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https://www.arezio.it/ - Cosa è la Resina Epossidica e come si Ricicla
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Cosa è la Resina Epossidica e come si Ricicla
Informazioni Tecniche

Un composto polimerico di estrema importanza per gli usi più disparati a cui è destinato, ma con un complicato rapporto con il riciclo Una resina epossidica è un tipo di polimero termoindurente che, una volta miscelato con un indurente, subisce una reazione chimica chiamata "reticolazione". Questo processo trasforma la resina da uno stato liquido o viscoso a uno stato solido e rigido. Le principali caratteristiche e aspetti delle resine epossidiche:Struttura Molecolare Le resine epossidiche contengono gruppi epossidici (un atomo di ossigeno legato a due atomi di carbonio adiacenti in una catena) che sono reattivi e permettono la reticolazione con vari indurenti. Indurenti Perché una resina epossidica si indurisca, deve essere miscelata con un indurente (o agente di reticolazione). Questo indurente reagisce con i gruppi epossidici della resina, formando una struttura tridimensionale solida. Proprietà Una volta reticolate, le resine epossidiche hanno eccellenti proprietà meccaniche, resistenza chimica e adesione. Sono anche elettricamente isolanti. Applicazioni A causa delle loro ottime proprietà, le resine epossidiche sono utilizzate in una vasta gamma di applicazioni, come adesivi, rivestimenti, compositi rinforzati con fibre, circuiti stampati e molto altro. Manipolazione Le resine epossidiche possono essere modificate per avere proprietà specifiche. Ad esempio, possono essere formulate per avere tempi di indurimento rapidi o lenti, o per resistere a temperature estreme. Estetica Esistono resine epossidiche trasparenti che sono utilizzate in applicazioni artistiche e decorative, come rivestimenti per tavoli o creazioni di gioielli. È importante notare che, una volta che una resina epossidica è completamente reticolata, diventa termoindurente. Ciò significa che, a differenza dei polimeri termoplastici, non può essere rifusa o modellata con l'applicazione di calore. Le resine epossidiche riciclate La ricerca sulle resine epossidiche riciclabili è al centro di grandi interessi negli ultimi anni. Questi tipi di polimeri, come abbiamo detto, sono termoindurenti, il che significa che una volta reticolate o indurite, non possono essere facilmente riciclate o riprocessate. Tuttavia, ci sono studi volti a sviluppare resine epossidiche "riciclabili" o "riproducibili" che possono quindi essere depolimerizzate o riportate a uno stato liquido dopo il processo di reticolazione. Alcune di queste resine epossidiche riciclabili sono state progettate per depolimerizzarsi attraverso specifici stimoli, come il calore o l'esposizione a certi prodotti chimici. L'idea dietro questi materiali è che, una volta depolimerizzati, possano essere riciclati. Ricerche sulle resine episodiche riciclate Le resine epossidiche sono ampiamente utilizzate in una varietà di applicazioni industriali in virtù delle loro ottime proprietà meccaniche di adesione e di resistenza chimica. Tuttavia, una delle principali sfide associate a queste resine è la difficoltà nel loro riciclo a causa della loro natura termoindurente. Diverse soluzioni di riciclo sono state proposte per risolvere il problema: Depolimerizzazione chimica Questo processo coinvolge l'uso di agenti chimici per rompere i legami crociati nella rete epossidica. Una volta depolimerizzate, le resine possono essere potenzialmente riprocessate. Reticolazione dinamica Alcune resine epossidiche sono state modificate per avere legami crociati dinamici che possono scambiarsi sotto determinate condizioni. Ciò significa che possono essere reticolate (indurite) e poi "de-reticolate" quando esposte a determinati stimoli come calore o luce. Riciclo meccanico Invece di cercare di depolimerizzare la resina, questo approccio si concentra sul triturare o frantumare il materiale epossidico indurito in particelle, che possono poi essere riutilizzate come riempitivi o rinforzi in nuovi compositi. Recupero di riempitivi e rinforzi In molti compositi epossidici, la matrice epossidica è solo una componente. Altri componenti, come fibre di carbonio o vetro, possono essere recuperati dal composto e riutilizzati. La ricerca in questo campo è in continua evoluzione. Mentre alcune di queste tecniche sono ancora in fase di sviluppo e potrebbero non essere commercialmente pronte o economicamente fattibili su larga scala, rappresentano comunque importanti passi avanti verso una maggiore sostenibilità nel campo dei materiali epossidici. Storia delle resine epossidiche Le resine epossidiche sono polimeri che sono diventati fondamentali in molte industrie per le loro eccezionali proprietà meccaniche, di adesione e di resistenza chimica. Ecco una breve storia delle resine epossidiche: Primi anni (1930-1940) Le resine epossidiche furono sviluppate per la prima volta negli anni '30. Il chimico svizzero Paul Schlack è spesso accreditato per aver realizzato la prima resina epossidica mentre lavorava per la società tedesca IG Farben. Poco dopo, negli Stati Uniti, la Devoe & Raynolds Company iniziò a sviluppare resine epossidiche basate su bisfenolo A e epossicloridrina. Seconda guerra mondiale Durante la seconda guerra mondiale, c'era un crescente bisogno di materiali ad alte prestazioni, e le resine epossidiche iniziarono a essere utilizzate in applicazioni militari. Anni '50 e '60 Dopo la guerra, la produzione e l'utilizzo delle resine epossidiche si espansero notevolmente. Furono sviluppati nuovi tipi di resine e indurenti, portando a una vasta gamma di proprietà e applicazioni. Durante questo periodo, le resine epossidiche divennero popolari come adesivi strutturali e come matrici per compositi rinforzati con fibra. Anni '70 La crescente consapevolezza ambientale portò alla ricerca di sistemi epossidici senza solventi e a basso contenuto di composti organici volatili (COV). Durante questo periodo, le resine epossidiche divennero anche fondamentali nella produzione di circuiti stampati. Anni '80 e '90 L'industria aerospaziale ha iniziato a utilizzare in modo significativo le resine epossidiche per compositi leggeri e ad alte prestazioni. La ricerca si concentrò anche sul miglioramento delle proprietà termiche e sulla riduzione delle tensioni interne durante la reticolazione. 2000 – Oggi Con la crescente necessità di materiali sostenibili, c'è stato un interesse nella ricerca di resine epossidiche riciclabili o biodegradabili. La tendenza alla miniaturizzazione in elettronica ha anche portato a resine epossidiche con proprietà specifiche per applicazioni come l'incapsulamento di semiconduttori. Oggi, le resine epossidiche sono onnipresenti in molte industrie, da quelle edilizie e navali, all'elettronica, all'aerospaziale, e oltre. Le continue innovazioni e la ricerca in questo campo continuano a espandere le potenzialità e le applicazioni di questi versatili materiali. Dove vengono impiegate le tesine epossidiche Le resine epossidiche sono utilizzate in una vasta gamma di applicazioni. Ecco alcune delle principali applicazioni delle resine epossidiche: Adesivi Questi polimeri sono notevolmente adesivi e sono utilizzati come collanti strutturali per molte applicazioni industriali. Possono aderire a una vasta gamma di materiali, compresi metalli, plastica, legno e ceramica. Rivestimenti Le resine epossidiche sono utilizzate per rivestire pavimenti industriali e commerciali, offrendo resistenza all'abrasione, resistenza chimica e una facile pulizia. Compositi Questi polimeri sono spesso utilizzati come matrice in compositi rinforzati con fibre, come quelli con fibre di carbonio o fibra di vetro. Queste applicazioni sono comuni in settori come l'aerospaziale, l'automotive e lo sport. Circuiti stampati Le resine epossidiche sono un componente fondamentale nella produzione di circuiti stampati utilizzati in elettronica. Protezione Le resine epossidiche sono utilizzate per proteggere componenti elettronici sensibili, isolandoli dall'ambiente esterno. Strutture marine Grazie alla loro resistenza chimica, le resine epossidiche sono utilizzate per la riparazione e la protezione di strutture marine, come scafi di barche. Riparazioni A causa della loro forte adesione e delle loro proprietà strutturali, le resine epossidiche sono spesso utilizzate per la riparazione di una varietà di oggetti, compresi quelli fatti di metallo, ceramica e legno. Attività dentistiche Alcuni tipi di resine epossidiche sono utilizzati in odontoiatria per riempimenti e adesivi. Arte e artigianato Le resine epossidiche trasparenti sono diventate popolari nell'arte e nell'artigianato, utilizzate per creare gioielli, mobili, opere d'arte e altri oggetti artistici. Strutture in calcestruzzo Le resine epossidiche sono utilizzate per la riparazione, il rafforzamento e la protezione delle strutture in calcestruzzo.

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https://www.arezio.it/ - Come Riciclare e Riutilizzare i Fanghi Ceramici
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Come Riciclare e Riutilizzare i Fanghi Ceramici
Economia circolare

Attraverso vari processi, tra cui la chiariflocculazione, si crea una nuova materia prima riciclata da impiegare in molti campiI fanghi ceramici sono sottoprodotti della produzione di ceramica, composti da argilla, silice e altri materiali e possono essere riutilizzati o riciclati in vari settori, come l'edilizia o l'agricoltura. Questi si formano durante il processo di lavorazione della ceramica in tutte le sue forme, infatti, quando si prepara l'argilla per la produzione di lavabi, bidet, water, piatti doccia e molti altri elementi, è comune aggiungere acqua e altri materiali. Infatti, durante il processo di modellatura e lavorazione, l'acqua viene spesso utilizzata per ottenere la giusta consistenza dell'argilla. Successivamente, durante la cottura delle ceramiche, l'acqua presente nell'argilla evapora, lasciando residui che diventano i fanghi ceramici. Come abbiamo detto, i fanghi ceramici sono principalmente costituiti da argilla, silice e altri materiali che sono presenti nell'argilla utilizzata nel processo di produzione, tuttavia, la composizione chimica esatta può variare in base al tipo di argilla utilizzata e ai processi di produzione specifici. Come raccogliere e riciclare i fanghi ceramici La raccolta e il riciclo dei fanghi ceramici può essere gestita attraverso i seguenti passaggi: Separazione Durante il processo di produzione è importante separare i fanghi ceramici dagli altri materiali di scarto. Ciò può avvenire attraverso sistemi di filtraggio o sedimentazione. Stoccaggio I fanghi ceramici separati devono essere stoccati in modo adeguato, per impedire contaminazioni o dispersioni. Potrebbero essere utilizzati contenitori o vasche dedicate. Analisi della composizione Prima del riciclo, è consigliabile condurre analisi della composizione chimica dei fanghi ceramici per determinare le loro proprietà. Queste informazioni guideranno l'efficacia del riciclo in diverse applicazioni. Scelta dell'applicazione di riciclo In base alle analisi, si può decidere l'applicazione specifica per il riciclo, come l'utilizzo in edilizia, agricoltura o nell'industria ceramica. Cosa è il processo di chiariflocculazione per il recupero dei fanghi ceramici La chiariflocculazione è un processo utilizzato nel trattamento delle acque per rimuovere particelle sospese e sostanze colorate attraverso l'aggiunta di agenti chimici chiamati flocculanti e coagulanti. Questo processo è composto dalle seguenti fasi: Coagulazione In questa fase, viene aggiunto un coagulante all'acqua grezza. Il coagulante favorisce la formazione di flocculi, agglomerati di particelle fini, che rendono più facile la loro rimozione successiva. Mescolamento o Agitazione Dopo l'aggiunta del coagulante, l'acqua viene mescolata o agitata per promuovere la formazione di flocculi più grandi. Questo processo di agitazione facilita la coesione delle particelle sospese. Chiarificazione o Sedimentazione La miscela di acqua e flocculi viene lasciata riposare in un'apposita vasca di sedimentazione. Durante questo periodo, i flocculi sedimentano sul fondo della vasca, formando una massa più densa di particelle. Estrazione dell'Acqua Chiara L'acqua chiara, priva dei flocculi sedimentati, viene estratta dalla parte superiore della vasca di sedimentazione. Questa acqua è significativamente più pulita rispetto a quella iniziale. Filtrazione In alcuni casi, la chiariflocculazione può essere seguita da un processo di filtrazione per rimuovere eventuali particelle residue rimaste nell'acqua. Disposizione dei Fanghi I flocculi sedimentati, noti anche come fanghi di sedimentazione, vengono rimossi dalla parte inferiore della vasca e spesso destinati a ulteriori trattamenti o smaltiti in modo appropriato. Come si riutilizzano i fanghi ceramici I fanghi ceramici possono essere riutilizzati in diversi settori: Edilizia Possono essere incorporati in materiali da costruzione come mattoni o malte, contribuendo a migliorare le proprietà fisiche del materiale. Agricoltura Possono essere utilizzati come correttivi del suolo per migliorare la fertilità e la struttura del terreno grazie alla presenza di argilla e altri minerali. Industria ceramica In alcuni casi, i fanghi ceramici possono essere riutilizzati nel processo di produzione di nuove ceramiche, riducendo così gli sprechi. Cementifici Possono essere utilizzati come additivi nella produzione di cemento, contribuendo alla riduzione del consumo di materiali vergini. Il riutilizzo dipende dalla composizione specifica dei fanghi ceramici e dalle esigenze dell'applicazione. Come usare i fanghi ceramici in agricoltura L'utilizzo dei fanghi ceramici in agricoltura può contribuire a migliorare la fertilità del terreno e favorire una gestione sostenibile delle risorse. Tuttavia, è fondamentale adottare un approccio oculato e monitorare attentamente l'effetto sulle colture e sull'ecosistema. Per utilizzare i fanghi ceramici in agricoltura bisogna tenere in considerazione le seguenti fasi: Analisi del fango ceramico Prima di utilizzare i fanghi ceramici in agricoltura, effettuare un'analisi della composizione per valutarne le proprietà e assicurarti che siano adatti all'uso nel tuo terreno. Preparazione del terreno E’ possibile incorporare i fanghi ceramici nel terreno durante la preparazione del suolo. Questi possono migliorare la struttura del terreno, aumentare la capacità di ritenzione dell'acqua e fornire nutrienti alle piante. Regolazione del pH E’ consigliabile verificare il pH del terreno dopo l'applicazione dei fanghi ceramici e apportare eventuali regolazioni necessarie per garantire un ambiente adatto alla crescita delle colture. Monitoraggio delle colture Sarebbe auspicabile osservare attentamente le colture per valutare l'impatto dei fanghi ceramici, monitorando la crescita, la salute delle piante e la resa per determinare l'efficacia dell'applicazione. Dosaggio adeguato Seguire le indicazioni sulla quantità di fango ceramico da applicare per evitare sovra o sotto-dosaggi. La quantità può variare in base al tipo di coltura e alle caratteristiche del terreno. Rotazione delle colture Considerare l'implementazione della rotazione delle colture per massimizzare i benefici dei fanghi ceramici e prevenire eventuali accumuli di nutrienti o elementi. Qual vantaggi si apportano alle colture con l’uso dei fanghi ceramici L'uso dei fanghi ceramici in agricoltura può offrire diversi vantaggi per le colture, tra cui: Miglioramento della Struttura del Terreno I fanghi ceramici, ricchi di argilla e altri minerali, possono migliorare la struttura del terreno, aumentando la sua capacità di trattenere acqua e migliorando la porosità. Fornitura di Nutrienti Questi scarti possono contenere sostanze nutritive come azoto, fosforo e potassio, che sono essenziali per la crescita delle piante. I suddetti nutrienti possono essere gradualmente rilasciati nel terreno, beneficiando le colture nel lungo termine. Aumento della Capacità di Ritenzione dell'Acqua La presenza di argilla nei fanghi contribuisce a migliorare la capacità del terreno di trattenere acqua, riducendo la necessità di irrigazione frequente. Riduzione dell'Erosione del Suolo La migliorata struttura del terreno grazie ai fanghi ceramici può contribuire a ridurre l'erosione del suolo, proteggendo così le radici delle piante. Mineralizzazione del Terreno I minerali presenti nei fanghi possono contribuire alla mineralizzazione del terreno, arricchendolo con elementi essenziali per la crescita delle piante. Riduzione degli Sprechi L'uso dei fanghi ceramici rappresenta una forma di riciclo industriale, contribuendo a ridurre gli sprechi e a promuovere pratiche agricole più sostenibili. Come utilizzare i fanghi ceramici nei prodotti per l’edilizia Per utilizzarli nei prodotti edili, puoi considerare diverse applicazioni che sfruttano le proprietà di questi materiali. Ecco alcuni modi comuni: Malte e Intonaci I fanghi ceramici possono essere incorporati nelle malte e negli intonaci durante la fase di miscelazione, infatti, contribuiscono a migliorare le proprietà meccaniche e termiche del materiale finale. Laterizi e Mattoni I fanghi possono essere utilizzati come componente nella produzione di laterizi e mattoni, di fatto la loro presenza può influenzare la resistenza e la durabilità del prodotto finito. Materiali da Costruzione Leggeri Nei processi di produzione di materiali da costruzione leggeri, come pannelli isolanti, i fanghi ceramici possono essere incorporati per apportare leggerezza e migliorare le caratteristiche isolanti. Miscelazione con Aggregati Possono essere miscelati con aggregati (come sabbia o ghiaia) per la produzione di calcestruzzo leggero o massetti alleggeriti. Cappotti Termoisolanti E’ possibile utilizzarli nella produzione di cappotti termoisolanti per migliorare le proprietà isolanti dei rivestimenti esterni degli edifici. Blocchi Prefabbricati I fanghi ceramici possono essere integrati nella produzione di blocchi prefabbricati, offrendo proprietà specifiche al materiale. Come usare i fanghi ceramici nella produzione di cemento Per utilizzare i fanghi ceramici nella produzione di cemento, sarebbe consigliabile tenere in considerazioni i seguenti passaggi: Analisi della Composizione Prima di tutto, effettuare un'analisi dettagliata della composizione chimica e fisica dei fanghi ceramici. Questo aiuterà a comprendere le proprietà specifiche del materiale e a determinare la quantità ottimale da utilizzare. Dosaggio E’ importante determinare la quantità di fango ceramico da aggiungere al cemento, infatti, il dosaggio influenzerà le caratteristiche del cemento finale, quindi è consigliabile trovare un equilibrio che mantenga la qualità del prodotto. Integrazione nella Miscelazione Durante la fase di produzione del cemento, è possibile integrare i fanghi ceramici nella miscela aggiungendoli insieme agli altri componenti come cemento Portland, ghiaia, sabbia e acqua. Prove di Laboratorio Eseguire prove di laboratorio per valutare le prestazioni del nuovo composto cementizio, misurando la resistenza compressiva, l'assorbimento d'acqua e altre caratteristiche per garantire che il cemento soddisfi gli standard richiesti. Regolazioni Se necessario, si possono apportare regolazioni al dosaggio dei fanghi ceramici in base ai risultati delle prove di laboratorio. Questo processo di sperimentazione può essere cruciale per ottenere il giusto equilibrio tra prestazioni e quantità di fango ceramico. Come è perché utilizzare i fanghi ceramici nella produzione di ceramiche L'utilizzo dei fanghi ceramici nella produzione di ceramiche presenta diversi motivi e vantaggi: Recupero di Materiali L'impiego di fanghi ceramici consente il recupero e il riutilizzo di materiali residui derivanti dalla produzione di ceramiche, contribuendo a ridurre gli sprechi e a promuovere pratiche sostenibili. Miglioramento delle Caratteristiche dell'Argilla L'inclusione di questi scarti può migliorare le caratteristiche dell'argilla utilizzata nella produzione di ceramiche, influenzando positivamente la lavorabilità e le proprietà fisiche del materiale crudo. Riduzione dei Costi L'utilizzo dei fanghi ceramici può ridurre i costi associati all'acquisto di nuovi materiali, contribuendo così a una gestione più efficiente delle risorse finanziarie dell'azienda. Diversificazione Estetica I rifiuti delle lavorazioni a base di argilla possono aggiungere varietà estetica alle ceramiche, introducendo colorazioni o effetti speciali che derivano dalla composizione specifica dei fanghi. Sostenibilità Ambientale Incorporare fanghi ceramici nella produzione di ceramiche promuove una pratica più sostenibile, riducendo la necessità di smaltire i residui in discarica e limitando l'estrazione di nuove risorse.

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https://www.arezio.it/ - L’Utilizzo dell’Acqua Supercritica per il Riciclo dei Rifiuti Plastici
Marco Arezio - Consulente materie plastiche L’Utilizzo dell’Acqua Supercritica per il Riciclo dei Rifiuti Plastici
Informazioni Tecniche

Quali differenze esistono tra il processo di riciclo chimico e quello con l’acqua supercriticaL’affermazione ormai abbastanza consolidata che il solo riciclo meccanico sia diventato insufficiente e non completamente efficiente nella gestione dei rifiuti plastici, è una tesi sufficientemente realistica. Al netto di interventi a monte della filiera, che suggeriscono la riduzione dei consumi, il riuso, la riparazione e il miglioramento della vita utile degli oggetti, la questione della gestione dei rifiuti plastici che si producono ogni anno nel mondo, necessiterebbe di nuove tecnologie, nuove lungimiranze politiche ed imprenditorial, per sviluppare, combinate con il riciclo meccanico, altre forme di riciclo come quello chimico e quello con l’acqua supercritica. Cosa è l'acqua supercritica L'acqua supercritica è uno stato della materia in cui la pressione e la temperatura sono così elevate che le distinzioni tra liquido e gas diventano indistinte. In questo stato, l'acqua mostra proprietà uniche e viene utilizzata in vari settori, come l'estrazione di sostanze chimiche e la pulizia di materiali. Come si produce l'acqua supercritica Per produrre acqua supercritica, è necessario raggiungere una temperatura superiore a 374 gradi e una pressione di almeno 22,1 MPa, che corrisponde a circa 218 atmosfere. Queste condizioni estreme possono essere ottenute utilizzando apposite attrezzature chiamate reattori ad alta pressione. In genere, il processo coinvolge il riscaldamento dell'acqua a una temperatura superiore al suo punto critico e l'applicazione di una pressione sufficientemente elevata. Come si utilizza l'acqua supercritica nel riciclo dei rifiuti plastici L'acqua supercritica è utilizzata nel riciclo dei rifiuti plastici attraverso un processo noto come idrotrattamento supercritico. Con questo metodo, l'acqua supercritica viene impiegata per degradare e rimuovere contaminanti dai rifiuti plastici. Il processo coinvolge diverse fasi: Pre-trattamento I rifiuti plastici vengono preparati, rimuovendo eventuali contaminanti grossolani e separando i materiali plastici in base alla tipologia di appartenenza, ove possibile. Esposizione all'acqua supercritica Gli scarti preparati vengono quindi esposti all'acqua supercritica in condizioni di temperatura e pressione specifiche. In questo ambiente, l'acqua può penetrare nella struttura molecolare delle plastiche, facilitando la rimozione di contaminanti. Depolimerizzazione L'acqua supercritica può contribuire alla depolimerizzazione delle plastiche, rompendo le lunghe catene polimeriche in componenti più semplici o monomeri. Recupero dei prodotti I prodotti ottenuti dalla depolimerizzazione, come monomeri o oli, possono essere recuperati per essere riutilizzati nella produzione di nuovi materiali. Quali sono i prodotti finali realizzati dopo il processo di riciclo con l'acqua supercritica Il processo di riciclo dei rifiuti plastici con l'acqua supercritica può generare diversi prodotti finali, a seconda della composizione dei rifiuti trattati e delle condizioni specifiche del processo. Vediamo alcuni dei prodotti finali: Monomeri Le lunghe catene polimeriche delle plastiche possono essere frammentate durante il processo, producendo monomeri. Questi possono essere utilizzati per sintetizzare nuovi polimeri e materiali plastici. Oli La depolimerizzazione può anche generare oli o idrocarburi leggeri, che possono essere impiegati come materie prime in diversi settori industriali. Gas Il processo può liberare gas, come anidride carbonica, a seconda delle condizioni di trattamento. Il recupero e l'utilizzo di questi gas possono contribuire alla sostenibilità del processo. Materiali solidi riciclati Dopo il trattamento, è possibile ottenere materiali solidi riciclati che possono essere utilizzati in varie applicazioni. Questi materiali possono essere incorporati in processi di produzione per creare nuovi prodotti. L'obiettivo principale del riciclo con l'acqua supercritica è ridurre al minimo gli sprechi di plastica, recuperare risorse utili e diminuire l'impatto ambientale associato ai rifiuti plastici. La versatilità del processo consente di adattarsi a diverse tipologie di plastica, contribuendo così a una gestione più sostenibile dei rifiuti. Che differenza di processo esiste nel riciclo dei rifiuti plastici tra il riciclo chimico e quello con l'acqua supercritica Il riciclo chimico e quello con l'acqua supercritica sono due approcci distinti al trattamento dei rifiuti plastici, con differenze significative nei processi. Vediamone alcuni: Riciclo chimico Questo sistema di riciclo coinvolge processi chimici per rompere le catene polimeriche delle plastiche, trasformandole in monomeri o oli, spesso richiedendo l'uso di sostanze chimiche aggressive ed elevate temperature o pressioni. Riciclo con l'acqua supercritica Questo sistema utilizza l’acqua allo stato supercritico per trattare i rifiuti plastici, penetrando nella loro struttura e facilitando la depolimerizzazione. Per fare ciò è necessario raggiungere temperature e pressioni elevate, ma senza l'uso di sostanze chimiche aggressive come negli approcci tradizionali. Il processo può generare monomeri, oli e altri materiali utili, riducendo al minimo i residui tossici. Differenze chiave tra il processo chimico e quello con l’acqua supercritica Il riciclo chimico impiega reagenti chimici aggressivi, mentre l'acqua supercritica utilizza le proprietà uniche dell'acqua in uno stato supercritico per degradare le plastiche. Infatti, l'acqua supercritica può essere più ecocompatibile dal punto di vista chimico, poiché riduce la dipendenza da sostanze tossiche o pericolose. Entrambi i processi mirano a recuperare monomeri od oli per la produzione di nuovi materiali, ma i dettagli esatti del processo e i prodotti ottenuti possono variare. Entrambi gli approcci contribuiscono agli sforzi di gestione sostenibile dei rifiuti plastici, ma la scelta tra i due dipende dalle specifiche esigenze, tipologie di plastica e obiettivi ambientali di un dato processo di riciclo. Quali vantaggi economici esistono tra il riciclo chimico e quello con l'acqua supercritica I vantaggi economici tra il riciclo chimico e quello con l'acqua supercritica possono variare in base a diversi fattori, tra cui le condizioni di mercato, le materie prime coinvolte e la scala di produzione. Tuttavia, esistono alcune considerazioni generali: Costi di gestione delle sostanze chimiche Il riciclo chimico potrebbe richiedere l'uso di sostanze chimiche costose o particolarmente reattive, aumentando i costi di gestione e sicurezza. Consumo energetico Nel riciclo chimico i processi possono richiedere notevoli quantità di energia, influenzando i costi operativi complessivi. Mentre nel riciclo con l’acqua supercritica, anche se il processo richiede temperature e pressioni elevate, il riciclo può essere più efficiente dal punto di vista energetico in confronto a processi chimici tradizionali. Residui e gestione ambientale Nel riciclo chimico si possono utilizzare alcuni processi chimici che possono generare sottoprodotti indesiderati o residui tossici, aumentando i costi di gestione ambientale. Con l’utilizzo dell’acqua supercritica, il processo risulta più pulito e meno tossico, riducendo i costi associati alla gestione ambientale e alla conformità normativa. Adattabilità ai tipi di plastica Con il riciclo chimico si riscontra una maggiore adattabilità di processo ad una gamma più ampia di tipologie di plastica, mentre l’utilizzo dell’acqua supercritica potrebbe essere più selettivo o efficace per determinate tipologie di plastica.

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https://www.arezio.it/ - Quali Sono i Meccanismi Cerebrali della Rabbia e Come Gestirla
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Quali Sono i Meccanismi Cerebrali della Rabbia e Come Gestirla
Slow Life

La competizione quotidiana fra persone con armi sociali diverse crea spesso situazioni di rabbia e di odio In macchina, in ufficio, in casa, con gli amici o i conoscenti, si possono creare situazioni difficili che comportano un coinvolgimento emotivo e di difesa, scatenando picchi di rabbia non sempre facilmente gestibili. La frenesia della vita non è più, come in passato, una scelta, attraverso la quale si tentava di salire la scala sociale, di raggiungere il benessere economico o le condizioni di vita appaganti, oggi la frenesia consuma le persone senza dare in cambio piccoli gradini e poche prospettive. La rabbia è una risposta emotiva complessa, che coinvolge diversi sistemi e aree del cervello, le cui principali sono: Amigdala Questa struttura profondamente situata nel cervello gioca un ruolo cruciale nella percezione e nella reazione alle minacce. Quando identifichiamo una situazione come minacciosa o frustrante, l'amigdala può attivarsi rapidamente, innescando una risposta di "combattimento o fuga". Ippocampo Vicino all'amigdala, l'ippocampo è coinvolto nel riconoscimento e nella memoria delle situazioni che hanno provocato rabbia in passato. Corteccia prefrontale Quest'area del cervello è coinvolta nel pensiero razionale, nella pianificazione e nel controllo degli impulsi. Quando siamo arrabbiati, la corteccia prefrontale può aiutarci a valutare se esprimere o no quella rabbia e in che modo. Ipotalamo Questa regione regola molte funzioni autonome del corpo, tra cui la risposta di "combattimento o fuga". Quando siamo arrabbiati, l'ipotalamo può innescare una serie di risposte fisiologiche come l'aumento della frequenza cardiaca, la dilatazione delle pupille e il rilascio di ormoni come l'adrenalina. Sistema limbico Oltre all'amigdala e all'ippocampo, altre parti del sistema limbico sono coinvolte nella regolazione delle emozioni e possono contribuire alla risposta della rabbia. Neurotrasmettitori Diverse sostanze chimiche nel cervello giocano un ruolo nella modulazione della rabbia, ad esempio, livelli ridotti di serotonina sono stati associati a comportamenti aggressivi. È importante notare che mentre queste aree del cervello sono coinvolte nella rabbia, l'espressione e la gestione della rabbia sono influenzate da una combinazione di fattori biologici, ambientali e psicologici. Ad esempio, l'educazione, le esperienze personali e le abitudini cognitive possono modulare la nostra tendenza a sentirci arrabbiati e il modo in cui esprimiamo quella rabbia. Se ci si sente particolarmente inclini a forme frequenti di rabbia, è necessario capire come raggiungere un equilibrio per poter gestire o superare situazioni che, alla lunga, inficeranno la serenità individuale. Infatti, prima di poter gestire la rabbia o l'odio, è essenziale riconoscerli. La consapevolezza di sé può aiutare a capire cosa scatena queste emozioni e a riconoscere i segnali fisici associati, come tensione muscolare o aumento della frequenza cardiaca. Ci sono tecniche, come la respirazione profonda e la meditazione che possono aiutare a calmare il sistema nervoso e a ridurre la rabbia o l'odio. Inoltre, parlare dei propri sentimenti con qualcuno di fiducia o scrivere in un diario può aiutare a processare e rilasciare emozioni intense. In ogni caso, se ci si sente sopraffatto dalla rabbia, bisognerebbe cercare di prendere una pausa, allontanandosi dalla situazione stressante e darsi del tempo per riflettere, in modo da prevenire reazioni impulsive. E’ importante anche cercare di vedere la situazione che ha provocato l’esplosione di rabbia, da una prospettiva diversa, forse c'è una spiegazione logica o un malinteso alla base. Una costante attività fisica può aiutare a ridurre lo stress e a liberare la tensione, ma è anche importante evitare situazioni, persone o cose che sai scateneranno la rabbia, se possibile. Infine, la ruminazione su eventi passati può alimentare il senso di rabbia, quindi bisognerebbe lasciare andare il passato e concentrati su ciò che si può facilmente controllare nel presente.

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https://www.arezio.it/ - Relazione tra lo Smog e l’Insorgenza dei tumori in Europa
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Relazione tra lo Smog e l’Insorgenza dei tumori in Europa
Ambiente

Non ci sono solo fonti conosciute di produzione del PM 2,5 come i motori termici o le caldaie, ma anche molti altri aspetti che dovremmo conoscere meglioNonostante abbiamo imboccato la strada della consapevolezza ambientale, l’enorme massa di interventi che dobbiamo fare per rendere l’aria che respiriamo, non eccelsa ma almeno meno nociva, è ancora da sbrogliare. Ad ogni passo avanti, come le normative europee per l’elettrificazione della mobilità privata e commerciale, la produzione di energia rinnovabile eolica, idraulica, solare e l’idrogeno verde, sembra si compia anche un passo indietro, a causa delle crisi internazionali che hanno minato l’indipendenza energetica di molti stati, con il ricorso alla produzione di elettricità con sistemi, come il carbone, che erano sulla via dello smantellamento. Purtroppo, nel frattempo, dobbiamo registrare il protrarsi di situazioni ambientali negative, specialmente nelle grandi città, che rendono l’aria un killer per la salute pubblica, causa di numerosi tumori per la popolazione. Questo perché lo smog contiene agenti riconosciuti come cancerogeni, come le particelle sottili di PM 2,5 e PM 10, idrocarburi policiclici aromatici, benzene, formaldeide e metalli pesanti come l'arsenico, il cadmio e il nichel. Per quanto i comuni delle grandi città europee e, soprattutto, quelli nella pianura Padana italiana, tra le zone più inquinate d’Europa, stiano facendo molti sforzi per ridurre la concentrazioni di inquinanti in atmosfera attraverso la creazione di aree pedonali, le zone a traffico limitato, la riduzione della velocità veicolare in città, il potenziamento del trasporto pubblico, l’incentivazione del bike sharing, la creazioni di piste ciclabili ove possibile, le restrizioni delle emissioni delle caldaie e la facilitazione al traffico delle auto elettriche, quello che ancora manca è la mentalità dei cittadini a fare concretamente qualche cosa che possa aiutare la collettività e la propria salute. In molti paesi e in molte città il traffico privato non perde sostenitori, muovendoci così all’unisono con le nostre auto private, creando congestione e inquinamento inutile. Cosa è il PM 2,5Dal punto di vista chimico il particolato, è composto da tre classi principali: - gli ioni inorganici: solfati (SO42-), nitrati (NO3-), ammonio (NH4+) - la frazione carboniosa (TC) formata dal carbonio organico e dal carbonio elementare - il materiale crostale che può presentarsi o associato al pulviscolo atmosferico (Si, Ca, Al, ecc.) o a elementi in traccia (Pb, Zn, ecc.); - una frazione non meglio identificata che spesso corrisponde all'acqua ma non solo. Questi componenti, che insieme costituiscono il particolato, presentano dimensioni diverse e quindi contribuiscono in maniera differente alla produzione di PM 2,5 o PM 10. Parlando del PM 2,5 possiamo dire che sono particelle atmosferiche con un diametro di 2,5 micrometri o meno, queste frazioni, infatti, sono estremamente piccole e possono essere inalate profondamente nei polmoni ed entrare perfino nel flusso sanguigno. Da dove nasce il PM 2,5 Il traffico veicolare privato e le caldaie per il riscaldamento sono una componente importante per la generazione del PM 2,5, ma dobbiamo anche considerare le zone industriali vicino alle città, il traffico pesante e commerciale che viaggia a ridosso di esse e al suo interno, e l’annoso problema del traffico aereo che incide in maniera importante in un’area urbana, in quanto ogni grande città ha solitamente un aeroporto nelle vicinanze. Vi sono poi dei comportamenti del tutto personali, come il fumo di sigaretta, che possono accumularsi ad altri fattori di rischio che abbiamo visto, rendendo più precaria la vita delle persone. La sintesi di questi problemi sulla salute dell’uomo, legati allo smog, possiamo banalmente sintetizzarlo nella presenza del particolato PM 10 e PM 2,5 che si forma nell’aria, tra cui il PM 2,5 è sicuramente il più pericoloso. Ci sono anche da considerare aspetti inquinanti meno conosciuti che incidono sulle polveri sottili dei centri urbani, infatti, quando si parla di PM 2,5 prodotte dal traffico veicolare si è portati a pensare subito alle emissioni dei motori termici, ma esistono anche altre fonti di inquinamento che dobbiamo tenere presente. Produzione di PM 2,5 dagli pneumatici Gli pneumatici delle auto o di altri mezzi di trasporto sono una somma di prodotti, di diversa natura che, attraverso il loro rotolamento permettono di far muovere un veicolo. Questo rotolamento comporta un’abrasione continua della superficie dell’pneumatico rilasciando piccole o piccolissime particelle di composti. Per capire cosa possiamo inalare dagli pneumatici, sotto forma di polveri sottili da usura come il PM 2,5, vediamo come è composto: La gomma è la componente primaria degli pneumatici, che può essere una miscela di gomma naturale e gomma sintetica. Quella naturale offre elasticità e flessibilità, mentre la gomma sintetica può migliorare la resistenza all'usura e all'invecchiamento. Il nero carbonio è una forma di carbonio particellare, aggiunto alla miscela di gomma per migliorare la resistenza all'usura e le proprietà di trazione dell’pneumatico. Serve anche come rinforzo e come agente colorante. La silice è utilizzata come rinforzo alternativo o in aggiunta al nero di carbonio, migliorando la trazione sul bagnato e la resistenza al rotolamento, portando quindi una maggiore efficienza nel consumo di carburante. Nella "carcassa" dell'pneumatico, cioè la struttura interna che dà forma e flessibilità all'pneumatico, vengono spesso utilizzati materiali tessili come il poliestere, il nylon o il rayon. Nella "cintura" dell'pneumatico, esistono una serie di strati posti tra la carcassa e il battistrada, in cui vengono spesso posizionati fili d'acciaio per fornire rinforzo e stabilità. Il solfuro è utilizzato nel processo di vulcanizzazione, aiutando a stabilizzare la struttura molecolare della gomma, rendendola quindi più resistente ed elastica. Inoltre, sono utilizzati vari additivi chimici per migliorarne le proprietà generali, tra questi possiamo citare gli antiossidanti per prevenire l'invecchiamento, i plastificanti per migliorare la flessibilità, e gli acceleratori che aiutano nel processo di vulcanizzazione. Inoltre è possibile trovare altri materiali come lo zinco, lo zolfo e altri composti organici Produzione di PM 2,5 dai freni degli autoveicoli Anche per i freni valgono le stesse considerazione degli pneumatici, in quanto la rotazione del disco del freno sulle pinze dello stesso, crea un attrito con il relativo consumo delle due parti a contatto, che causano il rilascio di polveri sottili PM 2,5. Il particolato ultra sottile che viene rilasciato da una serie di frenate potrebbe essere liberato nell’aria e respirato dall’uomo, per questo vediamo come è composto un impianto frenante per capire le scorie che produce: In primo luogo dobbiamo considerare che anche il sistema frenante, dichi e pastiglie, sono composti da molti e materiali differenti. Per quanto riguarda le pastiglie dei freni contenute nelle pinze, i componenti sono legati tra loro dalle resine termoindurenti, materiali duri e resistenti che hanno la capacità di contenere vari prodotti. Quando le pastiglie sono sottoposte a calore durante il processo di frenata, i leganti aiutano a mantenere la loro integrità strutturale. Per l’alto sforzo esercitato dall’impianto frenante tra pastiglia e disco, rende necessario l’utilizzo di prodotti di rinforzo, si tratta spesso di fibre, come la fibra di vetro, la fibra di aramide o la fibra di carbonio. Questi rinforzanti danno una maggiore resistenza meccanica alle pastiglie e aiutano a prevenire la rottura e la fessurazione. Inoltre, componenti come la grafite o vari tipi di metalli come il rame, lo zinco o il bronzo, vengono aggiunti per migliorare le prestazioni di attrito della pastiglia. Questi materiali aiutano a mantenere una superficie ruvida e pulita sul disco dei freni. Durante una frenata l’attrito genera calore, ed è per questo che si prevede l’uso in miscela di vari metalli, come il rame, lo zinco, l'alluminio o il ferro. I metalli servono per vari scopi, tra cui la conduzione del calore, il miglioramento dell'attrito e la resistenza all'usura. Per quanto riguarda la stabilizzazione e la riduzione del rumore vengono usati materiali come il molibdeno, disolfuro o la grafite. Produzione di PM 2,5 dall’usura del manto stradale Anche il manto stradale, subisce uno sforzo di attrito da parte degli pneumatici causando un logoramento e un consumo del tappetino finale, sotto forma di micro particelle di composti bituminosi che si possono liberare nell’aria, causando la possibile respirazione delle particelle di PM 2,5 da parte dell’uomo. Per capire cosa possiamo respirare nei pressi di un’arteria stradale vediamo come è fatto un manto stradale per capire quali componenti si liberano nell’aria. Tralasciano la stratificazione più profonda che difficilmente viene in contatto con gli pneumatici, concentriamoci su quello che viene definito il tappetino finale, la superficie in cui avviene l’attrito con i mezzi di trasporto. Il tappetino finale è composto prevalentemente da bitume, un materiale viscoso, nero e adesivo derivato dalla distillazione del petrolio grezzo. Il bitume agisce come legante, mantenendo insieme gli altri componenti del manto stradale e fornendo impermeabilità. Questo strato di bitume ingloba una serie di additivi chimici quali: Plastificanti: per migliorare la flessibilità del manto stradale Stabilizzatori: per migliorare la resistenza all'usura e alla deformazione Agenti anti-invecchiamento: per aumentare la durata del manto stradale Agenti rigeneranti: materiali riciclati, come l'asfalto fresato, che possono essere reintrodotti nella miscela Quali sono gli effetti del PM 2,5 sulla salute dell'uomoL'inalazione di PM 2,5 può causare irritazione alle vie respiratorie e aggravare patologie croniche come asma, bronchite e altre malattie polmonari. Infatti, a seconda della capacità di attraversare il sistema respiratorio umano, le polveri sottili si possono scomporre in: - "frazione inalabile", che può raggiungere la faringe e la laringe proprio in seguito a inalazione attraverso la bocca o il naso, e comprende praticamente tutto il particolato - "frazione toracica", che è in grado di raggiungere la trachea e i bronchi - "frazione respirabile" per indicare la classe di particelle più piccole che è in grado di raggiungere gli alveoli e attraverso questi trasmettersi nel sangue Inoltre, ci sono evidenze che collegano l'esposizione al PM 2,5 a malattie cardiovascolari, compresi infarti, ictus e altre malattie cardiache, compromettere il sistema immunitario, rendendo le persone più vulnerabili alle infezioni. Ma come descritto in precedenza, il PM 2,5 contiene agenti cancerogeni e l'esposizione a lungo termine è stata collegata a un aumento del rischio di tumori, in particolare il tumore del polmone e alla prostata. Un’incidenza sul sistema nervoso dell’inquinamento da PM 2,5 è stata notata attraverso alcune ricerche, volte a considerare il rapporto di questo inquinante con l’incremento dei casi di Alzheimer. Anche da punto della riproduzione, ci sono evidenze per cui il particolato così sottile, incamerato per lunghi periodi, possa portare ad un aumento delle nascite premature. Per quanto riguarda gli aspetti più negativi, alcuni studi epidemiologici hanno mostrato che le zone con livelli elevati di PM 2,5 tendono ad avere tassi di mortalità più alti. Possiamo comunque dire che gli effetti del PM 2,5 sulla salute dell’uomo possono variare in base all'età, alla salute generale e ad altri fattori individuali. I bambini, gli anziani e le persone con condizioni di salute critiche possono essere particolarmente vulnerabili.

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Management

Riduzione delle truffe sui polimeri riciclati, protezione del mercato, sostenibilità economica e garanzia della qualità per il consumatoreIl mercato dei polimeri riciclati Europeo sta vivendo uno dei periodi più bui della sua storia recente, stretto da problemi legati ai costi di produzione, alla situazione inflattiva, alla bassa richiesta per l’instabilità internazionale e alla concorrenza, extra UE, sempre più aggressiva e poco trasparente. Inoltre, il polimero riciclato si presta ad un mercato dove le certezze sulla qualità intrinseca del prodotto attualmente sono francamente difficili da identificare e controllare, creando a volte contestazioni e sfiducia. La contestazione non è solo l’espressione di una qualità attesa differente da quella richiesta, ma, sempre più, riguarda un polimero che di riciclato ha veramente poco, ma passato come tale e destinato a produzioni dove è obbligatorio l’uso di un polimero circolare al 100%. Tutti questi problemi nascono dal fatto che la filiera di produzione, quindi a partire dalla gestione del rifiuto fino alla produzione dei polimeri, non è tracciabile in maniera certa, facendo perdere al produttore finale informazioni preziose per garantire la sopravvivenza della propria azienda e del proprio mercato. Come funziona la blockchain per tracciare le materie prime riciclate Quando uno scarto plastico viene inviato al riciclo, un record viene creato sulla blockchain, che sta ad indicare la sua origine, la sua composizione, la quantità e altre informazioni essenziali. Mentre la materia prima passa attraverso le varie fasi di lavorazione come la raccolta, la selezione, il lavaggio, la macinazione e l’estrusione, ogni fase viene registrata sulla blockchain. Questo permette di tracciare il percorso completo del materiale. Una volta che il polimero è stato granulato, può essere sottoposto ai test di qualità, i cui risultati possono essere registrati sulla blockchain, assicurando agli acquirenti che il materiale riciclato soddisfa determinati standard. Quando una transazione è stata registrata su una blockchain, non può essere modificata senza cambiare tutti i blocchi successivi, il che richiederebbe il consenso della maggioranza della rete, il che rende i dati affidabili e resistenti alle frodi. La blockchain, infatti, non è controllata da una singola entità, ma piuttosto da una rete di nodi (computer), che ne aumenta la trasparenza. Attraverso gli smart contracts, protocolli auto-esecutivi con termini di accordo tra le parti scritti direttamente in codice, si può automatizzare e verificare processi nella linea di approvvigionamento, come confermare la provenienza di una materia prima. E’ possibile sapere quindi, con esattezza, la provenienza delle materie prime quando vengono raccolte, attraverso un record che viene creato sulla blockchain. Questo record può includere dettagli come la data, il luogo, la qualità della materia prima e altre informazioni pertinenti. Una volta accertati della provenienza della materia prima è possibile seguirne il percorso verso l’acquirente finale, infatti, man mano che la materia prima si sposta lungo la linea di fornitura (dalla raccolta differenziata o industriale al riciclatore, da questo al produttore, ecc.), vengono registrate nuove transazioni sulla blockchain, creando una cronologia completa e immutabile del suo percorso. Le aziende o i clienti finali possono verificare le informazioni sulla blockchain, per garantire che le materie prime rispettino determinati valori tecnici richiesti o la sostenibilità. Inoltre, utilizzando gli smart contracts, i pagamenti possono essere automatizzati e rilasciati solo quando vengono soddisfatte determinate condizioni, come la conferma della consegna di una materia prima. La blockchain può essere pubblica, permettendo a chiunque di vedere e verificare la tracciabilità delle materie prime. Questo può aiutare le aziende a dimostrare la sostenibilità, il contenuto e la qualità delle loro linee di fornitura ai consumatori o agli uffici acquisti e di qualità. Infatti, anche i consumatori che acquistano prodotti realizzati con materie prime riciclate possono verificare la provenienza di tali materiali attraverso la blockchain. Incorporando la blockchain nel processo di tracciamento delle materie prime riciclate, si può creare un sistema più trasparente e affidabile che può incoraggiare una maggiore adozione del riciclo e una maggiore responsabilità nel settore produttivo. Quali vantaggi commerciali può dimostrare ai propri clienti un fornitore di materie prime riciclate che utilizza la blockchain delle materie prime L'adozione della blockchain da parte di un fornitore di materie prime riciclate offre numerosi vantaggi, uno tra questi è, come abbiamo visto, la tracciabilità delle fonti, infatti, attraverso la blockchain, i clienti possono verificare l'origine e il percorso di una materia prima riciclata, controllando l'autenticità e la sostenibilità della fonte. Un altro importante vantaggio è la riduzione delle frodi sul polimero e sulla sua qualità, infatti, la natura immutabile della blockchain rende quasi impossibile alterare o falsificare i dati, riducendo il rischio di frodi o di materie prime non autentiche. Questo vale sia nella composizione di ricette con fonti riciclate al 100%, ma anche per quei polimeri definiti riciclati ma che invece possono contenere una percentuale preponderante di materiali vergini, sottoposti al classico fenomeno del greenwashing. Inoltre, utilizzando i processi automatizzati, come gli smart contracts, si possono accelerare le transazioni e le verifiche, rendendo l'intera catena di fornitura più sicura. Con la blockchain si può anche creare una storia delle materie prime originali, fornendo prove tangibili dell'origine e delle tipologie di trasformazione a cui sono sottoposte, consentendo alle aziende di dimostrare la loro responsabilità ambientale e sociale. C’è poi un aspetto innovativo che è possibile far valere sul cliente finale, in quanto l'adozione di tecnologie emergenti come la blockchain, dimostra un impegno verso l'innovazione e può posizionare il fornitore come un leader nel settore delle materie prime riciclate. Inoltre, la blockchain può ridurre i costi legati a intermediari, errori, frodi e processi manuali, offrendo così prezzi più competitivi ai clienti. Si crea quindi maggior trasparenza e l'affidabilità che possono rafforzare la fiducia tra fornitore e cliente, costruendo relazioni commerciali più solide e durature, anche nella dimostrazione del rispetto delle normative vigenti, in quanto il cliente può verificare la conformità del prodotto, che sta acquistando, a normative ambientali o di tutela dei lavoratori o dei consumatori relative al proprio settore, facilitando il processo di acquisto a quei clienti che necessitano di tali certificazioni per le loro attività. Infine, in un mercato sempre più affollato, l'uso della blockchain può fornire un vantaggio distintivo e posizionare il fornitore come pioniere in termini di trasparenza e sostenibilità. In sintesi, la blockchain offre ai fornitori di materie prime riciclate un mezzo per dimostrare autenticità, qualità, responsabilità e innovazione, tutti aspetti che possono avere un impatto positivo nella percezione e nelle decisioni di acquisto dei clienti. Quali competenze tecniche devono avere le aziende per sviluppare la blockchain delle materie prime riciclate Per sviluppare una blockchain dedicata alle materie prime riciclate, le aziende avrebbero bisogno di una combinazione di competenze tecniche e settoriali, tra le quali la conoscenza dei fondamentali della tecnologia che si vuole adottare, la comprensione dei tipi di blockchain (pubblica o privata) e delle loro implicazioni,e familiarità con la crittografia. E’ quindi necessario acquisire la competenza nella programmazione di smart contracts, spesso utilizzando linguaggi come Solidity (per Ethereum) o altri linguaggi specifici alla piattaforma blockchain scelta. Inoltre è necessaria la conoscenza dei linguaggi di programmazione back-end come Python, Java, C++ o Go. L’azienda inoltre deve avere la capacità di gestire e integrare grandi volumi di dati in tempo reale, la conoscenza delle reti peer-to-peer, la configurazione e manutenzione dei nodi blockchain e la gestione della scalabilità. Sviluppando le informazioni della produzione, degli acquisti, della logistica e del settore commerciale, è necessario avere le necessarie competenze per garantire la sicurezza della linea di fornitura, compresa la prevenzione di attacchi, la gestione delle vulnerabilità e la protezione delle informazioni sensibili. Se si desidera fornire un'interfaccia utente o un portale per l’accesso e l’interazione, saranno necessarie competenze in design UI/UX e linguaggi di programmazione front-end come JavaScript, HTML e CSS. Inoltre sarà necessario la conoscenza delle leggi e delle normative relative al riciclo, alla privacy dei dati e agli standard della blockchain. Mentre le competenze tecniche sono essenziali, è altrettanto importante, per l’azienda, avere una visione strategica e comprendere come la blockchain si possa inserire nel contesto più ampio degli obiettivi aziendali e della propria vocazione relativa alla sostenibilità e all'economia circolare. Molte aziende possono anche scegliere di collaborare con fornitori esterni o consulenti specializzati nella blockchain, per compensare le competenze che potrebbero mancare internamente.

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Ambiente

Il disastro ambientale di Seveso rappresenta un tragico promemoria dell'importanza della sicurezza industriale e delle possibili conseguenze di incidenti chimici Nel Luglio del 1976, la popolazione lombarda stava vivendo un periodo difficile, come del resto tutti gli Italiani, stretti tra il terrorismo, che faceva della lotta armata un mezzo per destabilizzare le istituzioni e la vita sociale, tra la crisi economica che metteva a rischio i posti di lavori e faceva aumentare l’inflazione, tra i litigi politici che si riproponevano puntuali, dando un senso di sfiducia e smarrimento ai cittadini e tra la tristezza per le vittime e gli sfollati del terremoto in Friuli, avvenuto due mesi prima. Il luglio del 1976 era un mese caldo, afoso, dove le attività quotidiane erano rese più difficili dalle alte temperature, mitigate solo dall’idea che dopo poche settimane gli Italiani sarebbero andati in ferie. Ma il 10 Luglio, a Seveso, un paese nell’hinterland milanese successe l’impensabile, in una fabbrica che produceva prodotti chimici, l’ICMESA, una filiale della società chimica svizzera Hoffmann-La Roche. In un reattore dell’azienda si crea una reazione incontrollata che ha portato alla liberazione di un'ampia quantità di diossina TCDD (tetraclorodibenzo-p-diossina) nell'atmosfera. La diossina si disperde velocemente nelle zone circostanti la fabbrica, estendendosi per circa 18 Km. quadrati, contaminando il suolo, l’aria, gli animali e la popolazione. Come si sa, l’hinterland di Milano ha una densità di popolazione molto elevata e Seveso che ne faceva parte, fu investito dalla diossina, esponendo circa 37.000 persone al contagio. L’Italia si trovò vulnerabile agli incidenti industriali di questa portata, ma in realtà, anche in Europa si guardò con apprensione alle tutte le attività industriali che trattavano prodotti pericolosi. Molti animali morirono nei giorni successivi alla fuoriuscita del veleno, i terreni e le coltivazioni agricole furono impregnate dalla diossina e le persone, a distanza di pochi giorni, iniziarono a manifestare allergie cutanee, note come "cloracne", che un chiaro sintono di esposizione alla diossina. L’impatto di un disastro chimico di questa dimensione, spinse il governo al trasferimento della popolazione che viveva nei pressi della fabbrica, verso altre aree abitative, all’asportazione dei terreni contaminati e all’abbattimento dei capi di bestiame destinati alla produzione di carne. Cosa è la diossina, come si produce e perché è pericolosa La diossina è un termine generico che si riferisce a un gruppo di composti chimici organici clorurati che tendono a persistere nell'ambiente per lunghi periodi di tempo. Possono essere prodotte come sottoprodotto indesiderato in vari processi industriali, come la produzione di cloro e alcuni derivati del cloro, come componente per la produzione di erbicidi e pesticidi, nella produzione di carta e polpa attraverso processi a base di cloro. Ma le diossine si possono formare anche durante l’incenerimento dei rifiuti, specialmente se contengono cloro. Ciò include l'incenerimento di rifiuti solidi urbani, rifiuti medici e rifiuti pericolosi. Sono tossiche per gli esseri umani e possono causare una serie di problemi di salute. Anche a basse dosi, con un esposizione a lungo termine, può portare a problemi immunitari, endocrini, nervosi e riproduttivi. L'esposizione alla diossina, come è successo a Seveso nel 1976, ha avuto vari effetti sulla salute della popolazione locale. Mentre gli effetti immediati furono piuttosto evidenti, quelli a lungo termine sono diventati chiari solo attraverso studi e monitoraggi effettuati nel corso di molti anni. Cloracne Questa è una delle manifestazioni più evidenti e immediate dell'esposizione alla diossina, infatti la cloracne è una grave forma di acne causata da sostanze chimiche Problemi di salute a lungo termine Studi successivi hanno dimostrato un aumento del rischio malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione. Cancerogenicità Studi condotti negli anni successivi hanno dimostrato un leggero aumento di alcuni tipi di cancro, in particolare il linfoma non-Hodgkin, tra le persone che vivevano nelle zone più contaminate. Effetti riproduttivi Ci sono state alcune evidenze di un leggero aumento delle nascite premature e con neonati di sotto peso, tra le donne esposte alla diossina. Alterazioni endocrine Le diossine sono conosciute come interferenti endocrini, il che significa che possono provocare disfunzioni sul normale funzionamento del sistema endocrino. Ciò può portare a una serie di problemi, compresi quelli riproduttivi e dello sviluppo. Effetti immunitari La diossina può avere un effetto soppressivo sul sistema immunitario, il che può aumentare la crescita di diverse malattie. Permanenza Una volta rilasciate nell'ambiente, le diossine sono estremamente stabili e possono permanere per lunghi periodi di tempo. Questo significa che possono accumularsi nella catena alimentare, soprattutto nei tessuti grassi degli animali. Bioaccumulo Le diossine tendono ad accumularsi negli organismi viventi, quindi, mangiando animali contaminati, gli esseri umani possono accumulare concentrazioni tossiche di diossine nel proprio corpo. Quali leggi ambientali sono state adottate in seguito al disastro di Seveso L’incidente avvenuto nella fabbrica dell’ICMESA ha avuto un impatto profondo sulla percezione dei rischi industriali e ha portato a un rafforzamento della normativa ambientale, soprattutto in Europa. Il cambiamento legislativo più noto e diretto, in Italia, è stato la promulgazione della Direttiva Seveso dell'Unione Europea. Direttiva Seveso I (82/501/CEE) Adottata nel 1982, fu la prima risposta legislativa a livello europeo al disastro di Seveso. Essa obbligava gli Stati membri a identificare gli impianti industriali con un elevato rischio di incidenti gravi e a garantire che questi impianti avessero piani di emergenza adeguati, informando anche le comunità circostanti sui rischi. Direttiva Seveso II (96/82/CE) Introdotta nel 1996, la Direttiva Seveso II estese e rafforzò le disposizioni della Direttiva Seveso originale. In particolare, ampliò la gamma di attività industriali coperte dalla direttiva e introdusse nuovi requisiti per la prevenzione degli incidenti e la pianificazione delle emergenze. Ha anche posto una maggiore enfasi sulla comunicazione con il pubblico e sulla partecipazione del pubblico alla pianificazione delle emergenze. Direttiva Seveso III (2012/18/UE) Adottata nel 2012, la Direttiva Seveso III ha ulteriormente aggiornato e rafforzato le norme relative alla prevenzione degli incidenti industriali gravi. Tra le principali novità, la nuova direttiva ha introdotto cambiamenti nella classificazione delle sostanze pericolose e ha rafforzato le disposizioni relative all'accesso del pubblico alle informazioni e alla partecipazione pubblica.

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Slow Life

Partendo dall’epoca romana si arriva fino ai giorni d’oggi per capire come è cambiato l’approccio alla parità di genere Un lungo excursus di più di duemila anni, cercando di interpretare come la condizione della donna nella società, in famiglia e nel mondo del lavoro, sia cambiata, influenzata dal tempo che è passato, dalle conoscenze tecniche, dalle rivoluzioni culturali, religiose, economiche e sociali. Quello che interessa è cercare di capire se, trascorsi 2000 anni, la  posizione della donna sia evoluta in meglio e quanto lo sia realmente. Può diventare comunque difficile fare una comparazione precisa, sull’importanza e sulla considerazione della donna nel contesto sociale, specialmente in determinate epoche e in determinati paesi, dove l’intervento di alcuni fattori importanti ne hanno condizionato il corso. In generale, la comparazione storica su un periodo così lungo ha un senso se teniamo in considerazione le popolazioni che hanno abitato il continente Europeo, di cui abbiamo maggiori tracce storiche e termini comparativi. La condizione delle donne nell'impero romano La condizione delle donne nell'Impero Romano, per quanto si possa pensare, poteva essere di libertà e considerazione per l’epoca, tenendo però presente alcuni fattori, come la classe sociale, l'età, la cittadinanza e il periodo storico. Status giuridico Nella legge romana, le donne erano viste come cittadine, ma non avevano gli stessi diritti politici degli uomini. Non potevano votare o detenere cariche pubbliche. Tuttavia, potevano possedere beni e ereditare proprietà. Pater familias La società era patriarcale, con il capo della famiglia che aveva potere assoluto sui membri della stessa, questo significava che le donne erano sotto la tutela legale dei loro parenti maschi per gran parte della loro vita. Matrimonio Il matrimonio era una parte fondamentale della vita delle donne romane. Queste, spesso, si sposavano in giovane età, e il matrimonio era visto principalmente come un mezzo per produrre eredi. Tuttavia, esistevano varie forme di matrimonio, alcune delle quali conferivano alle donne un grado maggiore di indipendenza e autonomia. Educazione Le donne di famiglie più agiate avevano accesso all'istruzione e potevano imparare a leggere, scrivere e studiare letteratura, anche se l'educazione superiore era riservata agli uomini. Vita quotidiana La qualità della vita quotidiana delle donne romane dipendeva dalla loro classe sociale. Coloro che appartenevano alle classi superiori avevano spesso schiavi o servitori che svolgevano i lavori domestici, mentre quelle delle classi inferiori lavoravano spesso nei campi, nei negozi o nelle case. Influenza culturale e religiosa Anche se le donne non avevano un ruolo ufficiale nella politica romana, avevano un'influenza significativa in altri aspetti della società. Ad esempio, c'erano sacerdotesse ed associate a vari culti che svolgevano libere pratiche religiose. La figura della "matrona", o nobile donna romana, era altamente rispettata e spesso idealizzata per la sua virtù e integrità. Evoluzione nel tempo La condizione delle donne variò nel corso del tempo durante l'impero romano. Si può infatti notare, in questo lungo periodo, un aumento dell'influenza e dell'autonomia delle donne, in particolare nelle classi superiori. Ad esempio, alcune imperatrici come Livia, Agrippina la Giovane e Faustina avevano un notevole potere e influenza. Possiamo quindi dire che, per le donne romane agiate, la condizione sociale e le libertà erano notevoli considerando che vivevano in una società patriarcale e militare. La condizione delle donne nel medioevo Caratterizzare la condizione delle donne nel Medioevo è un argomento vasto e complesso, poiché il periodo storico si estende per quasi mille anni e copre diverse regioni geografiche. Inoltre, la loro condizione variava notevolmente a seconda della classe sociale, della regione, dell'età e di molti altri fattori. Tuttavia abbiamo alcuni interessanti spunti comparativi tra l’approccio dell’epoca romana verso quello medioevale nella considerazione della donna. Ruoli tradizionali Nel Medioevo, le donne erano spesso associate a ruoli domestici e familiari. Si aspettava che si prendessero cura della casa e dei figli, senza grande distinzione tra contadini e nobili. Matrimonio Il matrimonio era una parte fondamentale della vita delle donne medievali, che era spesso organizzato per ragioni economiche o politiche, piuttosto che per amore, con l’importanza della della dote, un elemento essenziale per le unioni. Lavoro Mentre le donne erano principalmente legate al focolare domestico, molte lavoravano anche al di fuori della casa, spesso per necessità, ma difficilmente in posizioni di potere. Potevano essere coinvolte in mestieri come la tessitura, la birrificazione o la vendita al mercato. Educazione L'accesso all'istruzione era limitato, anche se esistevano eccezioni. Nei conventi, ad esempio, le donne potevano ricevere un'istruzione, ma la loro cultura era destinata a rimanere delle mura in cui vivevano, senza che potessero esercitare le loro conoscenze nella società. Religione In una società piuttosto ostile alle donne, i conventi offrivano una delle poche opportunità di ritirarsi dalla società tradizionale e ottenere un certo grado di indipendenza. Molte trovavano nei conventi un rifugio e un luogo di istruzione e devozione. Durante il Medioevo, ci furono anche molte donne sante e mistiche, come Santa Chiara d'Assisi o Ildegarda di Bingen, che ebbero un'influenza significativa. Legge Le donne medievali avevano anche molti diritti legali limitati. Erano spesso sottoposte all'autorità del loro padre o marito. Tuttavia, in alcune regioni e in speciali circostanze, potevano possedere beni, gestire attività o agire in tribunale. Variazioni regionali È importante sottolineare che la condizione delle donne variava notevolmente a seconda dell’area geografica in cui vivevano. Ad esempio, le donne nelle società scandinave medievali avevano diritti e opportunità significativamente diversi rispetto alle loro controparti nel sud dell'Europa. La condizione delle donne a cavallo delle due guerre mondiali Il periodo compreso tra la fine della Prima Guerra Mondiale e la conclusione della Seconda Guerra Mondiale fu cruciale per i diritti delle donne e per il cambiamento del loro ruolo nella società in molte parti del mondo. Questo periodo fu caratterizzato da significative evoluzioni politiche, sociali ed economiche, che hanno posto le basi per i futuri movimenti femministi. Ruolo nelle guerre Durante entrambe le guerre mondiali, molte donne entrarono nel mondo del lavoro per sostenere l'industria bellica e compensare la mancanza di mano d'opera maschile, che era al fronte. Questa situazione permise alle donne di dimostrare le proprie capacità in ruoli tradizionalmente maschili. Suffragio Dopo la Prima Guerra Mondiale, molte ottennero il diritto di voto in diversi paesi come riconoscimento del loro contributo nello sforzo bellico. Nel 1918, ad esempio, il Regno Unito concesse loro il diritto di voto a coloro che avevano un'età superiore ai 30 anni (e nel 1928 a tutte le donne adulte), e gli Stati Uniti ratificarono l'Emendamento 19 nel 1920, che garantiva alle donne il diritto di voto. Emancipazione economica La necessità di lavoratrici durante le guerre e la crescente urbanizzazione e industrializzazione, portarono molte donne a cercare lavoro fuori casa. Tuttavia, molte furono spinte fuori dal mercato del lavoro con il ritorno dei soldati al termine dei conflitti. Cambiamenti culturali Gli anni '20 del secolo scorso, in particolare, furono segnati da una notevole emancipazione culturale. Il simbolo della "flapper" negli Stati Uniti e in Europa rappresentava una nuova generazione di donne che sfidavano le convenzioni tradizionali, portando capelli corti, indossando abiti più corti, fumando e bevendo in pubblico, comportandosi in modo più liberale anche dal punto di vista sessuale. Legislazione sui diritti delle donne Molte nazioni introdussero legislazioni per proteggere e ampliare i diritti delle donne, compresi i diritti sul lavoro, i diritti riproduttivi e la protezione contro la discriminazione. Effetti della Seconda Guerra Mondiale La Seconda Guerra Mondiale portò nuovamente molte donne nel mondo del lavoro. Tuttavia, il dopoguerra vide anche un forte ritorno ai valori tradizionali, e molte donne furono incoraggiate a tornare ai ruoli domestici. La condizione delle donne ai giorni d'oggi La condizione delle donne ai giorni d'oggi varia notevolmente in base alla geografia, alla cultura, alla religione, all'economia e ad altri fattori. Tuttavia, rispetto al passato, ci sono state molte evoluzioni positive nel campo dei diritti delle donne e della parità di genere. Educazione La partecipazione delle ragazze all'istruzione è aumentata in molti paesi, e in alcune regioni le donne ora superano gli uomini in termini di successo educativo. Lavoro Anche se le donne sono più presenti nel mercato del lavoro rispetto al passato, la parità salariale rimane un problema in molte regioni. Queste sono anche sottorappresentate in posizioni di leadership e in certi settori, come la tecnologia e l'ingegneria. Violenza contro le donne La violenza domestica, l'aggressione sessuale e altre forme di violenza basate sul genere, rimangono problemi significativi a livello globale. Campagne come #MeToo hanno attirato l'attenzione su questi problemi, ma c'è ancora molto da fare per prevenirli e affrontarli. Diritti legali Mentre molte nazioni hanno fatto progressi nel riconoscere i diritti legali delle donne, esistono ancora leggi e pratiche discriminatorie in vari paesi che limitano l'autonomia, i diritti di proprietà e l'uguaglianza delle donne davanti alla legge. Influenza culturale e mediatica Le donne sono diventate figure più prominenti nei media, nell'arte, nello sport e in altri settori della società, anche se spesso devono affrontare stereotipi di genere e rappresentazioni sessualizzate. In conclusione, sebbene ci siano state molte evoluzioni positive nei diritti e nelle opportunità delle donne nel corso degli anni, esistono ancora numerose disuguaglianze e sfide che le donne devono affrontare in tutto il mondo. La lotta per la parità di genere e i diritti delle donne continua ad essere una questione centrale nel XXI secolo. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in Italiano.

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https://www.arezio.it/ - Progettazione e Costruzione di una Linea Fognaria con Tubi in Plastica Riciclata
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Progettazione e Costruzione di una Linea Fognaria con Tubi in Plastica Riciclata
Informazioni Tecniche

I tubi in plastica riciclata si sono dimostrati nel tempo affidabili, economici e duraturi La costruzione di linee fognarie moderne deve tener conto di alcuni elementi imprescindibili, sia tecnici, come vedremo, ma anche ambientali, in modo da minimizzare l’impatto dei prodotti utilizzati per l’opera idraulica. In passato le canalizzazioni erano realizzate con tubi in metallo o in cemento, ma da quando l’industria delle materie plastiche è stata in grado di realizzare prodotti alternativi, la diffusione dei tubi corrugati in HDPE a doppia parete si è largamente diffusa. Il primo passo da compiere nella realizzazione di una linea fognaria è la sua progettazione, la quale deve tenere presente vari aspetti che influiscono sull’area di costruzione. Come si dimensiona una linea di fognatura che utilizza i tubi in plastica Come ogni buon progetto che si deve realizzare, la raccolta di informazioni, precise, dettagliate ed attendibili, sono la base del lavoro successivo. Possiamo elencare alcuni punti che entreranno nella valutazione progettuale: La stima la portata massima giornaliera che la fognatura dovrà gestire. Per far questo, sarà necessario considerare l'area di raccolta delle acque reflue, la densità abitativa, gli utilizzi industriali e altri fattori che potrebbero influenzare la quantità dei liquidi da raccogliere. Inoltre è importante determinare la pendenza disponibile o desiderata per la linea di fognatura e il suo diametro. Per queste informazioni potranno essere utili le formule idrauliche (ad es. formula di Manning) per calcolare la velocità di flusso in base al diametro del tubo in plastica riciclata, alla pendenza e alla rugosità del materiale. Sarà importante scegliere un diametro dei tubi in plastica che garantisca una velocità di flusso adeguata (ad es., tra 0,6 m/s e 3 m/s) in condizioni di flusso pieno o quasi pieno. Inoltre, sarà necessario assicurarsi che la profondità della fognatura sia sufficiente per prevenire il congelamento (in climi freddi) e per mantenere una copertura adeguata sopra il tubo in plastica riciclata. Dal punto di vista strutturale si dovrà verificare che il tubo in HDPE scelto possa sopportare i carichi esterni, come il peso del terreno sopra di esso e il traffico sovrastante (se applicabile). Si dovrà pensare agli elementi di raccordo dei tubi in plastica riciclata, verificando la corretta distanza tra i pozzetti di ispezione e che le connessioni tra i tubi e i pozzetti siano stagne. Nella progettazione della linea fognaria rientrano anche gli aspetti ambientali per cui sono da considerare e prevenire la possibilità di infiltrazioni o perdita di acque reflue della linea. Tuttavia, l’uso di tubi in HDPE, in quanto stagni, danno una buona sicurezza, considerando le giunzioni tra i vari tubi fatte a regola d’arte, anche in considerazione se nelle vicinanze si possa trovare una falda acquifera. Infine sarà necessario assicurarsi che la progettazione rispetti tutte le normative e le linee guida locali in materia di fognature. Quali caratteristiche tecniche deve avere un tubo corrugato in HDPE per fognatura I tubi corrugati in HDPE per fognatura devono soddisfare specifiche caratteristiche tecniche per garantire la loro idoneità all'uso e la loro durata nel tempo. - Il polimero riciclato con cui si costruisce il tubo corrugato deve essere di buona qualità e resistente ai raggi U.V. - Il tubo corrugato deve presentare una buona resistenza meccanica allo schiacciamento e alle deformazioni laterali sollecitate dal terreno senza che si possa rompere - Le giunzioni tra i tubi o tra tubo e raccordi devono garantire la tenuta stagna, evitando dispersioni delle acque reflue nel terreno - La parte interna dovrà essere sufficientemente liscia da permettere lo scorrimento dei liquidi così da facilitarne il deflusso - Il tubo in HDPE dovrà resistere alla corrosione da parte delle acque reflue e di altre sostanze chimiche presenti nella fognatura - Sotto l’effetto delle variazioni di temperature del terreno il tubo deve essere in grado di sopportarle senza perdere integrità strutturale Quali son i vantaggi nell’uso dei tubi corrugati in HDPE per fognatura rispetto al pvc, al cemento e al metallo I tubi corrugati in HDPE offrono diversi vantaggi, specialmente quando utilizzati in applicazioni fognarie: Durabilità e Resistenza alla Corrosione L'HDPE è intrinsecamente resistente alla corrosione, a differenza dei tubi metallici che possono arrugginirsi o corrodersi in presenza di acque reflue o terreni aggressivi, garantendone una maggiore durata. Flessibilità I tubi in HDPE sono flessibili, il che significa che possono adattarsi a movimenti del terreno, come assestamenti o sismi, senza rompersi. Un vantaggio particolarmente importante rispetto ai tubi in cemento, che sono rigidi e possono rompersi con movimenti del terreno. Leggerezza I tubi in plastica sono significativamente più leggeri rispetto a quelli in cemento o metallo. Ciò semplifica il trasporto, la movimentazione e la posa, riducendo i costi di manodopera e le esigenze di attrezzature pesanti. Saldature Stagne I tubi in HDPE possono essere saldati per creare giunzioni stagne, riducendo il rischio di perdite o infiltrazioni. Questo può essere un vantaggio rispetto ai tubi in PVC o cemento, dove le giunzioni potrebbero essere meno affidabili in termini di tenuta. Resistenza Chimica Il polimero in HDPE che costituisce i tubi, è resiste a molti agenti chimici, rendendolo ideale per applicazioni fognarie dove possono essere presenti sostanze chimiche aggressive. Costi Ridotti In molti casi, i costi complessivi di installazione dei tubi in HDPE possono essere inferiori rispetto ad altre opzioni. Ecocompatibilità L'HDPE è un materiale riciclato e riciclabile, il che può rendere i tubi in HDPE una scelta più sostenibile rispetto ad alcune alternative. Vita Utile Prolungata Con una corretta installazione e manutenzione, i tubi in HDPE possono avere una vita utile molto lunga, spesso superiore a 50 anni. Bassa Rugosità Interna La superficie interna liscia realizzata con l’impiego dell’HDPE, permette un flusso efficiente, riducendo il rischio di ostruzioni. Come si posa un tubo corrugato in HDPE per fognatura Entrando nella fase realizzativa la posa di un tubo corrugato in HDPE per fognatura segue una serie di passaggi chiave, al fine di garantire un'installazione sicura e duratura. Prima di tutto, sarà necessario scavare una trincea della profondità e larghezza adatte al tubo che si è deciso di installare, creando un fondo della trincea piatto e solido. Sul fondo di essa, si dovrebbe posizionare uno strato di sabbia o di ghiaia fine compattata per creare una base stabile per il tubo, il cui spessore dovrebbe avere uno spessore di almeno 10-15 cm. Creata la trincea e il fondo idoneo si passa alla posa del tubo corrugato HDPE, facendo attenzione a non danneggiarlo con le macchine per la posa. Assicurarsi, inoltre, che il tubo sia dritto e privo di piegature o tensioni. Una volta posato la linea di tubi, si inizierà a riempire la trincea con materiale come sabbia o ghiaia fine. Sarà necessario posizionare accuratamente il materiale di riempimento attorno al tubo per garantire una base solida e per evitare che il tubo si sposti. Dopo aver verificato che non ci siano perdite nella linea fognaria si potrà completare la trincea con il terreno scavato in precedenza, compattando il tutto dall’esterno. Come si saldano due tubi corrugati in HDPE per fognatura Molte materie plastiche, compreso l’HDPE, si prestano all’esecuzione di saldature durature ed efficaci tra tubi, pozzetti e raccordi. Ma per la saldatura due tubi corrugati in HDPE sono necessarie attrezzature speciali e una certa esperienza. Sarà necessario che le estremità dei tubi da saldare siano pulite e prive di sporco, grasso o altre impurità, per garantire una saldatura di alta qualità. Si posizioneranno poi i tubi in modo che le loro estremità siano perfettamente allineate e a contatto l'una con l'altra. A questo punto si impiegherà una macchina di saldatura per HDPE, assicurandosi che sia correttamente impostata secondo le specifiche del produttore dei tubi. La maggior parte delle saldature per l’HDPE vengono eseguite utilizzando un piatto riscaldante per portare le estremità dei tubi alla temperatura di fusione. Si inserirà il piatto riscaldante tra le estremità dei tubi e attendendo che raggiungano la temperatura adeguata. Una volta che le estremità dei tubi saranno adeguatamente riscaldate, si rimuoverà il piatto riscaldante e si avvicineranno le estremità dei tubi, permettendo loro di fondersi insieme. Si dovrà, nel contempo, mantenere una pressione uniforme durante questo processo per garantire una buona saldatura. Una volta saldati, i tubi devono essere lasciati raffreddare per un certo periodo di tempo, infatti, durante questo tempo, la saldatura si solidifica e si rinforza. Terminata la saldatura, si dovrà controllare visivamente la giunzione per assicurarti che non ci siano bolle d'aria, crepe o altri difetti. A seconda delle specifiche del progetto, potrebbe essere necessario eseguire test di pressione o altri test per verificare la qualità della saldatura. Traduzione automatica. Ci scusiamo per eventuali inesattezze. Articolo originale in italiano

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https://www.arezio.it/ - Come Realizzare e Utilizzare un Densificato in LDPE Post Consumo Performante
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Come Realizzare e Utilizzare un Densificato in LDPE Post Consumo Performante
Informazioni Tecniche

Molti preconcetti ruotano attorno all’uso del densificato in LDPE, frutto di produzioni non attente e utilizzi con aspettative troppo elevateIl rifiuto in LDPE che proviene dallo scarto plastico della raccolta differenziata dovrebbe essere una selezione di film plastici, monoprodotto, da avviare al riciclo. In realtà, molte volte, questi flussi di rifiuti possono contenere materiali diversi, sotto forma di altre plastiche e di inquinanti, come etichette, carta e altre frazioni. La mancanza di un vero mercato di riferimento, nella vendita del densificato in LDPE, porta l’industria del riciclo a preferire la granulazione del materiale cercando, nella fase di estrusione, di ridurre questi corpi estranei in modo da qualificare al meglio la materia prima. In questo caso si rinuncia, un po' a priori, di porre maggiori attenzioni alla fase di selezione e desificazione del rifiuto in LDPE. Il risultato, spesso, è un granulo che rimane nella fascia bassa del mercato, che può essere utilizzato per lo stampaggio di articoli non estetici, come i vasi e i mastelli per il settore dell’ortofrutta, ma difficilmente si presta alla produzione di film con spessori sottili o alla produzione di tubi. A questo punto, tal volta, ci si chiede se non sia meglio qualificare il densificato, per il settore dello stampaggio ad iniezione, anziché spendere tempo, soldi ed energia per granulare l’LDPE. Per percorrere questa strada bisogna qualificare meglio il densificato, in modo che l’utilizzo nelle presse possa non far rimpiangere il processo di iniezione con un granulo filtrato. Ma vediamo cosa è il densificato in LDPE Il termine "densificato", in relazione all'LDPE, si riferisce al polimero che è stato compattato, nel contesto del riciclo meccanico. La produzione di densificato in LDPE da scarti post-consumo è parte integrante del processo di riciclo di questo materiale. Il processo produttivo possiamo suddividerlo in queste fasi: - Gli scarti di LDPE vengono acquisiti dai punti di raccolta designati, che si occupano degli scarti della raccolta differenziata, - Una volta arrivati in un impianto di riciclaggio, gli scarti di LDPE vengono separati dagli altri materiali. Questa separazione può essere effettuata manualmente o attraverso macchine come i separatori a aria. - I rifiuti di LDPE vengono quindi lavati per rimuovere le impurità come residui di cibo, terra o altre contaminazioni. Questo assicura che il prodotto finale sia di buona qualità. - Dopo la pulizia, il LDPE viene triturato in piccoli pezzi o scaglie. Questo facilita il processo di densificazione. - Ci sono diverse tecniche per densificare l'LDPE: - Per agglomerazione: l’LDPE macinato viene esposto al calore e all’agitazione. Questo causa la parziale fusione dei pezzi, che si agglomerano formando grumi più grandi. - Per compattazione: Il processo implica l'uso di macchine compattatrici che pressano il materiale in blocchi o agglomerati. E’ importante sottolineare che la qualità del densificato di LDPE dipende in gran parte dalla purezza del materiale di partenza e dall'efficacia dei processi di pulizia e separazione. Pertanto, un'attenzione particolare viene data a questi passaggi per assicurare che il densificato prodotto sia di buona qualità e libero da contaminazioni significative. Come creare un compound performante con il densificato in LDPE L’ LDPE (Polietilene a bassa densità) è spesso utilizzato in combinazione con altre resine plastiche, per sfruttare le caratteristiche complementari dei diversi polimeri e ottenere prodotti con proprietà specifiche. Tuttavia, la decisione di miscelare LDPE post-consumo con altri polimeri dipende da vari fattori, tra cui le proprietà desiderate del prodotto finale, la compatibilità dei polimeri stessi e la presenza di compatibilizzanti. Vediamo alcune combinazioni: - HDPE (Polietilene ad alta densità): LDPE e HDPE sono spesso compatibili tra loro e possono essere miscelati per ottenere prodotti con proprietà intermedie tra i due. Ad esempio, una miscela di LDPE e HDPE potrebbe offrire una combinazione di flessibilità e resistenza. - EVA (Etilene Vinil Acetato): L'aggiunta di EVA all'LDPE può migliorare la tenacità e l'elasticità del prodotto finale. L’EVA è anche utilizzato per migliorare la resistenza all'UV e la flessibilità del LDPE. - PP (Polipropilene): Sebbene il polipropilene e il polietilene non siano intrinsecamente compatibili, possono essere miscelati in presenza di compatibilizzanti specifici. Questa miscela può essere utilizzata in applicazioni specifiche dove si desiderano combinare le proprietà di entrambi i polimeri. - LLDPE (Polietilene lineare a bassa densità): L'LDPE e l'LLDPE possono essere miscelati per regolare le proprietà meccaniche e la lavorabilità del prodotto finale. Bisogna comunque fare attenzione perchè non tutte le plastiche sono compatibili tra loro, e la miscelazione di polimeri incompatibili può portare a prodotti con proprietà indesiderate o inadeguate. Inoltre, la presenza di contaminanti o additivi nei materiali post-consumo può influenzare la compatibilità e le proprietà del prodotto miscelato.Quali sono le temperature di fusione ideali per realizzare prodotti finito in LDPE  Il LDPE (Polietilene a bassa densità) ha una struttura ramificata, il che significa che non ha la stessa disposizione regolare e ordinata delle catene molecolari come altri polietileni, ad esempio l'HDPE (Polietilene ad alta densità). Questa struttura ramificata rende l'LDPE più flessibile ma anche meno denso e con un punto di fusione più basso rispetto all'HDPE. La temperatura di fusione del LDPE varia generalmente tra 105°C a 115°C (220°F a 240°F). Tuttavia, quando si tratta di trasformare il LDPE attraverso tecniche come l'estrusione o lo stampaggio ad iniezione, le temperature possono variare in base alle specifiche esigenze dell'applicazione e alla presenza di eventuali additivi. Ecco alcune indicazioni generali per l'elaborazione dell'LDPE - Estrusione: 150°C a 220°C (300°F a 430°F). - Stampaggio a iniezione: 140°C a 250°C (285°F to 480°F). Queste temperature sono solo indicazioni generali e potrebbero variare in base allo scarto di LDPE, alle condizioni della macchina e ad altri fattori. Quali caratteristiche fisiche porta l'aggiunta di un densificato in LDPE in un compound con il PP La miscelazione di LDPE (Polietilene a bassa densità) e PP (Polipropilene) è una pratica comune in alcune applicazioni, specialmente quando si desidera sfruttare le proprietà complementari di entrambi i polimeri. L'aggiunta di un densificato di LDPE in un compound con il PP può influenzare le caratteristiche fisiche del blend in vari modi: Compatibilità Innanzitutto, è essenziale notare che LDPE e PP non sono intrinsecamente compatibili. Questo significa che senza l'uso di compatibilizzanti o modifica delle condizioni di fusione, le due resine tendono a separarsi in fasi distinte, potenzialmente portando a proprietà meccaniche inferiori o inadeguate nel prodotto finale. Elasticità e Flessibilità L'LDPE è generalmente più flessibile e duttile rispetto al PP. L'aggiunta di LDPE può quindi aumentare la flessibilità e la tenacità del blend, riducendo al contempo la rigidità. Punto di Fusione Poiché l'LDPE ha un punto di fusione inferiore rispetto al PP, la miscelazione dei due può portare a una diminuzione del punto di fusione complessivo del blend, a seconda delle proporzioni utilizzate. Trasparenza LDPE è in genere più opaco rispetto al PP. La sua aggiunta può quindi ridurre la trasparenza e la brillantezza del blend, rendendolo più opaco o lattiginoso. Resistenza Chimica LDPE e PP sono entrambi resistenti a molte sostanze chimiche, ma la loro combinazione potrebbe avere un profilo di resistenza chimica leggermente diverso rispetto ai polimeri puri. Trasformazione La lavorabilità del mix può cambiare con l'aggiunta di un densificato di LDPE. Ad esempio, la viscosità durante l'estrusione o la stampa a iniezione potrebbe mutare, influenzando le condizioni di lavorabilità ideali Quali inestetismi si possono creare nella produzione di prodotti in LDPE utilizzando una temperatura di fusione troppo alta L'uso di una temperatura di fusione eccessivamente alta durante la lavorazione dell'LDPE (Polietilene a bassa densità) può portare a vari inestetismi e problemi di qualità nei prodotti finiti. Possiamo ricordare alcuni dei potenziali problemi: - L'LDPE può degradarsi quando esposto a temperature troppo elevate. Questa degradazione può causare cambiamenti nelle proprietà meccaniche del materiale e produrre gas e/o composti volatili che possono formare bolle o vuoti nel prodotto finito. - La degradazione termica può anche portare a una decolorazione del polimero. Un LDPE sovra-riscaldato può assumere una colorazione giallastra o bruna. - La degradazione termica può produrre composti con odori sgradevoli. Ciò può essere particolarmente problematico per applicazioni in cui la presenza dell'odore è un fattore importante, come nel caso di imballaggi alimentari. - Temperature eccessivamente alte possono causare un raffreddamento non uniforme durante la formazione del pezzo, portando a deformazioni o ritiri non corretti. - L'uso di temperature troppo alte può causare la formazione di strisce o macchie superficiali sul prodotto, soprattutto se ci sono impurità o additivi nel materiale. - La degradazione termica può influenzare negativamente le proprietà meccaniche, termiche e chimiche dell'LDPE. Ciò potrebbe tradursi in prodotti con resistenza, tenacità o durata ridotte. - A temperature eccessivamente alte, l'LDPE potrebbe diventare troppo fluido, rendendo difficile la formazione di dettagli precisi o mantenendo le tolleranze desiderate. Problemi delle etichette di alluminio nel densificato in LDPE Spesso capita che, nonostante i lavaggi per decantazione e per centrifuga degli scarti plastici in LDPE, nel densificato vi sia ancora la presenza di parti di alluminio flessibile. Dobbiamo tenere ben presente la differenza tra le impurità costituite da frazioni di alluminio rigido da quelle costituite da alluminio in foglia. Se nel primo caso la rigidità dell’impurità metallica non può essere tollerata, per una serie di problematiche negative che queste possono dare agli impianti di iniezione, che sono frutto di una selezione e di un lavaggio scadente, la presenza di parti di alluminio in foglia non creano problemi tecnici. Queste parti sono costituite dalle etichette degli imballi che possono contaminare i film ma, essendo morbide, non arrecando danni agli impianti o ai prodotti finali. Resta un aspetto estetico che bisogna considerare, ma nell’ottica di realizzare prodotti non estetici, il puntino brillante che richiama una presenza della foglia di alluminio, deve essere considerato “parte del gioco”. Questa accettazione dell’impurità dell’alluminio in foglia può portare notevoli vantaggi di prezzo sul prodotto finale e una considerevole disponibilità di materia prima sul mercato.

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https://www.arezio.it/ - Quale è il Senso della Vita Oggi? Confrontiamoci con Platone, Seneca, Epicuro, Aristotele e Socrate
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Quale è il Senso della Vita Oggi? Confrontiamoci con Platone, Seneca, Epicuro, Aristotele e Socrate
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Stiamo vivendo un periodo così complicato, senza certezze, rischiando di non capire più dove stiamo andandoTenere la barra dritta della propria vita oggi, dargli un senso, è sempre più ostico, in quanto le difficoltà che lambiscono o colpiscono le nostre giornate, si susseguono ad un ritmo incalzante. Sfide continue per reggere all’urto di un mondo che sta cambiando, troppo in fretta, dove sembra che solo gli altri ce la facciano, dove è facile finire nella corrente del fiume che può emarginare, avvilire e ridurre le speranze. Ma ci siamo mai chiesti se la difficoltà a interpretare il senso della vita di oggi, siano frutto di un eccezionale convergenza di fattori complicati o se, nel mondo passato, si siano ripetuti. Possiamo prendere ad esempio cinque filosofi molto famosi come Platone, Seneca, Epicuro, Aristotele e Socrate, per capire se, fin dalla notte dei tempi, queste riflessioni sul senso della vita fossero attuali. Il senso della vita secondo Platone Platone, uno dei più grandi filosofi della storia occidentale, ha avuto una visione profonda e complessa del senso della vita, che si può comprendere esaminando le sue numerose opere. Per Platone, il senso della vita risiede nella ricerca della verità, nella realizzazione della virtù e della giustizia e nella comprensione delle realtà eterne del Mondo delle Idee. Attraverso la filosofia, l'individuo può avvicinarsi a queste verità e vivere una vita piena di significato e scopo. Possiamo individuare alcune idee centrali che costituiscono la sua comprensione del significato e dello scopo della vita umana: Il Mondo delle IdeeAl centro della filosofia di Platone c'è la sua teoria delle Forme o delle Idee. Secondo questa teoria, il mondo reale e tangibile in cui viviamo è solo un'ombra o una copia imperfetta del vero Mondo delle Idee. Queste Idee sono eternamente vere, immutabili e perfette. L'AnimaPlatone credeva nell'immortalità dell'anima. Secondo lui, l'anima preesiste alla nascita fisica e continua ad esistere dopo la morte. L'obiettivo dell'anima, durante la sua esistenza terrena, è ricordare e comprendere le verità eterne che conosceva prima della sua incarnazione. Educazione e ConoscenzaPlatone sosteneva che il vero scopo dell'educazione non è trasmettere nuova conoscenza, ma piuttosto "risvegliare" l'anima alla conoscenza che già possiede. L'atto di "ricordare" o di prendere coscienza delle Forme è fondamentale per la realizzazione del proprio potenziale. Virtù e GiustiziaUn altro tema centrale nelle opere di Platone è l'importanza della virtù e della giustizia. Per lui, vivere una vita virtuosa e giusta è essenziale per il benessere dell'anima. La giustizia, in particolare, è intesa come l'armonia dell'anima, dove ogni sua parte svolge il ruolo che le compete. Filosofia come pratica di vitaPlatone vedeva la filosofia non solo come un campo di studio, ma anche come una pratica di vita. Il filosofo, attraverso la sua ricerca della verità e la sua aspirazione alla saggezza, cerca di avvicinarsi il più possibile al Mondo delle Idee e, in tal modo, realizza appieno il proprio potenziale. Il senso della vita secondo Socrate Socrate è considerato uno dei grandi precursori della filosofia occidentale, e benché non abbia lasciato alcun scritto, le sue idee e il suo pensiero sono stati tramandati attraverso le opere dei suoi discepoli, in particolare Platone. Per Socrate, il senso della vita era strettamente legato alla ricerca della virtù, alla comprensione di sé e alla costante aspirazione alla verità. La vita autentica e significativa era quella vissuta in coerenza con la propria coscienza e in costante esame delle proprie convinzioni e azioni. Per Socrate, la riflessione sul senso della vita era strettamente legata al concetto di "conoscere se stessi" e alla vita esaminata. Alcune delle idee centrali di Socrate sul significato e lo scopo della vita includono: L'importanza dell'AutoesameSocrate è famoso per la sua affermazione "Una vita non esaminata non vale la pena di essere vissuta". Questo sottolinea l'importanza di esaminare costantemente e criticamente le proprie convinzioni, azioni e comportamenti. Solo attraverso un'attenta riflessione e autoesame, una persona può vivere una vita autentica e significativa. La Virtù come ConoscenzaSocrate credeva che nessuno commettesse il male volontariamente e che l'ignoranza fosse la causa del comportamento immorale. Quindi, per lui, conoscere il bene è fare il bene. Se una persona conosce veramente ciò che è giusto, agirà di conseguenza. L'Imperatività della CoscienzaSocrate dava grande importanza alla voce interiore o alla coscienza. Era convinto che seguire la propria coscienza e agire in base alla propria integrità fosse fondamentale, anche a costo di affrontare conseguenze avverse. La Morte come TransizioneAnche se Socrate non ha fornito una dottrina elaborata sull'aldilà, ha espresso una visione serena della morte. Nel "Fedone" di Platone, Socrate discute della morte come possibile transizione verso una comprensione più profonda e una maggiore intimità con la verità. La Centralità del DialogoSocrate credeva fermamente nel potere del dialogo come mezzo per arrivare alla verità. Attraverso il metodo socratico, una forma di interrogazione critica, egli cercava di portare le persone a una comprensione più chiara delle loro proprie credenze. Il senso della vita secondo Epicuro Epicuro, un filosofo antico greco, ha fondato la scuola filosofica dell'epicureismo. La sua filosofia è incentrata sull'idea che l'obiettivo principale della vita umana sia la ricerca del piacere e l'evitamento del dolore. Tuttavia, questa visione del piacere è spesso fraintesa. Il senso della vita secondo Epicuro è trovare la felicità attraverso la ricerca di piaceri semplici e duraturi, l'evitamento del dolore, l'eliminazione delle paure irrazionali e la coltivazione di profonde amicizie. La filosofia, per Epicuro, era principalmente uno strumento per raggiungere una vita felice. Vediamo le idee principali di Epicuro riguardo al senso della vita: Piacere e DoloreEpicuro identifica il piacere e il dolore come i principali criteri per determinare ciò che è buono o cattivo. Ma il piacere, secondo Epicuro, non è puramente fisico o sensuale. Il piacere più alto è la tranquillità dell'anima (atarassia) e l'assenza di dolore fisico (aponia). Piacere Intellettuale vs Piacere FisicoSebbene Epicuro riconoscesse i piaceri fisici, sosteneva che i piaceri dell'anima, come l'amicizia, la conoscenza e la riflessione filosofica, fossero superiori ai piaceri del corpo. Questi piaceri intellettuali sono duraturi e non portano a conseguenze negative. Eliminazione delle Paure IrrazionaliEpicuro credeva che molte delle nostre pene derivassero da paure irrazionali, come la paura degli dei o della morte. Secondo lui, comprendere la natura attraverso la filosofia può aiutarci a liberarci di queste paure. Ad esempio, sostenendo che la morte è semplicemente la cessazione della sensazione, Epicuro ha argomentato che non dovremmo temere la morte poiché non rappresenta sofferenza. Vita SempliceEpicuro consigliava una vita semplice, in cui i desideri naturali e necessari (come cibo, acqua e rifugio) vengono soddisfatti, ma i desideri non necessari (come lussi) vengono minimizzati. Ciò permette di ridurre il dolore e l'angoscia associati ai desideri insoddisfatti. AmiciziaUna delle fonti più grandi di piacere, secondo Epicuro, è l'amicizia. L'amicizia non solo fornisce gioia e piacere, ma anche sicurezza e supporto, aiutando così a raggiungere una vita felice e contenta. Il senso della vita secondo Seneca Seneca, un importante filosofo stoico romano, ha offerto una visione dettagliata della vita e di come dovremmo viverla per raggiungere una felicità e una tranquillità durature. Il senso della vita secondo Seneca è vivere con virtù, sfruttare al meglio il tempo che abbiamo, accettare ciò che è al di fuori del nostro controllo, e cercare costantemente di migliorarsi. Attraverso queste pratiche, possiamo raggiungere una profonda serenità e soddisfazione nella vita. Ecco alcune delle sue idee principali riguardo al senso della vita: Vivere secondo la NaturaCome altri stoici, Seneca enfatizzava l'importanza di vivere "secondo la Natura". Questo non significa vivere come gli animali o ritornare a uno stato primitivo, ma piuttosto riconoscere e vivere in armonia con l'ordine naturale del mondo e con la nostra vera natura razionale. Virtù come Bene SupremoSeneca, in linea con lo stoicismo, credeva che la virtù fosse il bene supremo. Vivere virtuosamente, cioè con saggezza, coraggio, giustizia e temperanza, non solo è intrinsecamente buono, ma porta anche a una vita felice e significativa. Indifferenza verso le Cose EsterneGli stoici, inclusi Seneca, credevano che dovremmo concentrarci su ciò che è sotto il nostro controllo diretto (cioè le nostre azioni e i nostri giudizi) e accettare con indifferenza le cose al di fuori del nostro controllo. Questo aiuta a evitare sofferenze inutili e a mantenere la tranquillità di fronte alle avversità. La Morte come Parte Naturale della VitaSeneca ha scritto molto sulla morte, sottolineando che è una parte naturale e inevitabile della vita. Dobbiamo accettarla e non temerla. In effetti, riflettere sulla nostra mortalità può aiutarci a vivere una vita più focalizzata e apprezzare il presente. Tempo come Risorsa PreziosaUna delle opere più famose di Seneca è "De Brevitate Vitae" ("Sulla brevità della vita"), in cui discute l'importanza di utilizzare saggiamente il nostro tempo. Critica coloro che sprecano la loro vita in attività futili e sottolinea l'importanza di vivere pienamente e con intento. Formazione e Auto-miglioramentoSeneca ha sottolineato l'importanza dell'educazione e dell'auto-miglioramento. Attraverso lo studio e la riflessione, possiamo coltivare la virtù, affinare il nostro giudizio e vivere una vita più in linea con la nostra vera natura. Il senso della vita secondo Aristotele Aristotele, uno dei più eminenti filosofi dell'antica Grecia, ha dedicato molta attenzione alla questione del bene supremo e del senso della vita per gli esseri umani. Per Aristotele, il senso della vita risiede nella ricerca dell'eudaimonia, che può essere realizzata vivendo virtuosamente, utilizzando la nostra capacità razionale, partecipando attivamente alla vita della comunità e perseguendo sia attività pratiche che teoretiche. La sua visione enfatizza l'integrazione di mente, corpo e anima in un percorso verso il benessere e la realizzazione del proprio potenziale. Ecco le sue idee principali:Eudaimonia (Felicità o Fioritura)Aristotele ha argomentato che la finalità ultima della vita umana è l'eudaimonia, un termine spesso tradotto come "felicità", ma che potrebbe essere meglio descritto come "fioritura" o "realizzazione del proprio potenziale". Questo non si riferisce a un piacere momentaneo o a una gioia effimera, ma a una sorta di benessere complessivo e duraturo. Virtù e MezzoPer Aristotele, la chiave per raggiungere l'eudaimonia è vivere virtuosamente. Le virtù sono disposizioni stabili che ci portano ad agire in modo appropriato. Aristotele ha introdotto il concetto di "mezzo aureo", sostenendo che la virtù sta nel mezzo tra due estremi, l'eccesso e la carenza. RazionalitàAristotele ha sottolineato l'importanza della parte razionale dell'anima. Secondo lui, la capacità di ragionare è ciò che distingue gli esseri umani dagli altri animali, e vivere in accordo con questa natura razionale è fondamentale per la realizzazione del proprio potenziale. Vita Teoretica vs Vita PraticaMentre la virtù morale è associata alla vita pratica e all'azione etica, Aristotele ha anche identificato una "virtù intellettuale" associata alla vita teoretica, come lo studio e la contemplazione. Ha suggerito che, nella sua forma più elevata, l'eudaimonia può essere trovata nella vita di contemplazione filosofica. Dipendenza dalla Polis (Città-Stato)Aristotele ha sostenuto che l'uomo è un "animale politico", il che significa che siamo naturalmente predisposti a vivere in comunità. L'eudaimonia, quindi, non è solo un'impresa individuale, ma dipende anche dalla partecipazione attiva nella vita della polis e dall'avere relazioni virtuose con gli altri. FormazioneAristotele ha enfatizzato l'importanza della formazione e dell'educazione per coltivare le virtù e raggiungere una vita buona. La formazione non solo trasmette conoscenza, ma modella anche il carattere.

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https://www.arezio.it/ - Che influenza ha il nepotismo manageriale per le aziende?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Che influenza ha il nepotismo manageriale per le aziende?
Management

La sottovalutazione dei rischi connessi all’attribuzione di ruoli manageriali per familiaritàVi potrebbe essere capitato, nella vostra attività lavorativa, durante un colloquio con il titolare dell’azienda o con un CEO appartenente alla famiglia proprietaria dell’azienda, risposte del tipo: non vorrai guadagnare più di mia figlia, non penserai di aspirare ad un ruolo manageriale più alto di mio fratello, non puoi pretendere che mia moglie prenda ordini da te e così via. Il concetto di proprietà aziendale molte volte, specialmente nelle società medio piccole, ma spesso anche in quelle di grandi dimensioni a conduzione familiare, si confonde con il concetto della sua gestione, dove le persone dovrebbero operare secondo la convenienza dell’azienda e non dei singoli soggetti. Un cortocircuito di cui non si vedono i risultati nel breve periodo, ma che sono sicuramente deleteri nel medio lungo periodo, con una serie catastrofica di conseguenze che minano la credibilità e la qualità delle risorse umanane. Come abbiamo detto il nepotismo manageriale può avere un impatto significativo sulle aziende, di cui alcuni possibili effetti: Diminuzione del morale dei dipendenti Quando i posti di leadership vengono assegnati in base alle relazioni familiari o personali anziché al merito, questo può causare una diminuzione del morale dei dipendenti, portando a una riduzione della produttività e a un aumento del turnover. Qualità della leadership scadente Se le persone sono promosse in posizioni manageriali basandosi su connessioni personali invece che sulla competenza, la qualità della leadership può soffrire. Un atteggiamento simile può portare a decisioni aziendali scadenti, perdita di opportunità di business e potenzialmente alla perdita di competitività sul mercato. Danneggiamento della reputazione aziendale Il nepotismo può causare danni alla reputazione di un'azienda se viene percepito come ingiusto o disonesto. Il comportamento di favore può rendere difficile per l'azienda attrarre talenti di alto livello o mantenere clienti e partner commerciali. Riduzione della diversità Il nepotismo può portare a una mancanza di diversità nel team di manageriale, il che può limitare la gamma di idee e prospettive nella gestione dell'azienda. Quindi, sebbene possa sembrare conveniente promuovere persone familiari o conosciute in posizioni di leadership, il nepotismo può avere conseguenze negative significative per le aziende. Quale reazione hanno i dipendenti delle aziende al nepotismo manageriale? Siamo abbastanza convinti che le imprese, a tutti i livelli e in tutti i campi, siano fatte di uomini e il loro successo dipende dalla qualità delle risorse umane che vivono all’interno delle aziende. Più i collaboratori sono motivati e ambiziosi nel raggiungere i risultati più il clima costruttivo contagia i lavoratori e attrae risorse umani nuove e capaci. Per questo motivo l’atteggiamento nepotistico all’interno dell’azienda si scontra con la crescita della stessa, creando una cattiva valutazione complessiva e una sfiducia dei lavoratori nei confronti della piramide manageriale. La reazione dei dipendenti al nepotismo manageriale può variare, ma tende ad essere negativa per i seguenti motivi:Mancanza di fiducia Se i dipendenti vedono che le decisioni vengono prese in base al nepotismo, possono perdere fiducia nei leader dell'azienda, un comportamento che può portare a una mancanza di rispetto per i manager e a una riduzione dell'efficacia della leadership.Risentimento Il nepotismo può creare tensioni e risentimenti tra i dipendenti. Quelli che non sono favoriti possono sentirsi risentiti verso quelli che sono, e questo può portare a un ambiente di lavoro tossico. Mancanza di motivazione Se i dipendenti vedono che le promozioni sono basate su relazioni personali piuttosto che sul merito, possono perdere la motivazione per lavorare duramente e migliorare le loro competenze. Come vincere il nepotismo manageriale in azienda da parte del proprietario? Combattere il nepotismo manageriale può essere difficile, specialmente se è praticato dal proprietario dell'azienda. Tuttavia, ci sono alcuni passi che possono essere intrapresi: - Implementare politiche di assunzione e promozione chiare che enfatizzano il merito anziché le relazioni personali. Queste politiche dovrebbero essere ben documentate e facilmente accessibili a tutti i dipendenti. - Fornire formazione ai manager e ai leader aziendali su come evitare il nepotismo e su come prendere decisioni imparziali. - Creare canali attraverso i quali i dipendenti possano segnalare il nepotismo senza temere ritorsioni. Questo potrebbe includere una linea diretta o una casella di posta elettronica anonima. - Considerare l'idea di avere una parte esterna, come un consulente o un avvocato del lavoro, per rivedere le decisioni di assunzione e promozione. Questo può aiutare a garantire che le decisioni siano prese in modo equo. - Comunicare apertamente con i dipendenti sui passaggi intrapresi per combattere il nepotismo. Questo può aiutare a rafforzare la fiducia e a mostrare che l'azienda prende sul serio il problema. E’ bene ricordare, tuttavia, che queste strategie potrebbero non essere efficaci se il proprietario dell'azienda non è disposto a cambiare le sue pratiche. In questo caso, potrebbe essere necessario cercare consiglio legale o considerare altre opzioni di lavoro.

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https://www.arezio.it/ - Esiste una relazione tra l’aspirina e la plastica riciclata?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Esiste una relazione tra l’aspirina e la plastica riciclata?
Economia circolare

I ricercatori hanno scoperto evidenze tra l'aspirina e la plastica riciclata. Vediamo quali sonoUn gruppo di ricercatori ha scoperto che l’idrolisi acida di un polimero vinilico riciclato induce ad una scomposizione chimica in acido salicilico e acido acetico. Questi acidi, debitamente trattati, sono i componenti per l’aspirina. Siamo pervasi ormai ogni giorno da notizie sull’inquinamento della plastica, sulla difficoltà di riciclare tutta quella che viene giornalmente prodotta, sulle difficoltà tecniche del processo di recupero meccanico delle varie tipologie di polimeri che troviamo nei prodotti e vediamo con speranza le nuove forme di riciclo non meccanico che si stanno studiando e testando. Esistono polimeri decisamente difficili da riciclare, dove le tecnologie molecolari di scomposizione dei componenti chimici potranno dare speranze industriali, per risolvere i vari problemi tecnici che comportano una percentuale di riciclo così bassa nel mondo. La via più sbrigativa, secondo alcune scuole di pensiero attuali, sarebbe quella di seguire le ideologie del movimento PlasticFree, che segue l’utopia di vivere senza plastica. Oggi, se ci guardiamo intorno, capiamo che nel breve periodo sembra impossibile sostituire tutti i prodotti plastici con prodotti alternativi che abbiano un costo sostenibile e un impatto ambientale corretto. Sarà sicuramente una strada da seguire quella di evitare la produzione di prodotti plastici usa e getta, in quanto la plastica nasce per durare. Una buona notizia viene dall’Universitàdi Shinshu, dove un ricercatore ha scoperto che l’idrolisi acida di un polimero vinilico porta alla formazione di acido salicilico e acido acetico, componenti di base dell’aspirina, che potrebbero, tramite passaggi chimici, ritornare a trasformarsi i composti in polimeri vinilici. Ma cosa sono i polimeri vinilici? Questi polimeri sono composti da monomeri vinilici, in pratica sono piccole molecole create da un doppio legame carbonio-carbonio e costituiscono la seconda più famosa ed utilizzata famiglia di polimeri. Tuttavia il vinile riciclato è di difficile utilizzo, in quanto instabile e di difficile manipolazione industriale, quindi i ricercatori stanno studiando i meccanismi di varie reazioni chimiche, per capire se forniranno indicazioni per nuove applicazioni sui vinili riciclabili e sulle sue applicazioni su scala industriale.Categoria: notizie - economia circolare - aspirina

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https://www.arezio.it/ - Strategie per la Manutenzione degli Impianti Produttivi a Ciclo Continuo
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Strategie per la Manutenzione degli Impianti Produttivi a Ciclo Continuo
Management

Un fermo produttivo di un impianto a ciclo continuo necessita di programmazione, competenza, velocità ed efficienzaI reparti di produzione a ciclo continuo utilizzano impianti che massimizzano i rendimenti produttivi, attraverso la riduzione al minimo di fermi, lavorando normalmente su tre turni giornalieri. Ma le macchine, pur efficienti, sono soggette ad usura, ed è per questo si rende necessario provvedere ad una corretta programmazione delle fermate per manutenzione. Nell’ambito del budget produttivo, la fermata per manutenzione ha due fattori importanti che devono essere attentamente calibrati: il tempo, che implica una mancanza di merce da vendere o da stoccare a magazzino, e i costi degli interventi, che coinvolgono l’organizzazione tecnica aziendale nel suo complesso. Quali regole adottare per programmare i fermi produttivi per la manutenzione Programmare i fermi produttivi per le manutenzioni, in un ambiente di produzione industriale a ciclo continuo, è fondamentale per mantenere l'efficienza delle apparecchiature e prevenire guasti. Ci sono alcune regole importanti da rispettare per non farsi trovare impreparati durante il fermo: - Prima di programmare un fermo produttivo, è essenziale condurre un'analisi delle condizioni degli impianti produttivi. Ciò aiuta a determinare la necessità e l'urgenza della manutenzione. - Pianificare i fermi produttivi con un buon anticipo in modo da avere tempo per coordinare tutte le risorse necessarie. - Cercare di programmare i fermi produttivi durante i periodi di bassa domanda o quando l'impatto sulla produzione sarà minimo. - Assicurarsi che tutti i dipendenti e le parti interessate siano informati dei tempi e delle durate previste dei fermi. - Prima del fermo, accertarsi di avere tutti i ricambi e gli strumenti necessari a portata di mano. - Assicurarsi che il personale incaricato delle manutenzioni sia adeguatamente formato e abbia le competenze necessarie. - Dopo ogni fermo produttivo, analizzare l'efficacia della manutenzione. Questo aiuta a migliorare i processi futuri. - Documentare ogni fermo produttivo, includendo le ragioni del fermo, le azioni intraprese e i risultati. Questo fornirà dati preziosi per la pianificazione futura. Come gestire il magazzino dei ricambi per gli impianti produttivi La gestione del magazzino dei ricambi, in un ambiente di produzione industriale a ciclo continuo, è essenziale per garantire che gli impianti stessi funzionino senza interruzioni non pianificate. Ci sono pezzi di ricambio che possono essere acquistati dai fornitori in poco tempo, mentre altri, specialmente quelli creati appositamente, hanno bisogno di settimane o mesi tra l’ordine e la consegna. Questo significa quanto sia importante saper pianificare la gestione del magazzino ricambi, sia per le manutenzioni programmate che per quelle straordinarie. Anche in questo caso sarebbe buona cosa tenere presente alcune semplici regole: - Classificare i ricambi in base alla loro importanza. Per esempio, ricambi critici che potrebbero causare fermi produttivi se non disponibili, ricambi regolarmente usati, e ricambi meno frequenti. - Stabilire livelli di scorta minimi e massimi per ogni componente. I ricambi critici potrebbero richiedere livelli di scorta più elevati. - Utilizzare un sistema informativo di gestione magazzino (come un ERP) che ti permetta di tracciare l'inventario in tempo reale, registrare le uscite e gli ingressi e prevedere le esigenze future. - Eseguire revisioni periodiche dell'inventario per assicurarsi che i livelli di scorta siano adeguati e per identificare eventuali ricambi obsoleti o in eccesso. - Assicurarsi che i ricambi siano di alta qualità e che vengano immagazzinati in condizioni adeguate per prevenire danni o deterioramenti. - Posizionare i ricambi più usati in luoghi facilmente accessibili. Utilizzare un’etichettatura chiara e sistemi di codifica per trovare rapidamente ciò di cui hai bisogno. - Stabilire relazioni con fornitori affidabili che possano fornire ricambi di qualità in tempi rapidi, se necessario. - Tenere traccia dei costi associati all'immagazzinamento dei ricambi, compresi i costi di acquisto, di immagazzinamento e di obsolescenza. - Considerare l'idea di avere un kit di emergenza per fermi imprevisti, contenente gli strumenti e i ricambi più critici. Quali differenze, tra costi e risultati, tra un servizio di manutenzione interna o esterna l’azienda L'opzione tra mantenere un servizio di manutenzione interna o esternalizzarla, in aziende con produzioni a ciclo continuo, può avere impatti sia sui costi che sui risultati. E’ difficile dare un suggerimento assoluto su quale tipo di organizzazione di manutenzione sia consigliabile per l’azienda, in quanto entrano in gioco la tipologia di produzione, la complessità degli impianti, la dimensione degli stessi, la diffusione commerciale o meno delle macchine produttive e molti altri fattori. Inoltre, molte aziende adottano un approccio ibrido, mantenendo un piccolo team interno per le esigenze quotidiane e collaborando con fornitori esterni per esigenze specializzate o progetti di grande scala. Possiamo, in via generale vedere i pro e i contro di una struttura di manutenzione interna all’azienda o di una a chiamata: Manutenzione Interna - Il personale interno comporta costi fissi come stipendi, benefici, formazione e strumentazione. - L'azienda potrebbe dover investire in attrezzature, strumenti e formazione specifica per il team di manutenzione. - Il personale interno ha una conoscenza approfondita degli impianti e delle loro specifiche esigenze. - In caso di guasto, il team interno può intervenire immediatamente, riducendo i tempi di fermo. - Il team interno è maggiormente allineato agli obiettivi e alle culture dell'azienda. Manutenzione Esterna - I costi sono variabili e si basano sul lavoro effettivamente svolto. Potrebbero non esserci costi fissi. - L'esternalizzazione può ridurre i costi complessivi, soprattutto se le esigenze di manutenzione sono sporadiche. - Le aziende esterne spesso hanno una vasta esperienza in specifici campi della manutenzione e possono fornire soluzioni innovative. - L'azienda può scegliere tra diversi fornitori e servizi, in base alle esigenze. - Potrebbe esserci un tempo di risposta più lungo in caso di guasti, a meno che non si abbia un accordo di servizio specifico. - L'azienda potrebbe avere meno controllo diretto sulla qualità e sui tempi del lavoro svolto. Come ammortizzare e imputare a bilancio i costi del servizio di manutenzione La contabilizzazione e l'ammortamento dei costi del servizio di manutenzione in un'azienda con produzione a ciclo continuo è un processo essenziale per garantire una corretta rappresentazione dei costi nel bilancio. Questo, inizia classificando i costi di manutenzione, che possono essere diretti (come pezzi di ricambio o ore lavorative dei tecnici) o indiretti (come l'amministrazione del servizio di manutenzione). I costi legati alle attività di manutenzione di routine, che mantengono l'attrezzatura in condizioni operative normali, sono spesso registrati come costi operativi. Vengono imputati al conto economico nell'anno in cui sono sostenuti. Se la manutenzione prolunga la vita utile dell'attrezzatura o ne aumenta il valore, questi costi possono essere capitalizzati come miglioramenti e ammortizzati nel tempo. Una volta capitalizzati, vengono ammortizzati sul conto economico nel corso della vita utile dell'attrezzatura o dell'asset migliorato. La durata e il metodo di ammortamento (ad esempio, lineare o decrescente) dovrebbero essere coerenti con le politiche contabili dell'azienda. Inoltre, registrare i costi di manutenzione nel sistema contabile, garantisce che vengano attribuiti ai periodi appropriati. Questo aiuta nell'analisi dei costi e nella pianificazione finanziaria. Periodicamente, è necessario analizzare le spese di manutenzione per identificare le tendenze, valutare l'efficacia delle attività di manutenzione e determinare se ci sono opportunità per migliorare l'efficienza. Assicurarsi che i responsabili di budget e altre funzioni interessate, siano informati sui costi di manutenzione e su come vengono contabilizzati. Ciò garantisce una pianificazione e una previsione finanziaria più precise.

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https://www.arezio.it/ - Calcestruzzi Polimerici: Vantaggi, Svantaggi e Preparazione
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Calcestruzzi Polimerici: Vantaggi, Svantaggi e Preparazione
Informazioni Tecniche

Creare un conglomerato cementizio con prestazioni superiori a quelli tradizionali usando i polimeriQuando si parla di cemento armato, si tende ad immaginare una struttura di grandissima resistenza, dove il cemento fa da collante ad una miscela calibrata, fatta di inerti ed acqua che, con l’aiuto dei ferri di armatura, permette la costruzione di elementi di grande portanza e resistenza. Nella parola stessa, cemento armato, si esprime l’elemento principe che permette di avvolgere gli altri componenti, creando una monolitica struttura. Quindi, il cemento è il mezzo con cui si permette all’impasto di consolidarsi, realizzando gli elementi strutturali che vediamo, come muri, ponti, pavimenti, solai e molte altre cose. Cosa sono i calcestruzzi polimerici Oggi sappiamo che il cemento non è più l’unico elemento che permette un irrigidimento dell’impasto, e non è più quello che permette di raggiunge performances strutturali migliori in assoluto. Infatti nascendo, il calcestruzzo polimerico, esprime resistenze a compressione, a trazione e a flessione, rispetto al calcestruzzo ordinario, maggiori. E’ anche più resistente alla corrosione, agli attacchi chimici e all'usura, il che lo rende adatto per una varietà di applicazioni, tra cui i pavimenti industriali, i ponti, i pannelli da parete, le barriere acustiche, i prefabbricati e molti altri elementi. I calcestruzzi polimerici, noti anche come RPC (Reactive Powder Concrete), sono composti da un'alta percentuale di polveri reattive, aggregati fini, fibre e una minima quantità di acqua. Questo li rende molto più resistenti e duraturi rispetto ai calcestruzzi tradizionali. Ci sono diverse tipologie, tra cui calcestruzzi epossidici, poliestere, acrilici e altro ancora, a seconda del tipo di resina utilizzata. Se prendiamo in esame, per esempio, il calcestruzzo epossidico, possiamo dire che è un tipo di calcestruzzo polimerico in cui una resina epossidica viene utilizzata come legante al posto del tradizionale cemento Portland. Questo legante unisce gli aggregati per formare un materiale molto resistente e duraturo. La resina epossidica offre diversi vantaggi rispetto al cemento tradizionale. Innanzitutto, è estremamente resistente agli agenti chimici, il che rende il calcestruzzo epossidico un'ottima scelta per applicazioni in ambienti aggressivi, come strutture di trattamento delle acque, depositi di prodotti chimici e strutture industriali dove potrebbe esserci esposizione a sostanze chimiche corrosive. Inoltre, la resina epossidica può fornire un legante più forte e più flessibile rispetto al cemento tradizionale, in quanto può resistere a carichi di trazione e a prevenire crepe e rotture. Questo rende il calcestruzzo epossidico una scelta popolare per applicazioni come pavimentazioni industriali, riparazioni di strutture in calcestruzzo e rivestimenti di protezione. Come bilanciare gli inerti con la resina episodica nei calcestruzzi Il processo di bilanciamento degli inerti con la resina epossidica nei calcestruzzi epossidici è cruciale per ottenere le proprietà desiderate del calcestruzzo. Questo può variare in base a diversi fattori, come l'applicazione specifica, la tipologia di resina epossidica utilizzata, e le proprietà degli inerti stessi. Un modo comune per bilanciare la resina epossidica con gli inerti è attraverso un processo di prove, in cui vengono effettuati diversi campioni con diverse proporzioni di resina e inerti, fino a trovare la miscela che fornisce le proprietà desiderate. Tuttavia, ci sono anche alcune linee guida generali che possono essere seguite. Ad esempio, per un calcestruzzo epossidico standard, la quantità di resina può essere tra il 10% e il 20% in peso della miscela totale. Gli inerti, che possono includere sabbia, ghiaia e altri materiali simili, costituiranno quindi la maggior parte della miscela. È importante anche considerare le proprietà specifiche degli inerti e della resina epossidica. Ad esempio, alcuni inerti possono avere un'alta assorbenza, il che significherebbe che potrebbero richiedere più resina per assicurarsi che tutti gli elementi siano completamente ricoperti. Infine, il bilanciamento di resina e inerti può anche essere influenzato dalla tecnica di miscelazione utilizzata, e quindi potrebbe essere necessario ricalibrare le proporzioni per ottenere la consistenza desiderata, assicurandosi che il calcestruzzo possa essere lavorato correttamente. Come realizzare un impasto corretto per ottenere un calcestruzzo epossidico La preparazione di un impasto corretto per il calcestruzzo epossidico richiede attenzione e cura. La scelta della resina epossidica e degli inerti (come sabbia e ghiaia) è cruciale, infatti questi devono essere di alta qualità e adatti all'applicazione specifica. La proporzione tra la resina epossidica e gli inerti può variare in base all'applicazione specifica e alle proprietà desiderate del calcestruzzo, come abbiamo visto. Prima di tutto sarà necessario miscelare la resina epossidica con l'indurente secondo le istruzioni del produttore. Successivamente, si aggiungeranno lentamente gli inerti, assicurandoti che siano completamente ricoperti dalla resina. Si continuerà a mescolare fino a ottenere una consistenza omogenea. In questa operazione sarà importante utilizzare attrezzature appropriate per evitare l'esposizione degli operatori ai fumi della resina. Una volta miscelato, il mix di calcestruzzo epossidico dovrebbe essere collocato nell'area o nella forma desiderata il più velocemente possibile, dato che l'epossidico inizia a indurire non appena viene miscelato con l'indurente. Una volta che il calcestruzzo epossidico sarà stato collocato, dovrebbe essere lasciato a indurire il tempo necessario, che può essere variabile a seconda della specifica resina utilizzata, ma di solito richiede almeno 24 ore. Resistenza al fuoco dei calcestruzzi polimerici Come tutte le medaglie, anche il calcestruzzo polimerico ha un lato di gran qualità, come abbiamo visto, ma ha anche un lato da non sottovalutare, che si esprime nella bassa resistenza al fuoco. Infatti, il comportamento al fuoco dei calcestruzzi polimerici non è altrettanto studiato quanto quello dei calcestruzzi tradizionali. Tuttavia, i materiali polimerici in genere tendono a essere più sensibili al calore e alle fiamme rispetto ai materiali inorganici come il cemento. Uno dei problemi principali è che, a temperature elevate, i legami chimici tra le molecole di polimero possono rompersi, causando la decomposizione del materiale. Questo può portare alla formazione di gas tossici e può innescare un collasso strutturale. Sarebbe importante, quindi, eseguire ulteriori ricerche per comprendere meglio come migliorare la resistenza al fuoco dei calcestruzzi polimerici, con l'aggiunta di additivi ignifughi o l'uso di tecniche di progettazione per ridurre l'impatto del calore sul materiale.

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https://www.arezio.it/ - Protocollo Tecnico per Valutare una Pressa per le Materie Plastiche Usata
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Protocollo Tecnico per Valutare una Pressa per le Materie Plastiche Usata
Informazioni Tecniche

Molti fattori influenzano il valore reale e commerciale di una pressa che, se non considerati, potrebbero portare a numerose problematicheIl mercato delle presse usate è forse uno dei più floridi e attivi nel mondo tra i macchinari di produzione delle materie plastiche nel mondo. Anche nelle presse ad iniezione per le materie plastiche, l’evoluzione tecnologica ha assunto un ruolo fondamentale, non solo in termini di performance lavorative, quindi velocità, dimensioni dei pezzi stampabili, accessoristica e molte altre cose, ma anche nel campo del risparmio energetico e della riduzione dei costi di manutenzione. La vita delle presse ad iniezione è piuttosto lunga, ed è per questo che il mercato dell’usato ha assunto una dimensione importante nel settore delle materie plastiche. Per chi è intenzionato ad acquistare una pressa ad iniezione per le materie plastiche usata è importante capire lo stato qualitativo della macchina a cui è interessato, per non buttare via i soldi e, cosa non trascurabile, trovarsi con un impianto produttivo in azienda che non rispetta le aspettative richieste. Quindi, valutare la qualità e il valore di una pressa per le materie plastiche usata richiede una combinazione di controlli visivi, test meccanici e di documentazione.Come e cosa valutare in una pressa per materie plasticheCi sono alcuni passi importanti da compiere per poter valutare la qualità di una pressa che si desidera acquistare: Documentazione e Storia della Macchina - Verifica la presenza di manuali, registri di manutenzione e certificazioni - Controllare la data di costruzione e la vita operativa della macchina espresse in ore lavorate - Esaminare eventuali precedenti problemi o riparazioni Ispezione Visiva - Esaminare l'usura esterna, le crepe, la ruggine o altri segni di danno - Assicurarsi che tutti i pannelli, le coperture e le protezioni siano al loro posto e in buone condizioni - Verificare che non ci siano perdite di olio o altri fluidi. Test Funzionale - Accendere la macchina e far funzionare tutti i suoi componenti, controllando che funzioni senza intoppi o rumori strani. - Verificare la pressione, la temperatura e altre specifiche per assicurarti che siano all'interno delle gamme specificate Componenti e Accessori - Esaminare lo stato delle componenti chiave come cilindri, viti, motori e sistemi elettronici - Controllare la disponibilità e la condizione degli accessori inclusi, come i manipolatori o gli estrattori. Software e Controlli - Verificare che il software di controllo sia aggiornato e funzionante - Assicurarsi che tutti i controlli e i display funzionino correttamente. Valutazione Economica - Confrontare il prezzo richiesto con il valore di mercato attuale delle macchine simili - Considerare la domanda e l'offerta attuali nel tuo mercato locale. Verifica della Conformità - Assicurarsi che la macchina rispetti le normative e gli standard locali per la sicurezza e l'efficienza energetica. In generale, la condizione, l'età, la marca, le specifiche tecniche e la domanda nel mercato determinano il valore di una pressa per le materie plastiche usata.Quali sono le parti di una pressa ad iniezione usata di maggior costo se usurate?Le pressa ad iniezione per le materie plastiche sono macchine complesse, e alcune dei loro componenti sono particolarmente costosi da sostituire o riparare se usurati o danneggiati. Vediamo alcune delle parti di una pressa ad iniezione che, se usurate, possono comportare costi significativi: Unità di Plastificazione Vite di Iniezione. È responsabile dell'iniezione del materiale fuso nella cavità dello stampo. Una vite usata o danneggiata può influire sulla qualità del prodotto finito e sulla consistenza del processo. Cilindro (o canale) di Iniezione. Funziona in tandem con la vite. Se corroso o usato, può influire sulla qualità della plastificazione e, quindi, del prodotto. Unità di Chiusura. Se deformate o danneggiate, possono influire sulla corretta chiusura dello stampo, causando problemi come la fuoriuscita di materiale o la formazione di pezzi non conformi. Sistema Idraulico Pompe Idrauliche. Esse alimentano il movimento di molte parti della pressa ad iniezione. Se sono usate o danneggiate, possono compromettere l'intera operatività della macchina. Sistemi Elettrici Pannello di Controllo. È il cervello operativo della pressa. Se danneggiato o obsoleto, può essere costoso da sostituire, e senza di esso, la macchina potrebbe non funzionare correttamente. Assicurarsi, inoltre, che tutti gli schermi, pulsanti e leve funzionino correttamente e controlla eventuali segni di bruciature o danni.Servomotori e Azionamenti. Questi componenti sono essenziali per il movimento preciso e la funzionalità della macchina. Se si guastano, possono essere costosi da riparare o sostituire. Cavi e Connettori. Esaminare il cablaggio per eventuali segni di usura, danni o bruciature. Sensori e Trasduttori. Controllare che i sensori di temperatura, pressione e posizione funzionino correttamente e che siano calibrati.Sistemi di Raffreddamento Una unità di raffreddamento inefficiente può portare a surriscaldamenti e potenziali danni ad altre parti della macchina. La sostituzione o la riparazione del sistema di raffreddamento può essere costosa. Sistemi di Sicurezza Mentre essenziali per la sicurezza operativa, la sostituzione di sistemi di sicurezza avanzati può essere onerosa. È sempre importante tenere presente che la prevenzione attraverso una manutenzione regolare e adeguata può spesso evitare danni costosi e prolungare la durata della macchina. Se si sta considerando l'acquisto di una pressa ad iniezione usata, sarebbe saggio fare un'ispezione approfondita di queste parti critiche o avere un tecnico esperto che effettui la valutazione.

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https://www.arezio.it/ - Quel Senso di Sottile Arroganza Verso gli Altri che fa Male
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Quel Senso di Sottile Arroganza Verso gli Altri che fa Male
Slow Life

Un atteggiamento a volte dettato dalla fretta, dalla superficialità e dall’idea di essere fortiPer offendere le persone, creare una insanabile distanza, costruire piano piano dei muri, non sempre è necessario farlo con argomentazioni o con azioni eclatanti e nette. Il linguaggio del corpo, la mancanza di attenzione, il dare per scontato una serie di rapporti e di posizioni, il non rivolgere la parola e, soprattutto, la mancanza di una disponibilità concreta nello stare ad ascoltare gli altri crea distanza, frustrazione e irriconoscenza.L’eccessiva concentrazione su noi stessi, sui nostri progetti, sui nostri obbiettivi, marginalizzano le persone che abbiamo intorno, gli amici, anche chi ci vuole bene.  Se ci fermiamo a pensare quante volte può esserci capitato nella vita, sia di subire che di far subire questi comportamenti, forse riflettendo potremmo migliorare noi stessi. Questo esercizio lo fece anche Charles Plumb, un pilota di aerei nella guerra del Vietnam. Dopo molte missioni di combattimento, il suo aereo fu abbattuto da un missile. Plumb si paracadutò, fu catturato e trascorse sei anni in una prigione nordvietnamita. Al suo ritorno negli Stati Uniti, ha iniziato a tenere conferenze raccontando la sua esperienza in prigione e ciò che aveva imparato. Un giorno, in un ristorante, fu accolto da un uomo: - Ciao, sei Charles Plumb, eri un pilota in Vietnam e sei stato abbattuto, vero? "Sì, come fai a saperlo?" chiese Plumb. - Sono stato io a piegare il tuo paracadute. Sembra che abbia funzionato bene, vero? Plumb quasi annegò di sorpresa e rispose con gratitudine: "Certo che ha funzionato, e ti sono grato, altrimenti non sarei qui oggi." Essendo solo quella notte, Plumb non riusciva a dormire, pensando e chiedendosi: Quante volte ho visto quest'uomo sulla portaerei e non gli ho mai detto buongiorno? Io ero un pilota arrogante e lui un semplice marinaio. Pensò anche alle ore che il marinaio trascorreva umilmente in barca avvolgendo i fili di seta di diversi paracadute, tenendo tra le mani la vita di qualcuno che non conosceva. Ora, Plumb inizia le sue lezioni chiedendo al suo pubblico: - Chi ha piegato il tuo paracadute oggi? Quante volte nella nostra giornata siamo arroganti, ignoranti, maleducati a causa della fretta del lavoro, delle faccende domestiche o dei problemi personali? Spesso questo accade a persone che amiamo e che vogliono il nostro bene o anche con un semplice sconosciuto.Sconosciuto

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Notizie Brevi

Costruzione di una piattaforma tecnologica per il riciclo dei rifiuti plasticiTechnip Energies (T.EN), società leader nell’ingegneria e nella tecnologia per la transizione energetica, e Versalis, società chimica di Eni, hanno sottoscritto un accordo finalizzato all’integrazione delle tecnologie Hoop® di Versalis con quelle di purificazione Pure.rOilTM e Pure.rGasTM di T.EN, costituendo una piattaforma tecnologica per il riciclo chimico avanzato dei rifiuti plastici.Questa piattaforma tecnologica permette di realizzare un processo di riciclo della plastica teoricamente infinito, producendo nuovi polimeri vergini adatti a tutte le applicazioni e identici ai polimeri provenienti da materie prime fossili. Versalis contribuisce con la tecnologia proprietaria Hoop®, un processo di pirolisi che consente il riciclo di rifiuti plastici misti con elevate prestazioni in termini di resa, recupero e flessibilità nella gestione di diversi tipi di feedstock. T.EN contribuisce con la sua esperienza nella progettazione di forni per etilene e steam-cracker, con gli oltre 700 steam-cracker in tutto il mondo che operano con la sua licenza, e con le tecnologie proprietarie di preparazione e purificazione, rispettivamente Pure.rGasTM e Pure.rOilTM, che garantiscono un’integrazione sicura, affidabile e ottimizzata con i cracker esistenti e quelli di nuova generazione. Le tecnologie integrate di Versalis e T.EN contribuiranno a sostenere l’economia circolare, riducendo l’impronta carbonica complessiva nella catena del valore dei polimeri. “Siamo lieti di unire le forze con Versalis per commercializzare le nostre tecnologie combinate per il riciclo dei rifiuti plastici. Questa alleanza contribuirà a rafforzare la leadership di Versalis e di T.EN nella trasformazione dei tradizionali prodotti chimici di base e dei polimeri in prodotti sostenibili e decarbonizzati, facilitando la transizione verso l’economia circolare" ha dichiarato Marco Villa, Direttore Generale di Technip Energies. “Riteniamo che le partnership siano acceleratori di crescita molto efficaci, che trasformano sinergie nella forza di cui tutti necessitiamo per rendere il nostro settore sempre più sostenibile. Questa partnership con T.EN, che coniuga le rispettive tecnologie innovative nel riciclo chimico e la lunga esperienza in progetti industriali, consentirà di accelerare l’implementazione di soluzioni concrete ed efficaci per i rifiuti plastici, da applicare poi ovunque vi sia un’opportunità nel mercato globale”, ha dichiarato Adriano Alfani, Amministratore Delegato di Versalis. Info e foto ENI

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