrontare il rischio che la controparte potrebbe non capire, non accettare o non mediare il tema della discussione, rischiando di perdere o logorare il rapporto. Ma agire in modo differente da quello che riterresti opportuno crea i sensi di colpa, per quello che non è stato fatto, per quello che non è stato detto, per quello che avresti voluto essere o quello che avresti voluto che altri o che la situazione fosse stata. La paura di mettere in gioco il tuo rapporto, lavorativo, affettivo o di amicizia, ti mette nelle condizioni di vedere sempre la conclusione peggiore del problema, facendoti decidere di non affrontalo per mantenere lo status quo. I compromessi che fai con te stesso ti portano a subire un rapporto che non ti andrà mai bene, perché non lo vivi come una mediazione delle posizioni tra le parti, ma di una tua sconfitta, creandoti un senso di disagio interiore, una forma di prigionia costante. Il non voler affrontare in modo paritetico i problemi ti fa scivolare in un silenzio sterile, che accumula rinunce su rinunce, sensi di colpa su sensi di colpa e rovina definitivamente il rapporto. Non stare bene con sé stessi vuol dire che non riuscire a gestire in modo equilibrato i tuoi rapporti, lasciandoti trascinare dalle situazioni o dalle persone, per la paura che le cose possano andare ancora peggio di quelle che sono. Vivi una sorta di assuefazione del negativo, augurandoti che, giorno dopo giorno, si accumulino pochi mattoncini negativi ai tuoi rapporti ed allontanando l’ipotesi che un eccessivo peso possa far crollare tutto il tuo castello. Dire quale sia la soluzione sarebbe semplicistico, perché ognuno costruisce la propria strada negativa con mattoni diversi, che vengono da esperienze, situazioni ambientali, caratteri, cultura ed educazione diversi. Ma guardando da fuori, si può dire che la strada percorsa in questo senso è un vicolo cieco e che a volte, la paura della solitudine e dell’emarginazione sociale, professionale ed affettiva, è spesso più marcata dentro se stessi di quanto in realtà sia. L’affrontare in modo costruttivo e aperto tutte le situazioni della vita, non può essere un rischio così grande rispetto a lasciare nascosti i problemi sotto il tappeto. La valutazione del rischio che si può correre a dire dei si o dei no reali e sinceri, è da farsi mettendo sulla bilancia una maggiore serenità interiore, un miglioramento del rapporto e una maggiore autostima. Categoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.arezio.it/ - 1938: Nasce il Teflon. Tra Successi Commerciali e Disastri Ambientali
Marco Arezio - Consulente materie plastiche 1938: Nasce il Teflon. Tra Successi Commerciali e Disastri Ambientali
Informazioni Tecniche

Una materia prima fantastica per molte applicazioni ma sottovalutata dal punto di vista ambientaleUn brillante Ingegnere chimico Statunitense, Roy J. Plunkett, dipendente dalla ditta Dupont, scoprì, per caso nel 1938, un nuovo composto chimico mentre era impegnato in un lavoro di sperimentazione su alcuni refrigeranti. Durante uno di questi test si verificò un incidente di laboratorio e Plunkett si accorse della formazione di una sostanza cerosa bianca che appariva estremamente scivolosa. Infatti, stava sperimentando la compressione di un clorofluorocarburo e, nel misurare la portata del gas contenuta in una bombola in cui c’era del tetrafluoroetene gassoso, si verificò un problema nella portata del gas. Plunkett decise di aprire la bombola e vi trovò dentro un rivestimento sulle pareti di consistenza ceroso e molto scivoloso che, attraverso successive verifiche, capì che si trattava di un fluorocarburo inerte, il politetrafluoroetilene (PTFE), che aveva ottime qualità antiaderenti, ben superiori ai prodotti fino ad allora utilizzati. Nel 1945 la Dupont depositò il brevetto per il composto chimico, a cui diede il nome di Teflon e iniziò la produzione nello stabilimento di Washington Works a Parkersburg, nel West Virginia, arrivando a produrre nel 1948 quasi 1000 tonnellate di Teflon. Il successo del prodotto fu folgorante, in quanto ogni casalinga preferiva acquistare una pentola con il rivestimento in teflon, in quanto i cibi non si appiccicavano nella padella durante la cottura. Un successo commerciale enorme per la Dupont, anche in virtù dei margini importanti che il prodotto aveva, in quanto coperto da brevetto, ma che ha creato un lato oscuro e minaccioso. Infatti, per anni l’azienda ha sversato gli scarichi della produzione del Teflon nei fiumi vicini alla sede di produzione nel West Virginia, immettendo nell’ambiente milioni di litri di acqua inquinata, attraverso i fiumi, in aree abitate e dedite anche all’allevamento. Circa 110 milioni di americani bevvero l’acqua inquinata da PFAS e la popolazione, dopo alcuni evidenti segnali di malattie collettive, con percentuali oltre la media nazionale, fece una causa alla Dupont in cui si iscrissero circa 70.000 persone. Vennero svolte minuziose analisi sia nelle acque, che sugli animali che sulla popolazione, coinvolgendo circa 69.000 persone in analisi cliniche specifiche, riuscendo a collegare l’inquinamento da PFAS ad una serie di malattie quali ipercolesterolemia, coliti ulcerose, malattie tiroidee, tumori del testicolo e del rene. Gli effetti tossici più frequentemente osservati erano: la restrizione della crescita fetalediabeteaumento del colesterolo e sue conseguenze (ictus cerebrale, infarto cardiaco)ipertensione arteriosaaumento dell'acido uricoriduzione degli spermatozoi nel maschioinfertilità maschile e femminile. Ci fu un danno diffuso anche tra il bestiame, allevato nelle adiacenze dei fiumi, in cui venivano scaricati gli scarti di produzione del teflon, infatti, si verificarono morie di animali che andavano ad abbeverarsi nei corsi d’acqua, trovando i loro organi interni di un colore fluorescente. Categoria: notizie - tecnica - plastica - teflon - storia

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https://www.arezio.it/ - La Filiera del Vetro in Difficoltà sul Gas e sul Rottame. Cosa Fare?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche La Filiera del Vetro in Difficoltà sul Gas e sul Rottame. Cosa Fare?
Economia circolare

Le aziende del packaging in vetro, dopo le rapide crescite post Covid, stanno incontrando enormi difficoltàIl vetro è una materia prima fondamentale nell’ambito del packaging alimentare, medicale ed industriale ma, nello stesso tempo, riveste una grande importanza in altri settori, a partire da quello edile, dell’arredamento, dell’automotive e artistico. Nonostante il periodo del Covid abbia rallentato i produttori del vetro piano, quelli del packaging, specialmente le aziende che producevano bottiglie e vasetti, hanno continuato a lavorare servendo il settore alimentare e farmaceutico. Passati i periodi di restrizione e ripartiti i consumi, tutti i settori avevano visto una forte ripresa del consumo nazionale e delle esportazioni, con risultati positivi, 2022 su 2021, anche a due cifre in qualche paese (+10,4% USA, +9,3% Germania, +7,2% Spagna). La guerra tra la Russia e l’Ucraina ha scatenato la corsa sfrenata al prezzo del gas, in un settore assolutamente energivoro, che ha visto salire la propria bolletta energetica a livelli insostenibili. Inoltre, la dinamica rialzista del prezzo del gas non è l’unico problema a cui devono guardare le vetrerie, in quanto, anche il reperimento stesso del gas per il 2023 potrebbe essere complicato, vista la riduzione quasi totale delle forniture del gas russo. Una mano la potrebbe dare un utilizzo maggiore del rottame di vetro che, dal punto di vista produttivo, secondo i dati Coreve, riduce il consumo di gas di circa il 30%. Infatti, per produrre il vetro attraverso il rottame basta scaldare il forno fino al punto di fusione del materiale, mentre produrre vetro da materie prime vergini bisogna dosare diversi componenti, come la sabbia silicea, che hanno bisogno di molta più energia per mescolarsi. Ma anche nel settore del riciclo, nonostante sia uno tra quelli più virtuosi, si sente ma mancanza di materia prima seconda rispetto alle necessità, sapendo che lo scarto è presente nel mercato. Qui, entrano in gioco dinamiche non gestibili dalle vetrerie, che riguardano le percentuali di riciclo del vetro per paese e per area geografica, dove troviamo delle eccellenze che superano il 70% di raccolta e aree in cui non si arriva al 50%, con una perdita di prodotto enorme e un impatto ambientale maggiore. Considerando che l’utilizzo del rottame nella produzione del vetro nuovo ha un impatto ambientale inferiore rispetto all’uso di materie prime vergini, permettendo quindi un risparmio di gas in produzione, credo che sia necessario concentrare l’attenzione ad un miglioramento della raccolta differenziata in modo da aumentare la materia prima seconda disponibile. Inoltre, la florida produzione di bottiglie e barattoli per le salse, il vino, la confettura, l’olio e molti altri prodotti del food che l’Italia esporta, non permettono il recupero del vetro usato, quindi, diventa fondamentale migliorare la raccolta in quei settori dove siamo più carenti. Per quanto riguarda il vetro artistico, possiamo dire che le eccellenze italiane sono formate normalmente da artigiani che costituiscono piccole realtà imprenditoriali, con piccole produzioni di grande pregio. Le limitate dimensioni societarie portano ad un peso energetico elevatissimo delle bollette del gas rispetto al fatturato, mettendo in crisi l’esistenza stessa di alcune imprese. Murano, la storica isola Italiana, famosa in tutto il mondo per le realizzazioni artistiche in vetro, è in forte difficoltà sul mantenimento dei forni accesi 24 su 24 a causa del caro gas, nonostante la regione Veneto abbia dato dei ristori per compensare, almeno in parte, l’oscillazione delle bollette. Categoria: notizie - pvetro - economia circolare - riciclo - rifiuti - rottame

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https://www.arezio.it/ - Slow Life: l'Eccessivo Controllo di Sé e di ciò che ti è Intorno
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Slow Life: l'Eccessivo Controllo di Sé e di ciò che ti è Intorno
Slow Life

Una spesa di energie mentali e fisiche continue che ti prostra senza portarti significativi benefici Lascia che le cose si rompano, smetti di sforzarti di tenerle incollate. Lascia che le persone si arrabbino. Lascia che ti critichino, la loro reazione non è un problema tuo. Lascia che tutto crolli, e non ti preoccupare del dopo. Dove andrò? Che farò? Nessuno si è mai perso per la via, nessuno è mai rimasto senza riparo. Ciò che è destinato ad andarsene se ne andrà comunque. Ciò che dovrà rimanere, rimarrà comunque. Troppo sforzo, non è mai buon segno, troppo sforzo è segno di conflitto con l’Universo. Relazioni Lavori Case Amici e grandi amori. Consegna tutto alla Terra e al Cielo, annaffia quando puoi, prega e danza ma poi lascia che sbocci ciò che deve e che le foglie secche si stacchino da sole. Quel che se ne va, lascia sempre spazio a qualcosa di nuovo: sono le leggi universali. E non pensare mai che non ci sia più nulla di bello per te, solo che devi smettere di trattenere quel che va lasciato andare. Solo quando il tuo viaggio sarà terminato, allora finiranno le possibilità, ma fino a quel momento, lascia che tutto crolli, lascia andare. [Claudia Crispolti] Categoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.arezio.it/ - 1952: La Plastica Entra per la Prima Volta nel Cuore di una Donna
Marco Arezio - Consulente materie plastiche 1952: La Plastica Entra per la Prima Volta nel Cuore di una Donna
Informazioni Tecniche

Sensazionale intervento al cuore per posizionare una valvola di plasticaLe malattie al cuore negli anni ’50 del secolo scorso erano molto diffuse, ma pochi erano gli strumenti per poter risolvere i problemi dei pazienti e, ancora lontano era l’anno in cui il professor Barnard, il 3 Dicembre del 1967 a Città del Capo compì il primo trapianto di cuore. Ma la cardiochirurgia vascolare iniziò molti anni prima dell’intervento sensazionale di Barnard, anche ad opera del dott. Charles A. Hufnagel, un americano nato a Louisville nel Kentucky nel 1916, che si interessò della cardiologia prima e della cardiochirurgia dopo. Il dottore si concentrò nello studio dell’utilizzo della plastica per sostituire i vasi sanguigni ammalorati e non più efficienti, attraverso una tecnica chiamata “fissazione multipunto”, che avrebbe portato al perfezionamento delle tecniche di sostituzione delle valvole aortiche. Nel 1952 arriva l’occasione per mettere in pratica gli studi e gli esperimenti fatti, decidendo di impiantare una valvola di assistenza nel cuore di una donna di 30 anni che, a causa della febbre reumatica, le aveva compromesso la valvola naturale. Fece costruire una sfera di plastica di piccolissime dimensioni, all’interno di un tubo a camera che regolava il flusso sanguineo nel cuore della giovane. Hufnagel doveva replicare, attraverso la piccola sfera e il tubo in cui scorreva, la situazione naturale che si creava nel cuore, quindi, non sostituì la valvola ammalorata ma la impiantò vicino quella nuova, permettendo un migliore funzionamento, apri e chiudi, del flusso sanguigno. Infatti, lo scopo della valvola aortica era quello di impedire che il flusso di sangue tornasse verso il cuore, cosicché la valvola in plastica, scorrendo all’interno del tubo, andava ad ostruire il flusso di ritorno. La paziente visse per una decina di anni con la nuova valvola in plastica e, successivamente, morì per cause non dipendenti da questo intervento, aprendo così la strada a centinaia di altri pazienti che ebbero salva la vita per merito di una minuscola pallina di plastica. Gli studi del dott. Hufnagel non si fermarono, infatti, diede un importante contributo nella progettazione e realizzazione della macchina cuore-polmone, ricevendo numerosi premi per il suo impegno nella ricerca cardiaca e vascolare. Categoria: notizie - tecnica - plastica - chirurgia - valvola cardiaca - storia

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https://www.arezio.it/ - Bassa Autostima in Posizioni Manageriali. Quali Pericoli e come Gestire il Problema?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Bassa Autostima in Posizioni Manageriali. Quali Pericoli e come Gestire il Problema?
Management

Le componenti caratteriali dei managers, a tutti i livelli, sono fondamentali per la buona salute dell’aziendaIn una realtà imprenditoriale moderna ed efficiente, di qualsiasi dimensione essa sia, la componente umana fa sempre la differenza. Questa situazione non appare, solitamente, nella breve vita delle aziende, dove la tecnologia e i mezzi di comunicazioni digitali assicurano una parte importante del successo delle attività, ma se consideriamo un arco di tempo più ampio, in cui la concorrenza ha un certo equilibrio in campo, entrano in gioco le risorse umane a fare la differenza. Una volta acquisita una certa posizione nel mercato, ci si deve confrontare con le altre realtà imprenditoriali, cercando di rimanere il più a lungo possibile in una situazione di relativa competitività e sopravvivenza aziendale. Le risorse umane, attraverso le loro catene di comando, portano motivazioni, idee, impegno, dedizione e forza al marchio, imprimendo piccoli ma costanti scostamenti di posizione tra azienda e azienda. Questi piccoli successi o insuccessi sono determinati dalla qualità dei componenti dei team aziendali che, attraverso il loro impegno, la loro capacità e il loro singolo carattere, determineranno miglioramenti o peggioramenti delle posizioni sul mercato. Il carattere dei managers gioca un ruolo fondamentale, a tutti i livelli di comando, non solo quelli apicali, ma molto spesso, quelli intermedi, hanno un ruolo fondamentale. I teams di lavoro hanno leaders che devono saper indirizzare i componenti, spronarli, consigliarli e buttarsi nella mischia con loro, mantenendo la leadership, creando un clima positivo e carismatico che galvanizza il lavoro. Deve saper premiare e punire, con la giusta moderazione ed imparzialità, i componenti del team senza eccedere in favoritismi o perdoni eccessivi, così da dare un’immagine equidistante del suo lavoro e sottolineando l’importanza del gruppo prima che del singolo. Questa azione sottintende un carattere del manager sicuro e risoluto, flessibile ma imparziale, determinato ed indipendente, che ha ben chiaro quali siano gli obbiettivi che gli sono stati affidati dall’azienda. Ma cosa succede se in una posizione di leader troviamo una persona poco sicura di sé? Il primo problema da affrontare è la sua necessità di continue conferme della legittimazione sua posizione, sia nei confronti dei superiori che delle persone che dal lui dipendono. Se nel primo caso, a volte è meno impattante, invece, la ricerca di conferme tra i collaboratori che deve dirigere crea una commistione di ruoli e un indebolimento della sua posizione. Il leader insicuro ha bisogno di un gruppo di collaboratori che lo elogino, che lo rassicurino, che lo facciano sentire al centro del progetto e che colmino quella sua mancanza di sicurezza. Questa situazione però, spesso spacca i gruppi di lavoro, in quanto ci sono collaboratori che si aspettano di essere guidati e protetti dal manager e non il contrario, mettendo in cattiva luce chi crea un rapporto di eccessiva confidenza con i leaders. Inoltre, capita spesso che durante le difficoltà a raggiungere gli obbiettivi previsti dall’azienda, questa punti il dito sul leader del gruppo che, per tutelarsi, non proteggerà l’intero team, ma potrebbe scaricare le colpe verso quella parte di persone che non lo sostengono apertamente come lui vorrebbe. Qui scatta il meccanismo contrario per cui il leader cerca di difendersi, assecondando i suoi superiori, al fine di salvaguardare la sua posizione a discapito degli altri. Passata la tempesta il manager insicuro metterà, probabilmente, al margine le persone a lui non favorevoli, puntando solo su chi lo sostiene, in quanto, spesso, rimane una persona rancorosa, che vorrebbe avere un appoggio esteso ed incondizionato che lo rassicurasse. Si creeranno rapporti ambigui, non sinceri, piccole vendette, un certo lassismo, una strisciante rassegnazione a fare il minimo indispensabile da una parte del team, creando inefficienza, perdita di competitività e valore aziendale. Per superare questi rapporti dolorosi e inefficienti per l’azienda è necessario creare gruppi di lavoro o di ascolto, in cui vengano mischiate le risorse umane, seguiti da leaders che abbiano competenza con la gestione delle risorse umane o abbiano una estrazione di carattere psicologica e relazionare, in modo da liberare le persone, attraverso il confronto su altri temi, della paura di venire allo scoperto. Questo serve per indagare i lati positivi e quelli negativi o pericolosi che aleggiano nei gruppi di lavoro dell’azienda, in modo da raccogliere le maggiori informazioni possibili, confrontarle, incrociarle e intervenire.

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https://www.arezio.it/ - A che Punto è il Riciclo dei Rifiuti Edili in Italia?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche A che Punto è il Riciclo dei Rifiuti Edili in Italia?
Economia circolare

Nuove applicazioni e sperimentazioni per riutilizzare i rifiuti edili nelle linee di produzione dei nuovi prodottiIl settore edile è uno tra quelli che produce il maggior quantitativo, in tonnellate, di rifiuti, non solo del mercato Italiano, che ne conta circa 40 milioni all’anno, ma anche d’Europa, che produce circa 870 milioni di tonnellate stando ai valori del 2017. Una quantità incredibile che fino a poco anni fa finiva, senza troppi pensieri, in discarica e lasciati li, dormienti, a inquinare i terreni e a sprecare risorse importanti. Oggi, nell’ambito delle nuove normative sull’economia circolare, molta strada si è compiuta nel riciclo di una parte di questi rifiuti, ma soprattutto nel divieto di gettare in discarica prodotti recuperabili. In particolare, gli inerti prodotti in Italia ogni anno sono circa 68 milioni di tonnellate, delle quali si riesce a riciclarne circa il 78%, impiegandoli come sottofondi stradali o nella creazione di piazze, nella produzione di calcestruzzi a bassa resistenza o nella produzione di asfalti, manufatti in cemento o massicciate ferroviarie. La percentuale di riciclo degli inerti potrebbe facilmente arrivare al 90% se si estendessero ancora gli impieghi nei prodotti finiti o come aggregato nelle miscele, in cui è necessaria una parte fine o finissima come granulometria d’impasto. La sperimentazione di nuovi utilizzi degli aggregati riciclati continua, coinvolgendo anche alcuni produttori di cemento, che stanno provando a sostituire gli aggregati naturali con quelli riciclati per la produzione di farina cruda negli impianti di fabbricazione del cemento. Nonostante questo interesse favorevole, ci sono delle nubi che si addensano all’orizzonte, infatti il nuovo decreto End o Waste del Ministero dell’Ambiente, ha classificato come riciclabili solo 18 su 50 codici di prodotti, rischiando di avviare alla discarica circa 32 milioni di tonnellate all’anno di rifiuti edili, in quanto non rientranti nei codici approvati. L'Anpar, l'Associazione italiana dei produttori di aggregati riciclati, ha chiesto al ministero un confronto per risolvere il problema. Categoria: notizie - rifiuti edili - economia circolare - riciclo - rifiuti

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https://www.arezio.it/ - Acceso il più Grande Parco Eolico Offshore della Scozia
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Acceso il più Grande Parco Eolico Offshore della Scozia
Ambiente

4,3 miliardi di dollari per generare fino a 1075 MW di energia eolica offshore con una particolarità unica al mondo.Il mondo sta rincorrendo e risolvendo le lacune che anni di inerzia politica hanno portato nel campo delle energie rinnovabili. Era comodo comprare petrolio, carbone o gas per produrre energia elettrica ma, oggi, per le questioni che tutti conosciamo, questo lassismo è diventato un boomerang. Per rimediare alle falle passate sono necessari fiumi di soldi e soluzioni politiche veloci ed efficaci in quanto, la progettazione, il finanziamento e l’istallazione di parchi eolici o solari di grandi dimensioni richiede grande volontà e determinazione nel raggiungere gli obbiettivi. In Scozia è in fase di ultimazione il parco eolico Seagreen posizionato a 27 Km. dalla costa di Angus che, a regine nel 2023, potrà erogare una potenza di 1075 MW potendo contare su 114 turbine. La particolarità di questo parco eolico a fondo fisso è che il più profondo al mondo, visto che le sue basi sono posizionate a ben 59 metri sotto il livello dell’acqua. La struttura dal costo di 4,3 miliardi di dollari è frutto della collaborazione tra TotalEnergy e SSE Renewables, infatti, TotalEnergies ha stipulato un accordo con SSE Renewables per acquisire una partecipazione del 51% nel progetto Seagreen nel giugno 2020. "Siamo lieti di annunciare l'inizio della produzione di energia da Seagreen, la nostra prima fase eolica offshore nel Mare del Nord del Regno Unito", ha affermato Vincent Stoquart, Senior Vice President Renewables di TotalEnergies . “Questo segna un nuovo passo nello sviluppo della capacità delle attività offshore di TotalEnergies. Questa pietra miliare contribuirà direttamente al nostro obiettivo di raggiungere 35 GW di capacità di elettricità rinnovabile in tutto il mondo entro il 2025”. Info: TotalEnergy

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https://www.arezio.it/ - Slow Life: Quando il Tempo Passa senza che Tu te ne Accorga
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Slow Life: Quando il Tempo Passa senza che Tu te ne Accorga
Slow Life

La frenesia della vita ti anestetizza e non ti rendi conto di bruciarla sulle tue pire ideali.I tuoi occhi sono tristi nonostante la tua serrata loquacità voglia convincermi del contrario. I tuoi lineamenti esprimono la stanchezza di una barca che dopo giorni di navigazione cerca disperatamente un porto. E’ da troppo tempo che rimandi sistematicamente l’appuntamento con te stesso, sfuggi solo all’idea di guardare la tua esistenza con occhi diversi. E intanto, amico mio, gli anni sono inesorabilmente passati e ciò che da giovane consideravi inesauribile, oggi non lo è più e lui, il tempo, non ti farà sconti. Tu sei caduto molto tempo fa nella trappola dei luoghi comuni, dove ogni azione era stabilita. Ti sei convinto che la base della soddisfazione generale sia conforme al tuo modo di sentire la vita. Hai capito da tempo, amico mio, che c’è una reale discrepanza tra l’etichetta, la tua anima e il tuo cuore. Hai forse paura di fermarti, voltare la testa, aprire il tuo cuore e sintonizzare il tuo cervello su frequenze diverse? Hai forse paura di scoprire che per stare bene bisogna essere sé stessi, infrangendo il comune senso del pensare e, a volte, assumersi i dovuti rischi? Ma forse, amico mio, improvvisamente, quando la barca si sarà incagliata in qualche spiaggia sconosciuta e, tu sarai costretto a scendere per cercare cibo e acqua, allora capirai che non prenderai mai più il largo per la solita rotta, ma sarà, forse, altrettanto bello guardarsi intorno e capire che la vita è fatta da infinite strade e che tu avrai, finalmente ancora, il potere di fare delle scelte sentendoti un po' più felice e un po' più sereno. Il coraggio che ti manca, amico mio, è fermati, per un attimo a pensare alla tua storia e al tuo futuro, perché la paura che ti attanaglia è sapere che la vita non ti ha mai aspettato e non ti spetterà nemmeno questa volta. Categoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.arezio.it/ - Le Pavimentazioni da Esterno Carrabili in Materiali Totalmente Riciclati
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Le Pavimentazioni da Esterno Carrabili in Materiali Totalmente Riciclati
Economia circolare

Gli scarti da post consumo costituiscono la base di tre tipologie differenti di pavimentazioni modulari carrabili da esternoIl settore dell’edilizia è nel pieno della rivoluzione green, che non riguarda solo il recupero degli scarti durante le demolizioni di tutti quei materiali riciclabili, ma anche dei nuovi prodotti che possono essere fatti, in parte o al 100% con materiali riciclati da post consumo. I produttori di articoli edili hanno trovato alcune brillanti soluzioni che possono raggiungere un doppio obbiettivo: creare dei prodotti circolari e ridurre, attraverso il riutilizzo, i rifiuti sul mercato. Nell’ambito delle pavimentazioni modulari per esterni prendiamo in esame tre tipologie differenti di prodotti, che hanno un approccio all’utilizzo dei rifiuti molto diversi tra loro, ma il cui risultato tecnico e architettonico soddisfa pienamente la clientela. I prodotti presi in esame sono: • Masselli autobloccanti in PVC da scarti di cavi esausti • Piastrelle modulari composte da scarti di vetro, bottiglie, sacchetti in PE e scarti di ceramica • Piastrelle modulari composte da scarti misti in plastica non riciclabili, ceneri degli altiforni e scarti di piastrelle. Gli approcci sono differenti, ma la qualità dei prodotti e la funzione di riciclo dei rifiuti ne fa una proposta interessante, da inserire nei cantieri in cui la voce sostenibilità è tenuta in considerazione. Il massello in PVC riciclato e riciclabile è un prodotto in diretta concorrenza con i masselli in cemento, da cui eredita la carrabilità e l’alta resistenza a compressione, ma aggiunge molte altre caratteristiche migliorative, in quanto è completamente isolante, non assorbe liquidi, non viene macchiato da olio o benzina, si taglia facilmente a mano, è verniciabile e non è soggetto all’azione aggressiva dei sali stradali. Inoltre non attinge a risorse naturali, acqua, sabbia, ghiaia e ha un impatto ambientale in fase di produzione molto più limitato rispetto alla produzione del cemento. Le piastrelle modulari formate dagli scarti di vetro provenienti dalla raccolta differenziata, mischiati con i rifiuti in PE e gli scarti di ceramica, sono una buona soluzione non solo per il riciclo composto da materiali diversi, ma anche per la durabilità dell’elemento che vede nella ceramica e soprattutto nel vetro una robustezza nel tempo importante. Anche queste piastrelle sono carrabili, resistono ai sali stradali e all’abrasione della circolazione veicolare, in virtù del macinato di vetro contenuto. Infine, le piastrelle modulari costituite dai rifiuti non riciclabili della raccolta differenziata, mischiati con le ceneri degli altiforni e con gli scarti delle piastrelle esauste macinate, danno un gradevole aspetto estetico al pavimento e un ottimo passaporto green sul riciclo in quanto, utilizzano due componenti classificati come rifiuti non riciclabili e quindi da smaltire in discarica, quindi ben oltre i materiali riciclati tradizionali. Sono piastrelle modulari che vengono impiegate normalmente i passaggi pedonali, piazze e marciapiedi rendendo sostenibile l’intervento di ripristino edile dell’area.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - pavimentazioni - edilizia

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https://www.arezio.it/ - Slow Life: Caricarsi di Impegni per Sentirsi Accettati. Come Uscirne?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Slow Life: Caricarsi di Impegni per Sentirsi Accettati. Come Uscirne?
Slow Life

Al lavoro, a casa, con gli amici, essere sempre disponibile per non sentirsi esclusi.Stare in un contesto sociale, che sia il lavoro, la tua famiglia o i tuoi amici, comporta sempre di costruire un rapporto che dovrebbe soddisfare entrambe le parti. Nelle relazioni tra le persone e i gruppi di essi, entra però in gioco il carattere di ognuna che ha il potere di modificare un rapporto diretto o lo spirito del gruppo. A volte può succedere che nel contesto quotidiano, un crescente aumento degli impegni vengano svolte da poche o dalle uniche persone che si sentono investite dal dovere di farlo. Non è sempre una questione di pressione o sopraffazione di un individuo sull’altro che indirizzano impegni continui su alcuni soggetti, ma più spesso sono le queste persone che si rendono eccessivamente disponibili facendosi carico di oneri eccessivi. All’interno dei team di lavoro, specialmente quelli gerarchici, si intravede in poco tempo i soggetti che, volenti o nolenti, sono destinatari di attività e di impiego di tempo lavorativo più lungo di altri. Nella famiglia capita spesso che, specialmente le donne, siano oberate da lavori, commissioni, impegni e responsabilità, creando loro stesse un disequilibrio di forze che le penalizza, consumando il loro tempo e non apprezzando la loro vita. Anche in un contesto di amicizie, che esista un gruppo numeroso o pochi amici, si creano delle gerarchie in cui esiste quasi sempre un elemento che si mette a disposizione di altri, si sacrifica per rendere fluido il rapporto e si carica di impegni più o meno importanti. Queste persone sono generalmente vittime di se stesse, difficilmente sono costrette a impiegare il proprio tempo per gli altri, ma si sentono di doverlo fare principalmente per farsi accettare, per credere di essere utili e per questo necessari al gruppo, senza il quale pensano che resterebbero soli. A volte la sottostima di se stessi porta a fare in modo che l’accrescere di sforzi ed impegni possa colmare quell’insicurezza che si ha, pensando che quanto fatto per gli altri sia inteso come una qualità della persona stessa. Ritorniamo sempre nell’ottica di farsi accettare, di essere all’interno di un sistema, di non restare soli e di pensare che, solo attraverso uno sforzo extra, possiamo mascherare l’inadeguatezza che si prova. E’ una forma di annullamento personale che si baratta con un posto in un consesso di persone, che sia il lavoro, la famiglia o gli amici, un vicolo cieco in cui non si riesce ad uscire o non si vuole uscire per paura che i fragili equilibri raggiunti vadano in pezzi. Come uscirne? Prima di tutto c’è da valutare se il tempo speso per i continui impegni possa dare dei ritorni personali sufficienti rispetto allo sforzo compiuto. Se questo non è bisogna ricordare che il tempo rubato a qualcuno, anche involontariamente, è perso per sempre. Ogni essere umano investe il proprio tempo per fare qualche cosa che possa farlo stare bene o possa soddisfare le sue necessità, materiali od affettive, ed è proprio per questo che questa soddisfazione deve avere un equilibrio altrimenti non ne vale la pena. Se tu vai a lavorare 8 al giorno ore prenderai un salario, con questo soddisfi i tuoi bisogni materiali, ma se a parità di salario dovessi lavorarne 16 al giorno, forse sarebbe meglio pensare ad un lavoro diverso. Quindi, nei rapporti con le persone vale più o meno la stessa regola, il tempo speso dovrebbe avere un ritorno soddisfacente per te, che sia sotto forma di relazione affettiva, materna, di amicizia e anche in un consesso lavorativo. Inoltre è necessario rompere quella catena che lega i tuoi rapporti con gli altri con la valutazione che fai di te stesso, pensando che ogni essere vivente ha pregi e fragilità e, molto spesso, si tende a mascherare le fragilità ed esaltare i pregi, non conoscendo mai le persone per quelle che sono. Creare un equilibrio tra quello che fai e quello che ricevi considerando che si deve avere il diritto di cercare la soddisfazione della propria vita, senza mettersi a pieno servizio degli altri in modo unilaterale. Categoria: Slow life - vita lenta - felicità Foto: Corriere della Sera

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https://www.arezio.it/ - Gli Extra Costi degli Impianti di Termovalorizzazione per la Cattura del Carbonio
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Gli Extra Costi degli Impianti di Termovalorizzazione per la Cattura del Carbonio
Economia circolare

Come risolvere l’abbassamento delle emissioni CO2 nei termovalorizzatori migliorando il processo dei rifiuti Gli impianti di termovalorizzazione hanno raggiunto standard di efficienza ambientali molto alti rispetto a quelli costruiti negli anni ’90 del secolo scorso, ma, nello stesso tempo, le stringenti normative europee sulla riduzione dell’emissione di CO2 impongono continui efficientamenti degli impianti.Da più parti si sono studiati interventi tecnici per istallare dei sistemi di cattura e stoccaggio della CO2 che verrebbe dispersa in ambiente, modifiche efficaci e del tutto positive da un punto di vista ambientale. Il problema che però si presenta è quello di apparire, come sembrerebbe, una frettolosa soluzione che avrebbe ricadute economiche importanti sul costo della produzione di energia. Secondo gli studi condotti dalla UE sulla finanza sostenibile, il flusso dei rifiuti che entrano nei termovalorizzatori, definiti, non riciclabili o residuo, sembrerebbe composto da un’eccessiva quantità di materiali riciclabili, come plastica ed organico, sottraendo materie prime preziose che dovrebbero rientrare nella catena di produzione. Inoltre la presenza di materiali nobili, che non dovrebbero essere bruciati, aumenta l’emissione di CO2 senza motivo, dovendo poi spendere soldi per la sua cattura. Come risolvere il problema? I flussi di rifiuti definiti "residui", dovrebbero effettivamente essere composti da materiali ormai non più riciclabili e, per fare questo, è necessario che il conferimento degli scarti avvenga attraverso il miglioramento della raccolta differenziata e attraverso un efficiente e diffuso sistema di riciclo meccanico. Questo binomio aiuta alla captazione di tutti quei materiali che hanno un valore industriale e che, quindi, si possano avviare al riciclo, diminuendo il conferimento ai termovalorizzatori di materiali non corretti. A dimostrazione di ciò si possono citare gli esempi di alcuni paesi nei quali è stata applicata una tassa sui termovalorizzatori, calcolata sulla quantità di CO2 emessa. L’abbassamento delle emissioni è transitato dall’istallazione di linee di selezione dei rifiuti in entrata al fine di intercettare tutto quello che, pur presente nel flusso destinato all’incenerimento, poteva essere riciclato. Ad esempio, l'impianto di smistamento di Stoccolma Exergi in Svezia consente di risparmiare 33.000 tonnellate di CO2 all'anno, selezionando l'equivalente di circa il 75% della plastica contenuta nei rifiuti in entrata. Cosa frena questa soluzione? Innanzitutto, spesso, il conferimento dei rifiuti urbani ai termovalorizzatori è da vedersi come una scorciatoia politica alla costruzione di nuovi impianti di riciclo meccanici e di termovalorizzazione, che sono spesso invisi alla popolazione. Laddove la politica non è missione sociale, cerca di assecondare il fenomeno NIMVY (non nel mio territorio), che preferisce spedire i rifiuti lontano dalla propria area piuttosto che renderla autonoma ed efficiente. Questo però, molte volte, comporta contratti rischiosi riguardo i flussi in ingresso ai termovalorizzatori, come le "garanzie di tonnellaggio minimo", le clausole "put or pay" o i "meccanismi di banding", che possono generare penali verso i clienti che conferiscono i rifiuti se il flusso dovesse diminuire. Queste penali, di solito corpose, impediscono la creazione di un concetto di circolarità dei rifiuti locali impedendo qualsiasi operazione di gestione e trattamento degli stessi, con perdite di competitività economica e ambientale rispetto ad altri comuni. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - termovalorizzatori

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https://www.arezio.it/ - Obsolescenza Programmata e Diritto alla Riparazione
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Obsolescenza Programmata e Diritto alla Riparazione
Economia circolare

La diminuzione delle risorse naturali e l’aumento dei rifiuti elettronici impongono scelte urgenti. Cosa sta Facendo l’UEIn un mondo in cui vige ancora il consumo veloce o super veloce, dove si applica l’usa e getta anche di apparecchiature elettroniche costose, è forse il momento di cambiare questo paradigma che arricchisce le aziende produttrici, diseduca la popolazione al riuso e all’economia circolare e aumenta in modo esponenziale i rifiuti RAEE che sono, ancora oggi, di difficile gestione. Cosa è l’obsolescenza programmata? E’ una pratica industriale, secondo la quale il bene venduto è standardizzato per avere una vita di utilizzo più breve di quello che in realtà potrebbe. Questo può avvenire attraverso aggiornamenti tecnologici non supportabili dal prodotto, da una minore qualità di alcuni componenti che ne riducono la durata o dalla difficoltà di riparazioni, anche banali, per la mancanza programmata di pezzi di ricambio o difficoltà tecniche nelle riparazioni. L’obsolescenza programmata non è però una pratica moderna, già nel 1924, un consorzio di aziende occidentali produttrici di lampadine si accordò per produrle con una durata massima di 1000 ore di accensione, così da aumentarne la vendita. Un altro episodio che possiamo citare nel periodo post bellico, intorno agli anni ’50 del secolo scorso, periodo nel quale si affacciarono sul mercato i collant prodotti in Nylon. Il materiale era così robusto e durevole che non si rompeva facilmente, così fu commissionato, al produttore del filo, un prodotto che permetteva una sostituzione dei collant con maggiore frequenza. Oggi possiamo dire che quando si parla di obsolescenza programmata la nostra mente si rivolge frequentemente agli smartphone, oggetti del desiderio dei consumatori, dove il concetto di usa e getta è stato radicato dai produttori. Attraverso manipolazioni tecnologiche, che fanno rallentare il prodotto o nuove funzioni, interessanti per il pubblico, che sono istallate solo sugli smartphone nuovi, spinge il consumatore a fare nuovi acquisti buttando gli apparecchi vecchi. Perché i prodotti tecnologici sono di difficile riparazione? Un tempo si parava qualsiasi cosa, i prodotti erano più meccanici e meno elettronici ed era più semplice aprirli, individuare il guasto e sostituire il pezzo che creava il difetto. In questo modo si dava una vita maggiore al prodotto e, quindi, dal punto di vista di un’economia industriale, si producevano meno articoli. Oggi la tecnologia ha invaso ogni cosa e, quindi di per sé, sono più difficili le riparazioni in quanto è necessaria una preparazione tecnica maggiore. Ciò nonostante, se si avessero le competenze necessarie, è diventato molto difficile, non solo disporre dei pezzi di ricambio, ma certe parti dell’oggetto sono di difficile riparazione o aggiornamento, per un preciso disegno di marketing che spinge il consumatore non alla riparazione ma alla sostituzione. Inoltre, molte case produttrici vedono in modo negativo la possibile riparazione fatte da aziende esterne, quindi può mettere il veto all’intervento pena la perdita della garanzia. Inoltre, spesso, semplificano l’operazione di riparazione presso la loro sede attraverso la cessione, a prezzi calmierati, di un apparecchio sostitutivo, cosa che non fa altro che alimentare i rifiuti la non circolarità del sistema. Come si sta muovendo la Comunità Europea Finalmente la UE ha intavolato una discussione circa l’obsolescenza programmata e il diritto dei cittadini alea riparazioni, con la volontà di modificare le regole circa il diritto dei consumatori, per favorire il riuso e la riparazione dei prodotti e dei softwares elettronici. E’ in fase di redazione un piano d’azione per l’economia circolare, in 54 punti, che mira a promuovere prodotti durevoli che siano più facili da riparare, riutilizzare e riciclare, adottando nel contempo misure per sostenere i consumatori in questa transizione. Un'economia circolare comporterebbe 450 milioni di tonnellate in meno di emissioni di carbonio nell'UE entro il 2030, facendo risparmiare alle imprese dell'UE 600 miliardi di euro e 580.000 nuovi posti di lavoro, secondo la Commissione. Categoria: notizie - RAEE - economia circolare - riciclo - rifiuti - obsolescenza programmata

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https://www.arezio.it/ - Slow Life: Guardare gli Altri per non Essere sé Stessi
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Slow Life: Guardare gli Altri per non Essere sé Stessi
Slow Life

Vorremmo essere sempre diversi da come siamo, vorremmo assomigliare agli altri, senza pensare di poter valere anche noi.E’ più facile prendere in esame gli altri, cercare modelli che ci piacciono o a cui vorremmo assomigliare, ambiamo ad essere al centro dell’attenzione, piacere, essere desiderati e soprattutto non fare fatica per non soffrire. Facciamo sempre il paragone tra quello che siamo e quello che dovremmo essere. Questo continuo paragonarci a qualche cosa o a qualcuno è la causa primaria dei nostri conflitti. Perché vi paragonate a qualcun altro? Se non vi paragonate ad un altro sarete quel che realmente siete. Vi siete fatti un concetto di quello che dovreste essere e di come vorreste agire, ma agite sempre in modo completamente diverso. Vedete quindi come i principi le fedi e gli ideali Conducono sempre all’ipocrisia e ad una vita disonesta. E’ l’ideale a produrre l’opposto di ciò che si è. Krishnamurti Categoria: Slow life - vita lenta - felicità

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https://www.arezio.it/ - 6 Giugno 1944: D DAY - l’84° Reggimento Aviotrasportato USA Poteva Contare sulla PA6
Marco Arezio - Consulente materie plastiche 6 Giugno 1944: D DAY - l’84° Reggimento Aviotrasportato USA Poteva Contare sulla PA6
Informazioni Tecniche

Durante lo sbarco in Normandia i paracadutisti Americani avevo la poliammide, un’arma in piùDurante la seconda guerra mondiale l’uso dell’aviazione militare aveva compiuto passi da gigante rispetto alla guerra precedente, non solo per maneggevolezza dei nuovi bombardieri ed incursori, ma anche per la notevole distanza che potevano coprire nelle fasi operative. Inoltre si introdusse una nuova disciplina, quella dei paracadutisti, che potevano infiltrarsi dietro le linee nemiche per azioni di sabotaggio, salvataggio o di logistica, a tutto vantaggio delle teste di ponte della fanteria. I paracaduti, all’inizio, erano normalmente fatti in seta naturale che proveniva dalla Cina ma, dopo l’invasione Giapponese del 7 Luglio 1937, gli Americani dovettero trovare un nuovo materiale per i propri paracaduti. Fu cosi che chiesero alla Du Pont, azienda chimica di grande importanza negli Stati Uniti, di trovare una soluzione al problema, in modo che l’esercito potesse realizzare un milione di nuovi paracaduti per il D-DAY, l’invasione dell’Europa. La Du-Pont, fornì un nuovo polimero, la poliammide 6 e 12 con cui si realizzarono i nuovi paracaduti, creando subito una superiorità tecnica del prodotto rispetto a quello fatto in seta naturale. I responsabili dell’esercito Americano si accorsero subito che il paracadute fatto con la PA era decisamente più robusto agli strappi e alle lacerazioni, rispetto alla seta, cosa che durante gli atterraggi poteva facilmente capitare. Inoltre, la capacità dinamica di contenimento dell’aria era migliore, evitando rischi di rottura delle vele in volo, ma non solo, durante i lanci con brutto tempo, il paracadute fatto con la poliammide non si riempiva di acqua, appesantendo la vela quando si trattava di navigare in volo e raccogliere della stessa all’atterraggio. Era anche possibile che durante la discesa sul campo di battaglia il paracadute potesse essere colpito da proiettili, ma le forature di piccole dimensioni non laceravano il tessuto, permettendo al paracadutista di atterrare sul terreno. I paracadutisti della 82° divisione aviotrasportata, con i nuovi paracaduti in PA, furono impiegati anche in Nord Africa, nell’Aprile del 1943, sotto il comando del generale Ridgway, e successivamente il 9 Luglio dello stesso anno sbarcarono in Sicilia e il 13 Settembre 1943 a Salerno in Italia. L’efficacia dei paracadutisti Americani dotati delle vele in PA fu annotata anche dai comandanti tedeschi, che li soprannominavano “i diavoli dai pantaloni gonfi” in segno di rispetto per le loro capacità e superiorità tecnica.Categoria: notizie - tecnica - plastica - PA6 - storia

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https://www.arezio.it/ - Progetto di Consulenza per l'Esportazione di TPO Riciclato in Svezia
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Progetto di Consulenza per l'Esportazione di TPO Riciclato in Svezia
Economia circolare

Progetto di Consulenza per l'Esportazione di TPO Riciclato in SveziaIl TPO è una Poliolefine composta che si adatta ad innumerevoli applicazioni in settori tecnici di produzione. Il materiale impiegato in modo importante nel settore dell’automotive, viene recuperato, prevalentemente, come scarto industriale.Il mercato dei compounds tecnici richiedono uno scarto di TPO che abbia un bassissimo contenuto di polietilene reticolato, o addirittura nullo, il quale molte volte viene impiegato a corredo dei fogli di copertura delle parti interne delle auto. Rimane comunque un mercato di nicchia, in quanto il riutilizzo dello scarto post industriale può essere impiegato in settori che non siano il food o il medicale e, la ridotta disponibilità sul mercato, hanno spesso privilegiato la produzione di compounds con le materie prime vergini. La società di consulenza sulle materie prime riciclate, Arezio Marco, è stata incaricata di valutare dei canali di vendita per le balle di TPO in Europa, per permettere al cliente di poter seguire l’ingresso dello scarto di produzione con maggiore costanza, avendo, a valle, un mercato regolare a cui vendere il prodotto selezionato. Il compito della società Arezio Marco è stato quello di ottimizzare i flussi in ingresso, derivanti dai produttori degli scarti, con i flussi di vendita verso i trasformatori della materia prima, creando nuovi rapporti con clienti che potessero acquistare in modo continuativo il TPO in balle. La Svezia si è dimostrato un paese in cui l’interesse per il prodotto è stato importante, potendo costruire una buona partnership tra fornitore e cliente.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - TPO

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https://www.arezio.it/ - Qualità Chimico-Fisiche del Vetro. Confronto con Carta, Plastica e Alluminio
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Qualità Chimico-Fisiche del Vetro. Confronto con Carta, Plastica e Alluminio
Informazioni Tecniche

I materiali per gli imballi alimentari in commercio hanno caratteristiche, qualità, costi di smaltimento e riciclabilità differentiNel mondo del packaging alimentare troviamo materie prime estremamente differenti tra loro, alcune di esse, come la carta e il vetro, hanno una storia millenaria, mentre la plastica e l’alluminio hanno una storia più recente. Non vogliamo entrare volutamente in un duello di marketing sulla preferenza tra un materiale o l’altro, ma vorremmo analizzare alcuni aspetti che riguardano la conservazione dei beni contenuti, la durabilità dell’imballo, la riciclabilità. In verità a queste analisi dovremmo aggiungere quella relativa ai costi di produzione comparati e all’impatto ambientale sulla logistica, che verranno affrontati in altra sede. Se diamo uno sguardo al passato possiamo dire che il vetro è stato il materiale principe del packaging con cui si contenevano gli alimenti liquidi, latte, vino, liquori, olio e altri generi alimentari, mentre a partire dal boom economico degli anni 60 del secolo scorso, anche l’acqua minerale e le bibite avevano trovato una loro quota di mercato attraverso la confezione nelle bottiglie. Per quanto riguarda le scatole alimentari in metallo possiamo riferirci al XIX° secolo come inizio in America e in Inghilterra delle prime produzioni industriali, nonostante i costi per realizzarle risultassero molto elevati e il cibo in scatola era quindi un lusso per pochi. A spingere la loro diffusione arrivarono però le guerre mondiali, in quanto gli eserciti trovarono comodo e logisticamente utile affidare il rancio dei soldati a questa tipologia di imballo. Con l’avvento delle lattine di alluminio iniziò una larga diffusione a partire dalla metà degli anni ’50 del secolo scorso, del cibo e delle bevande confezionate nel metallo morbido. Per quanto concerne l’uso degli imballi in carta, dobbiamo arrivare alla metà degli anni ’50 del secolo scorso per vedere l’avvio, in Svezia, dei primi imballi per liquidi alimentari in confezioni di cartone e film plastici. A partire dal 1973, quando l’azienda Du Pont brevetta il PET possiamo dire che sono nati gli imballi alimentari su larga scala, con l’intento di erodere quote di mercato a quelli di vetro. Se vogliamo fare un paragone delle qualità fisico chimiche dei principali imballi alimentari possiamo elencare alcune comparazioni generali: Cessioni possibili di sostanze costituenti l’imballo • Vetro: sodio e calcio già presenti negli alimenti • Plastica: componenti degli additivi specialmente se presenti grasso o alcool • Carta o Cartone: additivi e coloranti • Metallo: Stagno e piombo entro i limiti di legge. Sostanze tossiche dalle vernici (ad alta temperatura) Impermeabilità ai liquidi, gas ed agenti microbiologici • Vetro: 100% • Plastica: variabile a seconda del polimero • Carta o Cartone: solo se assenti abrasioni superficiali • Matallo: solo se assenti abrasioni superficiali Corrosione dell’imballo • Vetro: Solo acido fluoridrico e soluzioni alcaline a Ph superiore a 8 • Plastica: può rilasciare microplastiche in corrispondenza delle piegature • Carta o Cartone: attaccabile da insetti e topi • Metallo: generata da eventuali imperfezioni della struttura Sterilizzabilità • Vetro: 100% a secco ed a umido • Plastica: con particolari additivi batteriostatici • Carta o Cartone: in fase di confezionamento con acqua ossigenata o UV o agenti chimici • Metallo: 100% anche ad alte temperature Trasparenza • Vetro: perfetta con vetro chiaro • Plastica: dipende dal polimero, difficile con polimeri riciclati in HDPE • Carta e Cartone: no • Metallo: no Protezione alla luce Attinica • Vetro: buona nei verti colorati • Plastica: buona con additivi specifici • Carta o Cartone: opaco • Metallo: opaco Sanificazione • Vetro: ottima • Plastica: monouso da riciclare • Carta o Cartone: monouso da riciclare • Metallo: monouso da riciclare Riciclabilità • Vetro: continua e senza degrado. Economica solo con il vuoto a rendere • Plastica: possibile un certo numero di volte con qualche degrado qualitativo. Difficile il riciclo dei poliaccoppiati • Carta e Cartone: riciclabile con degrado. Difficile il riciclo dei poliaccoppiati carta-plastica • Metallo: buono In conclusione, a questa analisi andrà aggiunta una comparazione economica dell’imballo alimentare in funzione della durabilità del prodotto sugli scaffali e il costo del riciclo o dello smaltimento dell’imballo a fine vita, nonché dell’impatto ambientale sia della produzione, che della logistica che della circolarità o meno del rifiuto.Categoria: notizie - tecnica - vetro - riciclo - qualità - rottame

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https://www.arezio.it/ - Il Cortocircuito Energetico delle Cartiere: Come Uscirne?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Il Cortocircuito Energetico delle Cartiere: Come Uscirne?
Management

Il costo del gas è sempre più alto, l’Europa tentenna sulle soluzioni. Una cartiera Italiana ha deciso di risolvere il problema da solaIl comparto della carta ha attraversato, in anni recenti, molte prove dolorose, nelle quali ha sempre cercato di mantenere dritta la barra facendo leva su risorse proprie, l’internazionalizzazione, la diversificazione ed l’eccellenza. Oggi, dopo il Covid, la mancanza di materia prima, i prezzi alle stelle per gli ormai conosciuti problemi sulla catena di approvvigionamento, è entrato a gamba tesa l’esplosione dei prezzi del gas. Problema non sempre risolvibile, questa volta, dall’estro e dalla capacità imprenditoriale dei managers aziendali, in quanto l’energia è un bene primario che si compra e si utilizza direttamente, ma che ricopre, settimana dopo settimana, un peso sempre più importante nei costi di produzione. Costi che incidono sul prodotto semilavorato o finito in modo esponenziale, con difficoltà nelle vendite e nella catena di produzione e consegna dei beni. Oggi, il cliente finale, è abituato a sentirsi dire che il prezzo è aumentato, ma da domani si sentirà dire anche “non so quando posso produrre e consegnare la merce”, perché l’approvvigionamento di energia, oltre ad essere ingestibile economicamente, diventa difficile da programmare, in quanto gli stessi operatori dell’energia sono in difficoltà nella vendita. Senza energia non si fa business, e senza business non servirà più l’energia, in quanto, molte aziende sono seriamente a rischio di chiusura e con esse la filiera da cui dipendono. Per uscire da questo corto circuito è necessario ed auspicabile che si possano trovare le risorse, anche tramite il PNRR, per rendere energeticamente indipendenti le grandi fabbriche produttrici, attraverso l’autoproduzione di energia rinnovabile. Un esempio in merito ce lo sta dando la cartiera Burgo che ha deciso di percorrere questa strada attraverso l’ampliamento della produzione di energia solare nei propri stabilimenti, attraverso un nuovo parco fotovoltaico da 12 Mw e la progressiva dismissione dell’utilizzo di combustibili fossili. Inoltre, al fine di proseguire la strada intrapresa dal mercato che riguarda la riconversione del packaging di plastica con quello in carta, la direzione ha sul tavolo di alimentare le fabbriche anche con l’idrogeno verde. In attesa dei bandi del PNRR che finanzierà il progetto dell’idrogeno, le macchine e le turbine della Burgo sono già pronte per essere alimentate a biofuel e idrogeno e continuerà, da parte dell’azienda gli investimenti sul fotovoltaico nelle varie fabbriche. La necessità di affrancarsi dalla dipendenza del gas sarà la chiave per la sopravvivenza delle cartiere, ma anche delle altre aziende energivore, come il settore dell’acciaio, della chimica, della plastica e di molti altri settori.

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