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https://www.arezio.it/ - La Gomma da Masticare Compie 150 anni: Dai Maya a Greta Thunberg
Marco Arezio - Consulente materie plastiche La Gomma da Masticare Compie 150 anni: Dai Maya a Greta Thunberg
Informazioni Tecniche

Gomma da masticare: Un prodotto storico, nato vegetale e diventato un mix di chimica poco amico dell’ambienteLe prime tracce storiche della gomma da masticare risalgono ai Maya, che erano abituati a masticare delle palline di gomma dette Chicle, tratte da una pianta chiamata Manilkara Chicle. Successivamente si sono trovate altre tracce, in epoca più recente, attribuite al generale e presidente del Messico, Antonio Lopez de Santa Maria, chiamato il Napoleone dell’West, ( Xalapa, 21 febbraio 1794 – Città del Messico, 21 giugno 1876) militare e politico di lungo corso, al quale verrebbe attribuita l’invenzione della gomma da masticare moderna. Ma se parliamo di dati certi, circa l’origine del prodotto, dobbiamo allora far riferimento al brevetto depositato da William Semple il 28 Dicembre del 1869 negli Stai Uniti. Una ricetta messa in commercio due anni più tardi che non entusiasmò troppo i clienti in quanto, le palline, erano insapori e molli. Ma sulla scorta di questi insuccessi, Semple modificò più volte la ricetta, inserendo aromi e lavorando sulla consistenza della gomma, riuscendo a far crescere l’interesse per il prodotto verso la fine del decennio del secolo. Nel corso del XX secolo l’industria cambiò radicalmente la ricetta, utilizzando non più una gomma naturale ma una sintetica, il Poliisobutilene, relegando la lavorazione del Chicle ad una nicchia di mercato. Successivamente si era lavorato sulle proprietà elastiche del prodotto inserendo additivi, raggiungendo così la voluta viscosità attraverso l’aggiunta di una gomma di Xanthano. In Europa la conoscenza di questo articolo rimase sconosciuto fino all’avvento della seconda guerra mondiale quando i soldati americani, di stanza nel vecchio continente, lo fecero conoscere alla popolazione. Infatti lo stato maggiore dell’esercito aveva inserito nella cosiddetta “Razione K”, un mix di alimenti che ogni soldato aveva con sé sul campo di battaglia, la gomma da masticare per svariate ragioni. Si riteneva che masticare la gomma, additivata anche di caffeina, aiutasse i soldati a sopportare meglio le tensioni dei combattimenti, inoltre favoriva la pulizia del cavo orale in quelle situazioni in cui i soldati non potevano lavarsi i denti. Ma come viene prodotta, oggi, la gomma da masticare? L’impasto che compone la gomma da masticare contiene il Poliisobutilene, come composto base, poi lo zucchero gli additivi e gli aromi. Il Poliisobutilene o PIB, è una gomma sintetica, ricavato dalla polimerizzazione dell’Isobutilene e una piccola parte (2%) di Isoprene, prodotto dalla Basf per usi alimentari. Il Poliisobutilene, è un polimero vinilico e, dal punto di vista strutturale, assomiglia al comune Polipropilene Homopolimero e al Polietilene, fatta eccezione per il fatto che ogni altro atomo di carbonio è sostituito con due gruppi metilici. Possiede due caratteristiche importanti che sono l’elevata impermeabilità e un’eccellente flessibilità. Come viene impiegata la gomma da masticare? L’uso più comune si può dire sia stato, per moltissimi anni, paragonabile a quello delle caramelle, godendo durante la masticazione della gomma degli aromi che erano all’interno del prodotto. Ma nel corso degli anni, la gomma da masticare ha avuto anche un uso medico e farmaceutico. Infatti esistono sul mercato numerosi farmaci, sotto questa forma, che curano la nausea, le cefalee, la dipendenza da fumo, alcune malattie del cavo orale e sotto forma di integratori alimentari dalle tipologie più disparate. Ma la gomma da masticare si è rilevata un pessimo amico per l’ambiente, in quanto impiega almeno 5 anni per decomporsi, si appiccica alle superfici sulle quali viene posta, specialmente i marciapiedi nelle città. La pulizia delle superfici pedonabili sulle quali si è attaccata comporta l’uso di sostanze chimiche, adatte ad interrompere la solidarizzazione tra gomma e superficie di camminamento, l’acqua con getto ad alto potenziale e, dove questi sistemi non ottengono i risultati sperati, si deve fresare la superficie per togliere le macchie nere composte dalle gomme.Categoria: notizie - tecnica - storia - gommaVedi maggiori informazioni sul rapporto tra alimenti e la chimica

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https://www.arezio.it/ - Il PVC Riciclato e gli Stabilizzanti
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Il PVC Riciclato e gli Stabilizzanti
Informazioni Tecniche

Cosa sono, cosa servono e come si scelgono gli additivi stabilizzanti per il PVC riciclatoÈ importante sapere che il PVC puro non si presta a quasi nessuna applicazione: per questo motivo, nei processi di trasformazione, vengono sempre aggiunti al PVC degli additivi che proteggono il polimero durante la lavorazione, così da impedirne la degradazione e permettono, inoltre, di migliorare le caratteristiche del manufatto risultante in funzione della sua destinazione d’uso finale. La formulazione del materiale è infatti definita considerando tre aspetti fondamentali: Tipo di lavorazione: il materiale deve essere in grado di resistere alle sollecitazioni e alle temperature coinvolte nel processo, essere nella forma giusta (dry-blend, granulo, lattice, ecc.), essere sufficientemente stabile e avere proprietà adeguate per il tipo di lavorazione; – Applicazione finale: bisogna tenere in considerazione l’utilizzo finale del prodotto, le sollecitazioni, ambienti ostili, o anche limitazioni particolari imposte, per esempio, per contatto cibi o in campo medico; – Costo: aspetto sempre importante; funzione della quantità e del tipo di additivi. Una formulazione tipica, per il PVC rigido, comprende la resina, lo stabilizzante termico (evita la degradazione), gli aiutanti di processo (migliorano le caratteristiche del fuso e la lavorabilità) e il lubrificante. Per il PVC plastificato si utilizza una base analoga, ma si aggiungono i plastificanti. Altri additivi sono i coloranti e le cariche. Le cariche vengono inserite principalmente per ridurre le quantità di PVC a parità di volume e quindi per ridurre i costi, ma influiscono anche sulle proprietà aumentando la durezza e rigidità del prodotto finito. Un additivo non deve né volatilizzare durante la trasformazione né essudare verso la superficie nel corso dell’utilizzazione del manufatto. Ciò significa che l’additivo deve avere una bassa tensione di vapore ad alte temperature e non deve precipitare o cristallizzare migrando dalla matrice polimerica durante l’invecchiamento. Mentre gli additivi insolubili, come le cariche e i pigmenti, non danno luogo a questi fenomeni di migrazione, al contrario, gli additivi solubili, come i plastificanti di basso peso molecolare, sono suscettibili di fenomeni di migrazione sia durante la trasformazione che durante l’uso, e possono perfino agire da veicolo per la migrazione di altri additivi presenti in minore quantità.Vediamo da vicino gli stabilizzanti Com’è già noto il principale svantaggio nell’uso del PVC è la sua instabilità termica; infatti a circa 100°C subisce una degradazione chiamata deidroclorinazione, ovvero rilascia acido cloridrico. Ciò determina un abbassamento delle proprietà meccaniche e una decolorazione. La trasformazione del PVC in manufatti richiede sempre l’aggiunta di stabilizzanti termici che evitano e riducono la propagazione della degradazione termica, dovuta allo sviluppo di acido cloridrico del PVC durante la fase di gelificazione e di lavorazione. Questi prodotti permettono, inoltre, di migliorare la resistenza alla luce solare, al calore e agli agenti atmosferici del manufatto. Infine, gli stabilizzanti hanno un forte impatto sulle proprietà fisiche della miscela nonché sul costo della formula. In genere vengono addizionati all’1% al PVC e restano saldamente ancorati alla matrice polimerica. La scelta dello stabilizzante termico adeguato dipende da diversi fattori: i requisiti tecnici del manufatto, le normative vigenti ed i costi. I più comuni stabilizzanti sono generalmente dispersi in un co-stabilizzante di natura organica che ne aumenta le caratteristiche di stabilizzazione. I principali stabilizzanti sono: stabilizzanti allo stagno, stabilizzanti al cadmio, stabilizzanti al piombo, stabilizzanti bario/zinco, stabilizzanti Ca/Zn, stabilizzanti organici. Stabilizzanti Ca/Zn Sviluppati di recente e con ottimo successo si stanno proponendo come validi sostituti degli stabilizzanti al piombo sul piano pratico ed anche sul piano economico. Il loro funzionamento si basa sugli stessi principi degli stabilizzanti al piombo, ma, al contrario di questi, non danno problemi ambientali o di salute nell’uomo. Per migliorare l’efficienza di questi sistemi di stabilizzazione talvolta si aggiungono altri elementi come composti a base di alluminio o magnesio. Per alcune applicazioni è necessario l’impiego di co-stabilizzanti come polioli, olio di soia, antiossidanti e fosfati organici. A seconda del tipo di sistema stabilizzante si possono ottenere prodotti finali con elevato grado di trasparenza, buone proprietà meccaniche ed elettriche, eccellenti proprietà organolettiche ed un elevato grado di impermeabilità. Di pari passo agli stabilizzanti Ca/Zn si stanno mettendo a punto sistemi calcio-organici che affianco ai tanti lati positivi: buona processabilità, buona stabilità termica legata all’assenza di Zn (il cui eccesso potrebbe innescare una brusca degradazione del prodotto) presentano alcuni lati negativi come ad esempio il tono colore della base (tendente al giallo). Stabilizzanti Organici Gli stabilizzanti organici non sono considerati, a tutt’oggi, degli stabilizzanti primari e, ancora meno, particolarmente potenti. Alcuni sono impiegati a causa della bassa tossicità, altri sono usati come co-stabilizzanti in abbinamento con stabilizzanti primari. Un rappresentante particolarmente importante che rientra in questa famiglia di lubrificanti è l’olio di soia epossidato. L’olio di soia epossidato è composto dal 10% di acido stearico e da acido palmitico per il resto da acidi grassi polinsaturi parzialmente epossidati. Esso viene usato nelle formulazioni in quantità che vanno dalle 2 alle 5 phr in base alla funzione che dovrà avere. In quantità minore di 2 phr avrà funzione co-stabilizzante, in quantità superiore avrà anche funzione lubrificante.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - PVC - stabilizzanti Vedi maggiori informazioni

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https://www.arezio.it/ - rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della Fiducia
Marco Arezio - Consulente materie plastiche rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della Fiducia
Management

rMIX il Portale del Riciclo: il Dono della Sintesi e della FiduciaTutti noi, ogni giorno, utilizziamo internet per fare molte cose importanti per la nostra azienda. Comunichiamo, ricerchiamo, promuoviamo, acquistiamo, informiamo, ecc..La rete è una fonte inesauribile di informazioni che ci invita a navigare nella speranza di trovare quello che cerchiamo. Molto spesso utilizziamo i motori di ricerca per scovare potenziali clienti, fornitori, consulenti, imbattendoci in un lavoro ciclopico che impegna due variabili: il tempo e la fiducia. Il problema nasce proprio dal fatto che, per quanto si cerchi di restringere il campo delle ricerche, le informazioni sono sempre maggiori rispetto al tempo a nostra disposizione e che, i contatti trovati, specialmente quelli non conosciuti, possono essere sempre motivo di dubbio sull’affidabilità di chi si propone. Abbiamo quindi visto che il tempo e la fiducia governano i risultati del nostro lavoro nella rete e credo sia importante rendere meglio visibile questi due fattori. Il Tempo Immaginiamo di essere una ditta che utilizza un granulo di polipropilene riciclato per la produzione di alcuni articoli e che vogliamo trovare nuovi fornitori rispetto a quelli che già abbiamo, digitiamo così su Google le parole chiave: • Polipropilene: i risultati che il computer ci restituisce, in una sola lingua scelta, sono circa 4,7 milioni. Decisamente troppi per analizzarli tutti, quindi operiamo una prima scrematura. • Polipropilene riciclato: i risultati che ci appaiono sono scesi a 129.000 circa, sempre troppi rispetto al tempo di analisi che posso investire per una ricerca, quindi scremiamo ancora. • Polipropilene riciclato in granuli: i posts da leggere sono arrivati a circa  20.400, il che significa che,   aprendo gli annunci e spendendo un tempo medio per analizzare il contenuto di 2 minuti per contatto, impiegherò circa 4 mesi, lavorando tutto il giorno, per selezionare i fornitori. Decisamente impossibile. La Fiducia Supponendo che siamo riusciti a trovare alcuni fornitori, a noi sconosciuti, che potrebbero soddisfare apparentemente le nostre esigenze, nasce il problema di verificarne l’affidabilità. I sistemi di verifica sono decisamente pochi, in quanto quello che compare in rete può essere frutto di manipolazioni fatte ad arte per migliorare l’aspetto dell’azienda o creare una facciata ex novo, specialmente se non verificabile in sede direttamente. Anche i portali web del settore, con libero accesso agli iscritti, poco possono fare per limitare il fenomeno delle truffe di identità su internet, che causano tanti problemi alle aziende che si avventurano nei contatti commerciali con questi soggetti iscritti. Tempo e Fiducia sono le chiavi con cui lavora il portale del riciclo rMIX.Utilizzando la piattaforma troverai già una scrematura di aziende, nel mondo, che offrono o cercano prodotti o servizi già divisi per famiglia di appartenenza (plastica, metalli, carta, legno, tessuti, gomme, vetro, scarti edili, macchine, prodotti fatti con materiali riciclati, consulenze, lavori conto terzi, distributori, trasporti…). Ovviamente non ci sono 4,7 milioni di contatti, ma se non trovi quello che cerchi puoi postare una richiesta e puoi essere contattato da chi è interessato. Per quanto riguarda la Fiducia, sul portale del riciclo rMIX nessuno si può iscrivere in modo automatico, deve inviarci prima i propri dati e, solo dopo una valutazione interna, la direzione deciderà se ammetterlo nel portale. Questo viene fatto per cercare di ridurre al minimo il rischio di frodi e di scambio di identità. Inoltre, nel portale troverete una serie di aziende che sono state e/o sono conosciute personalmente dalla nostra società, nel corso delle attività commerciali a livello internazionale svolte nel passato e al lavoro di consulenza che svolgiamo attualmente. Fare l’abbonamento al portale ti allevierà di tante incombenze, perdite di tempo e rischi nel tuo lavoro. Iscriviti al portale rMIX

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https://www.arezio.it/ - La Musica come Impegno Ambientale e Testimonianza Sociale
Marco Arezio - Consulente materie plastiche La Musica come Impegno Ambientale e Testimonianza Sociale
Ambiente

I musicisti, la musica e la filantropia musicale nella storia recente.Possiamo essere giovani o vecchi, di destra o di sinistra, filo musicali o anarchici dei suoni, classici o rock, freddi o partecipativi, ottimisti o pessimisti ma, se sentiamo la parola Woodstock credo che ci siano poche persone che chiedano: cos’è? Perché l’impegno dei musicisti verso le cause sociali iniziò proprio da quel concerto, nell’Agosto del 1969, nella cittadina Americana di Bethel dove si riunirono per tre giorni circa 400.00 giovani, c’è chi dice fino a 1 milione, richiamati da 32 musicisti che si sarebbero esibiti a rotazione. Erano gli idoli delle nuove generazioni: Joan Beaz, Santana, The Who, Neil Young, Grateful Dead, Jimi Hendrix solo per citarne alcuni che, attraverso un concerto oceanico, volevano protestare contro la segregazione razziale, la guerra in Vietnam e contro il sistema capitalista Americano. Woodstock fu certamente uno spartiacque storico, ma anche sociale dove nulla, dal punto di vista della comunicazione musicale, fu come prima e dove la gente si divise tra chi era pro o contro il sistema Woodstock. Chi vedeva in questa mobilitazione il mezzo per rompere i rigidi schemi morali dell’epoca, utilizzando un nuovo mezzo di comunicazione musicale, facendo trionfare apertamente la cultura Hippy, nonostante qualche eccesso, e dall’altra parte chi vedeva in questi rumorosi assembramenti di giovani un decadimento morale della società. Ma ormai il seme era stato gettato in un terreno fertile, così il 13 Luglio del 1985 venne organizzato un altro evento mondiale, il Live Aid, con la creazione di due palchi, uno a Philadelphia e l’altro a Londra, collegati in diretta mondiale attraverso la televisione. Era l’occasione per raccogliere fondi a favore dell’Etiopia che fù colpita da una tremenda carestia. La qualità degli artisti che si esibirono fu di grandissimo livello: i Queen, con Freddy Mercury che ipnotizò la platea, gli U2, David Bowie, i Led Zeppelin, Tina Turner, Madonna, Bob Dylan, i Rolling Stones e tanti altri. Il concerto fu visto in televisione da oltre un miliardo e mezzo di persone, raccogliendo 70 milioni di dollari, dimostrando che la musica era diventata a tutti gli effetti un fenomeno mediatico che poteva muovere le coscienze e avere un peso sociale da tenere in considerazione. Anche in questo caso ci furono polemiche, tra chi ne apprezzava la nuova forza dirompente di una espressione che veniva dalla gente, e chi vedeva in queste manifestazioni una vetrina narcisista degli artisti. Polemiche rinfocolate dopo che una parte dei fondi destinati all’Etiopia furono rubati da Mengistu Haile Mariam. Il modello Live Aid si ripropose in altri concerti tra il 1996 e il 2001 per la causa dell’indipendenza del Tibet. Le problematiche sociali nel corso degli anni e i concerti benefici si moltiplicarono, ricordiamo il concerto nel 2001 “a Tribute to Heros” che voleva ricordare i caduti delle Torri Gemelle a New York, dove i cantanti si esibirono su un palco spoglio, adornato solo di candele in ricordo delle vittime. Possiamo ricordare anche il concerto organizzato da George Clooney “Hope for Haiti” a seguito del devastante terremoto che colpì l’isola e trasmesso da Mtv. Non solo il Rock scorreva nelle vene dei cantanti che negli anni si sono trasformati in filantropi musicali, ma si cimentarono anche personaggi di primissimo livello come Pavarotti, che organizzò vari “Pavarotti and Friends”. Pavarotti, nel corso degli anni riunì molti personaggi famosi per diverse iniziative: il sostegno ai bambini bosniaci, la lotta alla talassemia, alle popolazioni Afghane e molte altre. Oggi, dove il problema dei cambiamenti climatici è di grande attualità, i musicisti vogliono testimoniare la loro preoccupazione e il loro sostegno alla causa ambientalista. Per esempio i Coldplay hanno deciso di interrompere tutti i concerti dal vivo finchè non si potesse trovare una soluzione per suonare ad impatto 0. Altri cantanti come Michael Stipe, ex R.E.M, ha diffuso in rete una nuova canzone “Drive To The Ocean” i cui proventi andranno all’associazione “Pathway To Paris”, associazione che riunisce diversi artisti che si battono per diffondere l’accordo sulla riduzione delle emissioni di CO2 deciso a Parigi. Non è possibile citare tutte le iniziative per l’ambiente che i musicisti stanno sostenendo oggi, ed è per questa impossibilità data dai numeri che fa capire il movimento musicale è sempre in prima linea a fianco delle cause che stanno a cuore alla gente.Vedi maggiori informazioni

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https://www.arezio.it/ - Acquisto di Prodotti Riciclati: Molte Parole ma Pochi Fatti
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Acquisto di Prodotti Riciclati: Molte Parole ma Pochi Fatti
Economia circolare

Siamo tutti Greta Thunberg quando parliamo con gli amici di ambiente, di sostenibilità, di riciclo, di futuro per i giovani e i nostri figliCi dilunghiamo in discussioni sulla mobilità sostenibile, sulla necessità impellente di una riconversione energetica, di protestare contro i produttori di combustibili fossili che inquinano l’ambiente, di elogiare l’uso dei monopattini e di ridurre l’impronta carbonica. Siamo accaniti odiatori sui social e durante gli aperitivi serali, quando si parla di inquinamento dei mari dalla plastica, dei pesci che muoiono e delle barriere coralline che soffrono per l’aumento della temperatura delle acque. Ci scagliamo contro la deforestazione in Brasile e nel sud est asiatico, prendendocela apertamente contro l’industria del legno, la proliferazione degli allevamenti di animali da macello e dell’agricoltura intensiva per produrre il foraggio necessario a sostenere il business internazionale della carne. Ci indigniamo quando sentiamo che i bambini sono impiegati nell’estrazione di minerali pregiati in Congo, necessari per l’industria moderna e addossiamo la colpa a questa o quella nazione che detiene la proprietà delle miniere. Esibiamo con orgoglio ai tavoli degli spritz serali l’ultima borraccia, rigorosamente di alluminio, per stigmatizzare, al di là di qualsiasi dubbio, che noi abbiamo fatto già molto per l’ambiente e che tutti devono sapere da che parte si sta. Esibiamo il rifiuto del sacchetto in cui riporre lo spazzolino da denti acquistato in negozio, come messaggio forte al negoziante dell’attenzione che abbiamo sul problema dei rifiuti, uscendo con il tubetto in tasca, tanto poi il dentifricio lo compriamo su internet, con consegna immediata, che arriverà a casa prima di noi. Ma finiti gli aperitivi con gli amici, spenti i computers, i momenti di socialità quotidiana in cui confrontarsi con la necessità di appartenere a qualche schieramento, capita che si debbano fare delle scelte, in autonomia, che possano toccare il proprio portafoglio e che possano avere dei risvolti sulla sostenibilità della collettività. Ed è proprio in queste occasioni che ci si accorge di come siamo a volte falsi, di come abbiamo un anima come quella di Pinocchio, di come parliamo attraverso le parole degli altri e di come siamo incoerenti. Quando queste scelte toccano direttamente, profondamente e singolarmente noi stessi, il risultato tra ciò che si dice e ciò che si fa è spesso molto diverso. Gli esempi da fare sono così tanti che non saprei veramente da che parte iniziare, così ne prendo uno solo, che può rappresentare il mondo variegato di questo problema, ed è l’emblema del fare il contrario di quello che sempre si sostiene. Un cliente chiede informazioni su un pavimento in plastica riciclata per l’esterno, decantandone poi la funzione sociale del prodotto in quanto riutilizza i rifiuti che diversamente finirebbero nell’ambiente, ne elogia la funzionalità tecnica, vedendo che il prodotto raggiunge standard qualitativi e meccanici superiori, in certi casi, ad un pavimento in cemento tradizionale che ha un impatto ambientate molto più alto. Intuisce che è un prodotto innovativo, ecocompatibile, fortemente adatto a ridurre l’impronta carbonica, leggero così da risparmiare in trasporti ed inquinamento. Ha perfettamente presente che la produzione del massello in cemento divora risorse naturali, come la sabbia, l’acqua, i composti e l’enorme quantità di energia termica e meccanica per produrre il cemento. Si è informato sulla difficoltà attuale del riciclo dei prodotti cementizi e che la maggior parte di essi, a fine vita, finiscono in discarica, con un impatto ambientale molto alto, mentre il massello in plastica, può essere riciclato in ogni caso, sempre. A questo punto, la bilancia pende totalmente a favore del prodotto riciclato quindi, come ultimo tassello si parla di prezzo, già quindi convinto che davanti a casa si poseranno i masselli ecocompatibili in plastica riciclata, convinto dai buoni risultai tecnici del prodotto, dalle certificazioni ufficiali di cui gode e dall’indubbio basso impatto ambientale.Già ci immaginiamo con quale enfasi possa raccontare agli amici della sua scelta personale di posare un pavimento carrabile fatto con materiali riciclati, che sia del tutto rispettoso dei principi dell’economia circolare. Chiudendo la trattativa per l’acquisto, il prezzo del pavimento in materiale riciclato si rilevò allineato con quello in cemento e, a questo punto, come fosse un colpo di teatro, un effetto speciale dei film di Hollywood, il cliente dichiara: “ma se un prodotto fatto di rifiuti plastici costa come uno fatto in cemento, compro quello in cemento”.L’oblio…Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti Vedi ulteriori informazioni sul riciclo

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https://www.arezio.it/ - 10.000 USD: Il Prezzo Record di un Container dall’Asia all’Europa
Marco Arezio - Consulente materie plastiche 10.000 USD: Il Prezzo Record di un Container dall’Asia all’Europa
Notizie Brevi

Il Prezzo Record di un Container dall’Asia all’EuropaSe vogliamo essere precisi, il record di costo di un CNT da 40 piedi tra Shangai e Rotterdam ha toccato esattamente i 10.174 USD nel mese di Maggio, dimostrando tutte le problematiche che il commercio internazionale sta vivendo attualmente.Questo significa un ulteriore aumento del 3,1 % rispetto alla scorsa settimana, ma di ben +485% rispetto all’anno scorso. Ma come mai non si riesce a frenare questa corsa dei prezzi? I motivi che hanno fatto scaturire la corsa dei prezzi dei containers fino a pochi mesi fa, si possono riassumere, come ampiamente descritto in un articolo precedente, nella dinamica del Covid, nello stop alle produzioni in tutto il mondo, nella situazione climatica eccezionale negli stati uniti, in una ripartenza improvvisa dell’economia e nella necessità di ricostituire le scorte minime nei magazzini. Inoltre, nel mese di Marzo, si è verificata una congestione nel canale di Suez, a causa dell’incagliamento di una nave, con il conseguente ingolfamento delle navi porta container che stazionano ai porti per lo scarico. La somma tra domanda di merci elevata e i ritardi delle movimentazioni delle merci nei porti, ha creato una insufficiente quantità di containers disponibili, creando un ulteriore aumento dei prezzi. I profitti delle compagnie di navigazione stanno volando tanto che, secondo il gruppo industriale BIMCO, nei primi 5 mesi del 2021 si sono registrati aumenti degli ordinativi per la costruzione di nuove navi porta containers.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - logistica Maggiori informazioni sulla logistica internazionaleLa storia del canale di Suez

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https://www.arezio.it/ - Granulo in rPET per Contatto Alimentare: la Società Arezio Marco in Inghilterra
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Granulo in rPET per Contatto Alimentare: la Società Arezio Marco in Inghilterra
Economia circolare

Granulo in rPET per Contatto Alimentare: la Società Arezio Marco in InghilterraLa produzione di bottiglie in PET riciclato, che in massima parte occupano la maggior parte del mercato del packaging in PET insieme alle vaschette alimentari, hanno guadagnato velocemente marcato tra i consumatori finali, ci quali sono sempre alla ricerca di imballi che siano i più sostenibili possibili.I produttori di acque e bibite si stanno adeguando alle crescenti richieste di packaging riciclato, inserendo nelle loro produzione l’rPET, materia prima riciclata in granuli che è certificata per il contatto alimentare. In realtà, a fronte di un’enorme richiesta di materia prima riciclata, la necessità dei produttori di bottiglie di avere un fornitore di rPET food, che riassuma diverse caratteristiche tecnico-commerciali non è sempre facile. La società Italiana Arezio Marco è stata incaricata di valutare e proporre tre fornitori affidabili per l’inserimento della materia prima, rPET food, nella produzione di imballi per bevande in Inghilterra. Le valutazioni hanno riguardato: • Le certificazioni sul prodotto, per valutare se il granulo rispettasse i livelli qualitativi della produzione che fino ad ora era espressa solamente attraverso l’uso di PET vergine. • La certificazione sulla compatibilità alimentare per verificare la rispondenza alle normative EFSA • L’analisi del ciclo di produzione attraverso la valutazione della selezione per colore, la macinazione il lavaggio, la sanificazione e l’estrusione del prodotto. • Il controllo di qualità del granulo prodotto prima della consegna al cliente • Le disponibilità trimestrali per permettere programmi di approvvigionamento regolari Terminate queste valutazioni è stato seguito un programma di tests delle campionature consegnate al cliente, che sono passate attraverso le analisi di laboratorio per certificare l’allineamento dei dati dichiarati dal produttore di granulo e, successivamente, con una quantità di materia prima crescente, si sono effettuati tests di produzione su larga scala. Una volta approvati i prodotti e le compatibilità rispetto alle produzioni dei vari packaging, si sono iniziate le forniture della materia prima riciclata.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti - PETVedi il prodotto finito

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https://www.arezio.it/ - rNEWS: Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)
Marco Arezio - Consulente materie plastiche rNEWS: Total e ArcelorMittal Siglano un Accordo per il Gas (LNG)
Notizie Brevi

Total comunica al mercato di aver siglato un accordo per la fornitura di 500.000 tonnellate annue di gas naturale liquefatto (LNG) fino al 2026 con l'azienda ArcelorMittal Nippon Steel (AMNS) per le attività industriali in india. I'LNG verrà scaricato al  terminal LNG di Dahej o Hazira, sulla costa occidentale dell'India.“Siamo lieti di collaborare con AMNS e di soddisfare la crescente domanda industriale di GNL in India, un Paese che mira a più che raddoppiare la quota di gas naturale nel suo mix energetico entro il 2030 rispetto ad oggi”, ha affermato Thomas Maurisse, Senior Vice President GNL al totale. "La fornitura di GNL contribuirà alla riduzione delle emissioni di carbonio di AMNS, in linea con l'ambizione di Total di offrire ai propri clienti prodotti energetici che emettono meno CO2 e di supportarli nelle proprie strategie a basse emissioni di carbonio".Vedi maggiori informazioni sull'operazione Total Accessori per il gas liquefatto LNG

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https://www.arezio.it/ - Certificazione AIMBY: Il Nuovo Parametro per gli Uffici Acquisti
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Certificazione AIMBY: Il Nuovo Parametro per gli Uffici Acquisti
Economia circolare

Certificazione AIMBY: Il Nuovo Parametro per gli Uffici AcquistiGli acquisti delle materie prime, dei semilavorati, dei prodotti finiti o dei servizi, sono una parte importante nel budget delle aziende, dove l’attività professionale, intesa come competenza, ricerca, qualità di negoziazione, creazione di rapporti affidabili, può portare grandi vantaggi alle aziende.Se partiamo dall’assioma principale di molti imprenditori, dove “ogni soldo risparmiato è un soldo guadagnato”, possiamo dire che la funzione del personale che si occupa degli acquisti è tra le più importanti del sistema produttivo. Dal 1° Gennaio 1995, con l’istituzione del WTO (Organizzazione mondiale per il commercio) è iniziata, ufficialmente, l’era della globalizzazione commerciale, attraverso la quale l’obbiettivo delle aziende nelle nazioni più avanzate, era quello di minimizzare i costi di acquisto per le materie prime o i prodotti finiti e, per i paesi in via di sviluppo, poter avere un mercato molto più ampio, senza più dazi, in cui riversare le loro merci. La globalizzazione commerciale sembrava fosse una questione prima di tutto politica, di equità e democrazia tra i popoli più che economica, in un’ottica espansiva del tessuto produttivo internazionale. Gli uffici acquisti hanno così avuto la possibilità, comprando in paesi diversi rispetto al passato e, spesso, molto più lontani dalla sede produttiva, di ridurre, a volte in modo sostanziale, il costo unitario delle merci che compravano, portando un beneficio immediato alla filiera del margine economico sul prodotto. Questo ha avviato un volano incredibile nel campo dei trasporti, in primo luogo quelli marittimi, a seguito dell’aumento vertiginoso degli acquisti di prodotti finiti e delle materie prime industriali in tutto il mondo. Quello che prima si comprava facilmente vicino a casa veniva poi acquistato a migliaia di chilometri di distanza ad un prezzo più basso con una qualità similare. Non mi voglio soffermare sulle conseguenze industriali e sociali che questo fenomeno ha portato in tutto il mondo, dove, nei paesi più sviluppati si iniziò a deviare i flussi degli ordini delle merci e delle materie prime, dai propri paesi alla Cina, India e altri paesi del sud est asiatico, con un crollo del tessuto produttivo locale di media e piccola grandezza. Vi è poi stata una seconda fase della globalizzazione commerciale, in cui tutti abbiamo imparato la parola “delocalizzazione”, dove il motore non era più rappresentato dai risparmi sulle materie prime o i semilavorati acquistati in paesi lontani, ma dalla riduzione del costo della manodopera, che serviva per contrastare la discesa dei prezzi dei prodotti finiti sui mercati tradizionali, causata dei produttori che provenivano dai paesi il cui costo generale di produzione rimaneva più basso di quello delle fabbriche occidentali, nonostante il trasporto. In passato, il costo ambientale che ne è conseguito dal nuovo sistema di circolazione delle merci, in termini di emissioni di CO2, non era mai stato considerato e, se lo fosse stato, era solo una discussione accademica di poco interesse. Oggi le cose sono molto cambiate in diversi ambiti produttivi, a partire dall’uso dei materiali riciclati, dall’impiego delle energie sostenibili, dal comportamento della finanza, che premia le aziende più green attraverso finanziamenti e li sospende ad aziende che hanno un impatto ambientale “vecchio stile”. All’interno delle aziende molti metodi di lavoro sono cambiati, molte professionalità nuove, legate alla produzione sostenibile sono comparse negli organigrammi aziendali, il sistema di comunicazione degli uffici marketing ha virato verso una completa vocazione all’economia circolare e la tutela dell’ambiente, per dare le risposte ai clienti che chiedono più sostenibilità. Ma un altro passo si potrebbe fare anche nell’ambito degli uffici acquisti, indagando nuove strade legate alla sostenibilità del prodotto e del sistema azienda, promuovendo il passaggio dalla fase degli acquisti prevalentemente NIMBY (non nella mia area) ad una fase prevalente AIMBY (tutto nella mia area), tornando al passato, attraverso gli acquisti delle materie prime, dei semilavorati e dei prodotti finali vicino a casa. Questo perché, in accordo con gli uffici marketing, la certificazione AIMBY sulla filiera produttiva, può portare ad un ulteriore riconoscimento positivo da parte dei consumatori, in cui il risparmio di CO2 che si genera nei trasporti intercontinentali o extra nazionali, può essere rivendicato come distintivo green sui prodotti offerti sul mercato. AIMBY è uno stile di vita, come usare la bicicletta al posto della macchina, il treno al posto dell’aereo o ridurre l’uso della carne sulle nostre tavole o bere l’acqua del rubinetto al posto di quella in bottiglia che viene da centinaia di chilometri di distanza o ridurre l’uso di alimenti in confezioni monouso, o come molti altri comportamenti virtuosi. Inoltre, la riduzione dei trasporti delle merci via mare ridurrà in modo percentuale la possibilità di incidenti, collisioni, incendi, affondamenti dei cargo per avarie o condizioni metereologiche, che causano diffusi e pericolosi stati di inquinamento dei mari e delle spiagge sulla rotta delle navi. Tutti noi possiamo fare qualche cosa per aiutare il pianeta e, tutti noi consumatori, attraverso le nostre scelte possiamo indirizzare il mercato e le produzioni degli articoli che compriamo, nessuno si può sottrarre alle leggi di mercato e il mercato siamo tutti noi.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - rifiuti  Approfondimenti sull'economia circolare

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https://www.arezio.it/ - Storia delle Calze da Donna: dalla Seta al Nylon al PET Riciclato
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Storia delle Calze da Donna: dalla Seta al Nylon al PET Riciclato
Informazioni Tecniche

Storia delle Calze (Collant) da Donna: dalla Seta al Nylon al PET RiciclatoIl 1935 fu una data importante per la moda femminile ma lo è anche stata per la ricerca fatta sui polimeri plastici e in particolar modo nell’ambito della poliammide.Vi chiederete cosa centra la moda con la plastica, in realtà centra molto, in quanto le calze (collant) per le donne, agiate, erano fatte di seta, capo molto costoso che era destinato ad un mercato ristretto. Wallace Hume Carothers scoprì nel 1935 il naylon e depositò nel 1937 il brevetto, senza forse immaginare quale successo questo tipo di materiale potesse avere negli anni successivi. Il nome nylon, che derivava dalla parola no-run (non si smaglia), fu ben pensato dalla ditta DuPount, che il 24 ottobre del 1939 iniziò la distribuzione sul mercato di un lotto di 4.000 calze (collant) con l’intenzione di fare un test per vedere se il prodotto fosse gradito alle donne. Le calze (collant) vennero vendute in tre ore quindi, forti di questo successo, il 15 Marzo del 1940, iniziò la distribuzione ufficiale in tutti gli Stati Uniti d’America, con un risultato di vendita di circa 4 milioni di paia nei primi quattro giorni di vendite. Dopo il 1942, ossia dopo l'ingresso degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, il nylon assunse un nuovo ruolo. Grazie alla sua resistenza, suscitò l'interesse delle forze armate Americane, tanto che per la produzione di calze venne utilizzato quasi esclusivamente il nylon, diventando così una merce rara, utilizzata sul mercato nero come moneta di scambio. In Europa, durante la seconda guerra mondiale, le calze venivano prodotte da una ditta Tedesca con il nome commerciale di Perlon, ma dopo la caduta del terzo Reich, gli Americani smantellarono le fabbriche della IG Farben che producevano il prezioso filato. Dalla fine della seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti, la moda delle calze di Nylon esplose, anche a seguito della riduzione progressiva dei prezzi che fece aumentare la platea femminile che poteva permettersi un capo così ricercato, ma anche per l’indubbio fascino che le gambe delle donne, attraverso le calze (collant) di nylon, davano alle stesse. Dal punto di vista tecnico lo spessore delle calze passò da 70 denari ai 40, per poi ridursi ulteriormente negli anni 50 fino a 10 denari. Intorno al 1960 ci fu una doppia rivoluzione, da una parte il settore industriale produsse macchine che permettevano la produzione dei collant tubolari, senza quindi la tanto inconfondibile cucitura e, dal punto di vista della ricerca chimica, la DuPont brevettò l’elastane con il nome di Lycra. La caratteristica principale di questo nuovo tessuto era la possibilità di allungare il capo fino a quattro volte la lunghezza dello stesso. Si può dire che, indirettamente, ci fu una terza rivoluzione nell’abbigliamento intimo delle donne a seguito della diffusione delle calze di lycra, che fu quello della scomparsa del reggicalze, fino a quel momento indispensabile. A partire dagli anni settanta l’importanza delle calze (collant) di nylon diminuì a causa del cambiamento dei costumi delle donne che si spostarono verso abiti più maschili, attraverso l’uso dei pantaloni con i quali non era più importante esibire le gambe fasciate dalle calze di nylon. Oggi si vive un ritorno della calza sottile e fasciante, come oggetto di seduzione e di eleganza, ma nello stesso tempo si ricercano capi che abbiano un impatto ambientale contenuto. Sono quindi nate le calze il cui filo è composto in PET riciclato, permettendo di realizzare un capo da 50 denari nero, del tutto compatibile con l’economia circolare. La produzione di questo filato riciclato riduce l’emissione di CO2 del 45% e il consumo di acqua del 90% rispetto alla produzione con materia prima vergine.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - calze - nylon - seta - collant Vedi maggiori informazioni sulla storia dei tessuti

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https://www.arezio.it/ - Analisi della Qualità dell’Aria e degli Odori all’Interno delle Auto
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Analisi della Qualità dell’Aria e degli Odori all’Interno delle Auto
Ambiente

Le auto con cui ci spostiamo durante le nostre giornate lavorative o come mezzo di trasporto per le nostre vacanze o per i nostri hobbies, sono un insieme di prodotti chimici che, come tali, sono sottoposti a differenti reazioni in base alle sollecitazioni esterne che li interessano.Le temperature, specialmente quelle calde, sono un fattore scatenante che possono causare un incremento di volatili all’interno degli abitacoli delle auto, volatili che possono essere percepiti sotto forma di odori, o del tutto neutri alla percezione nasale, ma che possono portare con sé elementi volatili che potrebbero essere dannosi per la salute, causando problemi fisici a lungo termine. Ma quali sono i volatili che si disperdono all’interno degli abitacoli delle auto? I composti nocivi per la salute presenti nelle auto: • Acetaldeide • Acroleina • Benzene • Toluene • Etilbenzene • Stirene • O-m-p-xilene Queste sostanze che provengono dalla composizione delle strutture plastiche, o dai suoi rivestimenti, che compongono tutta la macchina, come cruscotti, sedili, accessori, pannellature, parti di aerazione, parti del motore che, sotto l’effetto del cambio di temperature, possono rilasciare sostanze volatili nocive.Ma come si può controllare la concentrazione di questi elementi per capire, in modo analitico, se possono danneggiare la salute?Questa analisi della qualità dell’aria può essere fatta impiegando un piccolo strumento come il gascromatografo a mobilità ionica che, attraverso l’aspirazione dei volatili all’interno dell’abitacolo, permette in modo semplice e rapido, la valutazione chimica dei volatili dispesi nell’aria. Questa piccola macchina impiega circa 15 minuti per identificare i concentrati chimici ad un livello pari a 5 ppb e ci restituisce una fotografia della qualità dell’aria che respiriamo in macchina. Qual’ è in sintesi l’obbiettivo: • Quantificazione simultanea delle emissioni gassose sopra riportate • Impiego di un apparecchio semplice e veloce per il campionamento dell’aria nelle auto • Vision tridimensionale dei componenti chimici rilevati • Automatizzazione del sistema di aspirazione e controllo • Breve tempo di ciclo • Valori analitici certi Considerando che nello spettro delle sostanze volatili che possono essere presenti in un’auto, una parte di esse non vengono percepite come odori dall’uomo e, quindi, non ci accorgiamo della loro presenza. La qualificazione dei composti chimici ci può aiutare a capire se, viaggiando all’interno dell’abitacolo esposti all’inalazione di questi elementi, per un determinato tempo, questi possano causare un danno alla nostra salute. Vedi filtri per areazione auto

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https://www.arezio.it/ - Sacchetti in LDPE Riciclato: Come Evitare Problemi Qualitativi
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Sacchetti in LDPE Riciclato: Come Evitare Problemi Qualitativi
Informazioni Tecniche

Sacchetti in LDPE Riciclato: Come Evitare Problemi QualitativiIl mondo dei sacchetti in LDPE riciclato è ampiamente rappresentato dalla tipologia che usiamo tutti i giorni per la raccolta differenziata che, attraverso il loro diverso colore, ci aiutano a separare in modo corretto i rifiuti.La tendenza nella produzione del sacchetto era rappresentata dalla riduzione massima dello spessore e dall’uso di materie prime sempre meno qualitative. Tutto questo rientrava in una logica di mercato in cui il sacchetto doveva costare sempre meno, creando quindi dei prodotti sempre meno performanti dal punto di vista qualitativo.Le problematiche maggiori che si riscontravano erano le seguenti:• Fragilità del sacco sotto l’effetto del peso del rifiuto introdotto con rottura delle pareti per sfondamento • Scollamento dei punti di saldatura delle labbra del sacco con apertura verticale dello stesso • Taglio del sacchetto in presenta di impurità nella parete • Irregolarità della superficie con fenomeni chiamati “occhio di pernice” • Difficoltà nella realizzazione dei colori • Odore pungente dei sacchi anche dopo molto tempo • Secchezza del sacchetto a causa dell’uso di film raccolti degradati dal sole, specialmente per lo scarto che proviene dalle serre agricole Tutti questi problemi sarebbero da analizzare singolarmente in quanto ogni punto ha una lunga storia da raccontare e un chiaro percorso per la sua risoluzione. Nell’articolo di oggi facciamo un salto, arrivando direttamente alle ricette che possono risolvere tutte queste problematiche, permettendo la produzione di sacchi qualitativamente corretti con un occhio ai costi generali di produzione. La maggior parte dei problemi elencati derivano dall’uso al 100% di un input da post consumo, da raccolta differenziata o dei teli agricoli, il cui riciclo meccanico, seppur eccellente con le nuove linee produttive, comporta molte delle problematiche citate. Sicuramente ad una maggior qualità delle linee di riciclo, intese come selezione, lavaggio, densificazione, filtrazione ed estrusione dei granuli, corrisponde una minore quantità ed importanza di problemi, ma il riciclo meccanico del rifiuto proveniente dalla raccolta differenziata o dal settore agricolo, ha comunque dei limiti qualitativi ad oggi non ancora risolti. Per questo motivo l’attenzione alla preparazione di ricette per compounds, realizzati con l’attenzione alla risoluzione di questi problemi, dà la possibilità di creare dei granuli in LDPE, provenienti dal riciclo, con qualità superiori, rimanendo nell’ottica dell’economia circolare che impone il consumo dei rifiuti che realizziamo quotidianamente. Il compound dovrebbe contenere una parte significativa di un input di film di LDPE che non provenga dalla raccolta differenziata, non necessariamente di provenienza post industriale, ma da uno scarto che non sia stato mischiato e inquinato da altre materie plastiche miste. In base alla caratteristica del prodotto finale da realizzare, si deciderà come comporre la ricetta dell’input, così da poter garantire la qualità attesa dal cliente. Gli indici qualitativi devono risolvere i problemi di cui abbiamo parlato tenendo conto di alcune indicazioni:• Permettere la produzione del sacco a partire da 20 micron • L’elasticità deve essere maggiore rispetto ad una ricetta con il 100% post consumo • La tenuta delle saldature, anche a freddo e sotto il peso del contenuto del sacco, deve essere elevata. • L’assenza di piccoli corpi estranei, che si formano a causa della degradazione di materiali differenti dall’LDPE in fase di estrusione, che incidono sul taglio longitudinale accidentale del prodotto. • Poter realizzare una superficie liscia, senza piccole corrugazioni o irregolarità. • La ricetta deve prevedere la possibilità di fare film con colori chiari e scuri, semitrasparenti negli spessori minori. • Assenza o la riduzione marcata dell’odore pungente tipico del post consumo deve poter essere perseguita. Sulla scorta di una modulazione corretta dell’input del materiale e l’attenzione alle fasi eli riciclo e granulazione, è possibile migliorare in modo notevole la qualità dei sacchetti in LDPE che si producono, con un maggiore margine di contribuzione sulla produzione e una maggiore soddisfazione del cliente finale, avendo sempre sotto controllo i costi. Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - LDPE - post consumo - sacchetti - film - qualità Articoli correlati:CHE QUALITÀ DI FILM È OTTENIBILE CON L'USO DELL' LDPE RICICLATO?LDPE RICICLATO DA POST CONSUMO: 60 TIPOLOGIE DI ODORI OSTACOLANO LA VENDITALDPE DA POST CONSUMO. COME RIDURRE LE IMPERFEZIONI. EBOOKVedi maggiori informazioni sul riciclo dell'LDPE

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https://www.arezio.it/ - Come Scegliere un HDPE Riciclato da Soffiaggio senza Odori per l’Automotive
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Come Scegliere un HDPE Riciclato da Soffiaggio senza Odori per l’Automotive
Informazioni Tecniche

Come Scegliere un HDPE Riciclato da Soffiaggio senza Odori per l’AutomotiveL’uso dell’HDPE riciclato per il soffiaggio si sta moltiplicando nelle aziende che fino a pochi anni fa rinnegavano il materiale riciclato, bollandolo come uno scarto, un rifiuto, dalle scarse qualità tecniche, estetiche e d’immagine.Per fortuna molte cose sono cambiate dentro e fuori le aziende, così che l’HDPE riciclato da soffiaggio è passato nel giro di qualche anno da reietto a prodotto di grande interesse, pratico e mediatico. Senza dubbio ci sono stati anche notevoli miglioramenti tecnici sugli impianti che caratterizzano la filiera produttiva del riciclo, tanto che molte delle problematiche classiche che si riscontravano nell’uso dell’HDPE riciclato durante la produzione di articoli soffiati, in parte sono state risolte. Molto ha fatto anche un diverso approccio sia dell’acquirente della materia prima che del consumatore finale, che hanno perso quella criticità relativa ad un articolo fatto con materiale riciclato. Ma nel campo del riciclo ci sono ancora flussi di HDPE che possono presentare problemi qualitativi, estetici e di odore. In relazione all’odore contenuto nei flaconi da riciclare, materia prima da post consumo utilizzata per la realizzazione del granulo da soffiaggio, sicuramente il più persistente è quello che deriva dai detersivi, infatti nonostante il lavaggio, anche accurato dei flaconi da riciclare, l’odore di tensioattivo rimane in modo quasi indelebile. Se nel settore del packaging la rimanenza di odore di detersivo è sempre più tollerato, ma in altri settori, come quello dell’automotive, è una forte discriminante. Nell’ottica dell’economia circolare, l’impiego di granuli in HDPE riciclato che provengano dal post consumo è diventato una vera necessità per l’ambiente, in quanto è indispensabile riutilizzare il più possibile la plastica a fine vita, per evitare che finisca in rifiuto. Sul mercato esistono dei granuli in HDPE neutri od opacizzati, che non hanno al loro interno odori di detersivo, alimentari o di altre fragranze (o puzze), rendendoli così adatti ad un uso più professionale. Per esempio i condotti dell’aria nel settore automotive, possono essere realizzati con granuli in HDPE riciclati, ma non devono attribuire all’aria che ci passa all’interno, odori sgradevoli o persistenti. L’input di questi granuli è costituito da una mono plastica (solo HDPE) che non viene a contatto con altri rifiuti e quindi non ne assorbe, durante il ciclo di immagazzinamento, trasporto nei sacchi e riciclo finale, le contaminazioni classiche che danno origine agli odori pungenti e persistenti della raccolta differenziata. Con questi materiali, neutri od opacizzati, si possono soffiare bocchettoni di aerazione, o altri parti nel settore dell’automotive, che non presentano odori sul prodotto finito, riuscendo a coniugare qualità, circolarità ed esigenze tecniche. In ogni caso, i granuli in ingresso, si possono testare attraverso una semplice analisi sull’impronta degli odori contenuti, attraverso un test di gas cromatografia a mobilità ionica, che in soli 20 minuti ci può dare una fotografia sui componenti chimici dei granuli, in relazione a possibili odori durante le fasi di soffiaggio dell’articolo o una volta posizionato nel veicolo. Questi dati rilasciati dalla prova non sono empirici, come il test fatto con il naso da un gruppo di persone, ma sono del tutto analitici, precisi ed inconfutabili.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - HDPE - soffiaggio - post consumo - automotive - odori Vedi maggiori informazioni sul riciclo

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https://www.arezio.it/ - Come il Polipropilene Riciclato può Aiutare la Gestione Sostenibile delle Acque
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Come il Polipropilene Riciclato può Aiutare la Gestione Sostenibile delle Acque
Economia circolare

Come il Polipropilene Riciclato può Aiutare la Gestione Sostenibile delle AcqueL’acqua è un bene primario di cui l’uomo ha assoluto bisogno per sopravvivere e lo si contende dal passato più antico fino ai tempi moderni.Le guerre per il controllo dell’acqua sono sempre più numerose, che siano conosciute all’opinione pubblica o che non facciano notizia, hanno numeri impressionanti. Tra il 2000 e il 2009, secondo un rapporto dell’UNESCO, si sono combattute 94 guerre per il controllo delle forniture dell’acqua, mentre tra il 2010 e il 2018 ben 263. In un pianeta dove la popolazione continua ad aumentare, specialmente in aree povere come l’Africa con una popolazione di circa 1,2 miliardi di persone che dovrebbe raddoppiare entro il 2050, il bisogno di acqua potabile è sempre più impellente. Il controllo dei grandi fiumi, che portano acqua sia alla popolazione che all’agricoltura, sono sempre più oggetto di contese politiche e militari. Il Nilo che bagna molti paesi Africani, l’Indo che serve il Pakistan ma nasce in India, il Tigri e l’Eufrate che sono necessari a Siria e Iraq ma influenzati dalla Turchia, e molte altre situazioni. Se poi consideriamo che nel mondo, secondo il rapporto, circa 2,1 miliardi di persone non hanno accesso ad un’acqua sicura e altri 4,5 miliardi non possono usufruire di servizi igienici corretti, è facile pensare quale sia il livello di gravità della situazione idrica. Non si deve in questo caso giocare di medie, considerando solo la quantità di acqua disponibile per persona nel mondo, ma anche la sua distribuzione geografica, cioè quanti litri sono disponibili per individuo nei vari paesi. Ci accorgeremmo subito che i numeri sono allarmanti, con milioni di persone senza acqua e altrettanti che ne hanno troppa e la sprecano. Tra i paesi in cui c’è carenza di acqua o hanno flussi stagionali estremi ed opposti, come siccità in certi periodi dell’anno e alluvioni in altri, la disponibilità di acqua sicura, non contaminata, è davvero un problema. Inoltre sempre più spesso la carenza di servizi igienici efficienti comporta la contaminazione delle acque disponibili, creando a loro volta problemi sanitari gravissimi tra la popolazione. A questo punto ci dovremmo chiedere come la plastica riciclata, in particolare il polipropilene, può aiutare l’uomo ad alleviare il problema? Attraverso l’uso de polipropilene riciclato, si sono costruite strutture che possono aiutare la popolazione a ridurre o risolvere i due maggiori problemi: • La mancanza di servizi igienici efficienti crea la dispersione delle acque reflue inquinate da batteri fecali, che possono mischiarsi con le fonti di approvvigionamento delle acque utilizzate per l’uso domestico. Se non esistono sistemi fognari sicuri è possibile istallare moduli in plastica riciclata composti da fosse biologiche e sistemi di dispersione delle acque trattate nel terreno, senza che queste inquinino le falde. • In caso di mancanza di una rete idrica di approvvigionamento dell’acqua è necessario, in quei paesi dove si verificano fenomeni di alternanza di lunghi periodi senza acqua a periodi in cui le piogge intense apportano un quantitativo di acqua superiore alle necessità del momento, l’installazione di impianti di immagazzinamento dell’acqua, posizionati sotto il livello del terreno, in modo da conservare per un tempo più lungo possibile delle scorte, che non saranno soggette all’evaporazione causata dal sole. Queste soluzioni si possono facilmente mettere in opera anche in paesi in cui le infrastrutture e la logistica è scarsa, in quanto i sistemi di controllo delle acque sono modulari, leggeri perchè fatti in plastica riciclata, permettendo una facile installazione anche senza grandi mezzi meccanici.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - riciclo - PP - acquaVedi maggiori informazioni sull'argomento

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https://www.arezio.it/ - rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per Manutenzione
Marco Arezio - Consulente materie plastiche rNEWS: L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per Manutenzione
Notizie Brevi

L’impianto di Versalis di Mantova (IT) Fermerà per ManutenzioneLa direzione dell’impianto di produzione dei polimeri stirenici in ABS di Versalis Mantova, attraverso un comunicato, ha annunciato lo stop delle produzioni per dare avvio ad un piano di ammodernamento degli impianti di produzione nei mesi di Giugno e Luglio di quest’anno.Infatti, Versalis (Eni) informa che sono iniziate le operazioni propedeutiche alla fermata generale programmata per la manutenzione e i nuovi investimenti previsti nello stabilimento di Mantova. Le attività saranno eseguite per fasi: nei mesi di giugno e luglio 2021 è previsto il picco delle operazioni presso gli impianti. Le attività di manutenzione riguardano gli impianti stirenici e intermedi (stirolo monomero, fenolo e derivati, polimeri e i servizi di stabilimento) e un nuovo importante investimento per l’espansione della produzione di polimeri stirenici ABS, per una capacità aggiuntiva di 30mila tonnellate/anno, verso gradi differenziati e ad alto valore aggiunto, destinati a settori chiave come automotive, arredamento ed elettrodomestici. Gli investimenti prevedono anche interventi per il miglioramento tecnologico e di affidabilità e di efficientamento energetico e ambientale per un totale di oltre 40 milioni di euro di investimenti nel biennio 2020-2021. Nel cantiere, che durerà circa due mesi, saranno coinvolte circa 30 imprese, con una presenza di picco di 600 persone di ditte terze. Saranno costruiti 60 mila metri cubi di ponteggi e ispezionate 600 apparecchiature. Le attività vedranno impegnati un team dedicato alla sicurezza integrato dal supporto delle squadre del Safety Competence Center di Eni e personale dedicato alla sorveglianza sanitaria. In particolare, è stato previsto un protocollo di misure aggiuntive a quelle già attuate e un programma di screening epidemiologico per la prevenzione e il contrasto al Covid-19 al fine di garantire la massima tutela della salute dei lavoratori e delle comunità locali. La più importante delle misure attuate è la campagna di test tramite tamponi rapidi in un’area dello stabilimento appositamente attrezzata che verrà avviata, su base volontaria anche a tutto il personale del sito, prima della fermata. Inoltre, verranno installati 9 termo-scanner per agevolare il controllo del personale in entrata e uscita dallo stabilimento e saranno distribuite a tutto il personale impiegato nelle operazioni di fermata mascherine FFP2. Durante le attività di fermata e di riavvio degli impianti saranno attivi i dispositivi di controllo e i sistemi di sicurezza, tra i quali la torcia che si attiverà, in maniera discontinua, per il tempo strettamente necessario a effettuare gli interventi programmati. Saranno preventivamente informati gli Enti competenti, come previsto dal vigente Protocollo Operativo di comunicazione.

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https://www.arezio.it/ - La Rinascita di Chernobyl: dal Nucleare al Solare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche La Rinascita di Chernobyl: dal Nucleare al Solare
Ambiente

Dopo decenni di sofferenze, depistaggi, omertà, malattie e morti, Chernobyl compie una svolta verde, dal Nucleare al Solare.Il 26 Aprile 1986 ci fu un incidente spaventoso nella centrale atomica Ucraina, ancora sotto il dominio sovietico, che provocò morte e distruzione tra la popolazione vicino all'impianto. Le radiazioni nucleari accompagnarono la vita dei superstiti e dei loro discendenti portando malattie e menomazioni per lunghi anni. L'incidente nucleare alla centrale di Chernobyl fu classificato dall'IAEA a livello 7 della scala INES, il massimo valore possibile dell'indice, che indica l'evento come catastrofico. La storia ci dice che: le cause furono inputate alle gravi mancanze da parte del personale, sia tecnico sia dirigenziale, in problemi relativi alla struttura e alla progettazione dell'impianto stesso e della sua errata gestione economica e amministrativa. Il personale si rese responsabile della violazione di svariate norme di sicurezza e di buon senso, portando a un brusco e incontrollato aumento della potenza (e quindi della temperatura) del nocciolo del reattore n. 4 della centrale: si determinò così la scissione dell'acqua di refrigerazione in idrogeno e ossigeno a così elevate pressioni da provocare la rottura delle tubazioni del sistema di raffreddamento del reattore. Il contatto dell'idrogeno e della grafite incandescente delle barre di controllo con l'aria, a sua volta, innescò una fortissima esplosione, che provocò lo scoperchiamento del reattore e di conseguenza causò un vasto incendio. Una nuvola di materiale radioattivo fuoriuscì dal reattore e ricadde su vaste aree intorno alla centrale, contaminandole pesantemente e rendendo necessaria l'evacuazione e il riposizionamento in altre zone di circa 336 000 persone. Nubi radioattive raggiunsero anche l'Europa orientale, la Finlandia e la Scandinavia con livelli di contaminazione decrescenti, toccando anche l'Italia, la Francia, la Germania, la Svizzera, l'Austria e i Balcani, fino a porzioni della costa orientale del Nord America. Quest'anno cade il 35° anniversario dell'incidente e le aree limitrofe alla centrale stanno cercando di voltare pagina attraverso nuovi progetti energetici. Nella cittadina di Slavutych, costruita nel 1986 a seguito della catastrofe nucleare, attraverso il progetto Solar Town, la popolazione ha costituito una cooperativa che si occupa di energia solare, un modo per far fronte alle esigenze economiche del paese e alle pressanti necessità di occupazione. Il sistema di gestione della rete distributiva e produttiva di energia elettrica in Ucraina appartiene normalmente ad aziende private, gestite da oligarchi, che hanno accentrato il controllo dell'energia in poche mani. All'inizio degli anni 2000, queste società private incorporarono le linee elettriche delle città, paesi e villaggi per cifre simboliche, creando, di fatto una sorta di monopolio. Le linee elettriche di Kiev, per esempio, appartengono alla società DTEK, il maggior gruppo energetico Ucraino, con a capo l'oligarca Rinat Akhmetov. Il progetto sviluppato a Slavutych è una vera eccezione nel paese in quanto permette l'indipendenza energetica della popolazione attraverso una forma di gestione democratica in una cooperativa. Il parco solare è stato realizzato con un finanziamento acquisito in rete, tramite un intervento di crowfunding, che ha permesso di raccogliere circa 150.000 euro in soli 4 mesi permettendo la costruzione di 3 centrali solari sui tetti piatti dei palazzi. Attraverso la gestione di queste piccole centrali solari, la popolazione del paese rivende l'energia non consumata e destina circa il 5% del ricavato alla comunità per migliorie sociali. Considerando anche il tasso di mortalità della popolazione, a causa dell'inquinamento causato dalle centrali a carbone, che è pari a 43 morti per milione di GJ di carbone utilizzato, contro per esempio la Germania, che conta il doppio della popolazione ma un tasso di mortalità di 1,6 per milione di GJ di carbone utilizzato, si può sperare che progetti come questi possano portare all'aumento della produzione di energie rinnovabili nel paese.Vedi maggiori informazioni sulle energie rinnovabili

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https://www.arezio.it/ - I Grigliati Erbosi in Plastica Riciclata. Consigli per una Scelta Corretta
Marco Arezio - Consulente materie plastiche I Grigliati Erbosi in Plastica Riciclata. Consigli per una Scelta Corretta
Informazioni Tecniche

I Grigliati Erbosi in Plastica Riciclata. Consigli per una scelta correttaFino agli inizi degli anni ‘90 del secolo scorso i parcheggi “verdi” venivano realizzati utilizzando dei blocchi in cemento con aperture che permettevano il passaggio del traffico veicolare e nello stesso tempo la formazione di un rado prato erboso in superficie tra un setto di cemento e l’altro.In quel periodo era già stata fatta una piccola rivoluzione in quanto si era passati dai parcheggi in asfalto a quelli con un aspetto più “green”. I grigliati in cemento avevano però vantaggi e svantaggi: Nei vantaggi possiamo annoverare: - Alta resistenza al traffico veicolare - Durabilità del manufatto - Resistenza agli agenti atmosferici - Forme superficiali differenti - Alta stabilità dimensionale sotto l’effetto del sole Negli svantaggi possiamo annoverare: - Alto peso del pezzo singolo - Alti costi di posa - Alti costi di trasporto - Ridotta superficie erbosa - Alta probabilità di seccatura dell’erba in estate - Ridotta superficie drenante A cavallo del secolo si sono imposti sul mercato i grigliati erbosi carrabili in plastica riciclata (salvaprato) che hanno preso un grosso spazio nella realizzazione dei parcheggi verdi, sia per alcuni vantaggi tecnici di cui godono rispetto al prodotto in cemento, sia per le nuove normative che impongono un rapporto tra le superfici costruite rispetto al verde e sia sulla necessità di rendere il più possibile drenanti le aree orizzontali. I materiali che si usano normalmente sono di tre tipi: - L’LDPE per superfici non carrabili - L’HDPE e il PP/PE per superfici carrabili Parlando di parcheggi carrabili, l’HDPE è un materiale che permette una buona elasticità del prodotto ma nello stesso tempo una buona resistenza a compressione, a flessione e a torsione. Quest’ultimo elemento è da considerare con cura in quanto il grigliato deve sopportare la forza che una macchina ferma imprime sul manufatto girando le ruote. Inoltre ha un’ottima resistenza alle basse temperature ma, allo stesso tempo, una minore stabilità sotto l’effetto dell’irraggiamento solare se non debitamente controbilanciato con cariche minerali. Il compound PP/PE ha una buona resistenza a compressione e alle alte temperature solari, ma ha una scarsa resistenza alla torsione e alla flessione. Anche la resistenza alla flessione, oltre a quella a torsione che abbiamo visto prima, è un elemento da considerare quando il sottofondo non assolve a dovere il suo compito di portata statica e di complanarità rispetto al piano in plastica. Inoltre ha una scarsa resistenza alle basse temperature con la possibilità di sbriciolamento delle parti in plastica fuori terra. La scelta dei due materiali che hanno vantaggi e svantaggi è da farsi considerando la stagionalità, la latitudine del cantiere, la perizia nella posa e il tipo di traffico veicolare. Esistono comunque ricette correttive da utilizzare, una volta che si hanno tutti gli elementi progettuali, che tengono anche in considerazione il costo della materia prima differente tra le due famiglie, la tipologia di stampo, la macchina per la stampa del prodotto, i colori e gli additivi protettivi richiesti. Naturalmente la corretta scelta delle materie prime rigenerate non esaurisce le decisioni che si devono fare per progettare e realizzare un buon parcheggio “verde”. Possiamo qui di seguito elencare alcuni particolari da tenere presente: - La forma dell’alveolo è consigliabile sia a nido d’ape o circolare in modo che le tensioni si distribuiscano in modo omogeneo - L’aggancio tra una piastrella e l’altra deve tenere in considerazione la dilatazione termica che il prodotto subisce sotto il sole. In assenza di spazio tra gli elementi bisogna considerare di lasciare dei giunti di dilatazione in entrambi le direzioni. - I piedini nell’intradosso del grigliato dovrebbero essere di una lunghezza non inferiore ai 3,5 cm. per permettere un idoneo aggrappo al terreno sottostante - La stratificazione su cui appoggia il grigliato erboso deve prevedere due materiali inerti con granulometria diversa divisi da un tessuto non tessuto drenante, meglio se in polipropilene a filo continuo e uno di finitura adatto alla semina dell’erba. - Il livellamento meccanico attraverso pressatura è molto importante per prevenire cedimenti della pavimentazione - Dotare l’area di una irrigazione automatica e prevedere concimazioni e ripristino della terra da coltura mancante dopo l’apertura dell’area sarebbe consigliato.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - grigliato erboso - HDPE - PP - PP/PE - edilizia Vedi il prodotto finito

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https://www.arezio.it/ - rNEWS: Il Produttore di Compound Svedese Polykemi Produrra negli USA
Marco Arezio - Consulente materie plastiche rNEWS: Il Produttore di Compound Svedese Polykemi Produrra negli USA
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Il Produttore di Compound Svedese Polykemi Produrra negli USAPolykemi è un’azienda specializzata nella produzione di compound plastici in TPO, ABS, ASA, PC/ABS, TPE, POM e altre tipologie di materie plastiche che esporta in molti paesi al mondo. Da sempre il mercato americano è di grande importanza per l’azienda che ha, infatti, deciso di aprire uno stabilimento produttivo nella Carolina del Nord.Stanno infatti investendo quasi 10 milioni di euro nel nuovo stabilimento negli Stati Uniti, che sta diventando il più grande investimento singolo nella storia del Gruppo. L'obiettivo è avviare la produzione di composti plastici già nel secondo trimestre del 2022. “Siamo davvero entusiasti di questo passo che aumenta la nostra presenza e ci offre molte nuove opportunità sul mercato americano ", afferma Johan Hugoson, CEO di Polykemi Inc. L'azienda americana Polykemi Inc è una consociata, interamente controllata dall'azienda familiare svedese Polykemi AB e, sin dalla sua fondazione nel 2013, ha lavorato per lanciare la propria produzione di composti plastici di alta qualità sul mercato statunitense. “Abbiamo consegnato più di 10 000 tonnellate ai clienti del mercato nordamericano tramite distributori statunitensi o tramite consegne diretta dal nostro stabilimento principale di Ystad. Tuttavia, il nostro obiettivo è sempre stato quello di avviare la nostra produzione negli Stati Uniti, ora abbiamo raggiunto quel traguardo. Il nuovo stabilimento è geograficamente vicino ai nostri clienti attuali, il che ci offre una presenza diretta e rapporti con i clienti ancora più forti ", afferma Hugoson. Stabilimenti di produzione in tre continenti L'investimento nello stabilimento di Gastonia, fuori Charlotte, nella Carolina del Nord, è il più grande investimento singolo nella storia dell'azienda e consente condizioni ottimali per l'ulteriore crescita di Polykemi Inc in Nord America. L'impianto è di circa 5.000 mq. ed è espandibile fino a 10.000 mq. e inizialmente sarà dotato di due linee di produzione con la partenza prevista della produzione per il secondo trimestre del 2022. “con il nuovo stabilimento negli Stati Uniti significa i nostri impianti di produzione sono dislocati in tre continenti, il che significa anche che abbiamo una logistica più efficiente. Possiamo garantire la stessa alta qualità sia nei compound vergini che in quelli riciclati, così come lo stesso colore su tutti i materiali spediti dai nostri stabilimenti. ", afferma Hugoson. Un investimento per il futuro Polykemi Inc produrrà negli Stati Uniti lo stesso materiale che il Gruppo fa in Europa e in Asia. Inoltre, le spedizioni ai clienti americani arriveranno direttamente dallo stabilimento in North Carolina, risparmiando tempo, costi e incidendo in modo minore sull’ ambiente. "Questo è un investimento per il futuro che getta le basi per la crescita del Gruppo Polykemi con lo scopo di diventare anche un attore importante nel mercato americano dei composti plastici", afferma Hugoson.Info Polkemi

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