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https://www.arezio.it/ - Come vengono demolite le navi fuori dalla legge
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Come vengono demolite le navi fuori dalla legge
Ambiente

Come inquinare l’ambiente e manipolare i principi dell’economia circolare demolendo le navi in modo illegale.Aggirare i principi dell’economia circolare e inquinare l’ambiente per soldi. La demolizione delle navi è un’attività di grande interesse dal punto di vista dell’economia circolare in quanto vengono recuperati centinaia di migliaia di tonnellate di materie prime ogni anno, soprattutto acciaio, che rientra nel circuito della produzione salvaguardando l’ambiente e risparmiando risorse naturali ed inquinamento per produrre nuove materie prime.E’ tutto così semplice? Purtroppo no. Le demolizioni delle navi dovrebbero essere eseguite in uno dei 41 impianti autorizzati sparsi nel mondo, dove il materiale da riciclare viene avviato a centri autorizzati e specializzati e le sostanze pericolose ed inquinanti, che sono presenti sulle navi, trovano una corretta collocazione, evitando che vadano disperse nell’ambiente. In realtà, alcuni armatori, per questioni di mero profitto, preferiscono vendere la nave che vogliono rottamare a società che operano fuori dalle regole dell’economia circolare e ambientali, incassando un prezzo molto più interessante rispetto ai centri autorizzati. Il business è più importante di quello che si crede, se consideriamo che, secondo le informazioni dell’ONG Shipbreaking, nel solo 2019 sono state vendute ai cantieri di demolizione 674 navi oceaniche, commerciali, piattaforme galleggianti ed offshore, da carico, petroliere e passeggeri. Questa pratica, definita “Shipwrecking“, viene svolta sulle spiagge principalmente di tre paesi: Banglasedh, India e Packistan, le cui imprese locali, che si occupano della demolizione, arrivano a pagare fino a 400 UDS per tonnellata leggera (ltd) che corrisponde a circa 3-4 volte di più rispetto al ricavo che un armatore può ottenere facendo demolire la propria nave in un cantiere Europeo autorizzato. Dove è il profitto? Chi acquista le navi in questi paesi, ad un prezzo di mercato più alto rispetto ai cantieri autorizzati, fa leva sul basso costo della manodopera, sulla bassa considerazione sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori e sul mancato rispetto dello smaltimento dei rifiuti e delle sostanze pericolose in centri autorizzati e con procedure corrette. Mentre chi rivende le navi, a fronte di un maggiore guadagno, aggira le leggi internazionali, che impongono uno smaltimento controllato, facendo cambiare la bandiera alle navi durante l’ultimo viaggio e togliendosi qualsiasi responsabilità della fine del natante. Per il cambio di bandiera e quindi di proprietà, gli stessi demolitori si occupano di tutta la trafila burocratica semplificando le operazioni. Quale è l’impatto sull’ambiente? Sulle spiagge di Chattogram, Alang e Gadani e altre, vengono smontate le navi trasformando luoghi che fino a poco tempo fa erano incontaminati, in discariche a cielo aperto in cui i materiali nobili, come l’acciaio, vengono rivenduti per la laminazioni ad industrie locali, mentre quelli meno nobili e gli agenti inquinanti o tossici, vengono dispersi nell’ambiente, quali piombo, amianto bifenili policrolurati, mercurio e radio. Il Bangladesh, secondo la ONG Shipbreaking, è la discarica preferita per le imbarcazioni che hanno trasportato sostanze tossiche, causando danni irreparabili all’ambiente proprio in un’area di movimento delle maree. Cosa dicono le normative internazionali? Secondo la convenzione di Hong Kong varata dall’organizzazione marittima internazionale, ci sono regole ben precise e dettagliate sullo smaltimento di una nave a fine vita, inoltre esiste il regolamento Europeo entrato in vigore il primo Gennaio 2019, che impone lo smaltimento dei natanti solo nei centri autorizzati. Inoltre, le norme sulla tutela dei lavoratori, nonostante non sia un aspetto che riguarda le normative marittime in materia di smaltimento delle navi, sono spesso disattese per portare a termine questi tipi di attività. In particolare la manipolazione di sostanze tossiche o pericolose senza le adeguate attrezzature di protezione, la mancanza di strutture mediche e di assistenza e la mancanza prevenzione degli incidenti sul lavoro. Cosa si può fare? Come abbiamo visto, alcuni armatori non consegnano la nave ai centri autorizzati per lo smaltimento, ma la vendono prima della demolizione a società non autorizzate, godendo di una procedura semplice e collaudata che non gli fa correre rischi. Una decisa azione politica internazionale potrebbe cambiare le regole che permettono l’aggiramento della legge in fatto di ultima proprietà e della successiva demolizione della nave, il divieto di smaltimento nei siti non autorizzati che deve interessare, in qualche misura, anche l’armatore per cui la nave ha fatto servizio. Le autorità di polizia internazionale e le autorità della protezione dell’ambiente devono continuare il lavoro di investigazione, per perseguire coloro che creano, per profitto, disastri ambientali, mettono in pericolo anche la salute dei lavoratori. Nel frattempo le istituzioni finanziarie hanno iniziato a disincentivare gli investimenti verso aziende che non seguono una politica di circolarità dell’economia e che non dimostrano di avere un’impronta verde sulla propria attività. Infatti stanno definanziando l’industria petrolifera e hanno iniziato anche un ritiro dalle compagnie di navigazione, come è successo nel 2018 quando i fondi pensionistici KLP e GPFG, hanno alleggerito il loro portafoglio sulle compagnie navali.Vedi maggiori informazioni sull'argomento

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https://www.arezio.it/ - Membrane bugnate prodotte con hdpe riciclato
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Membrane bugnate prodotte con hdpe riciclato
Informazioni Tecniche

Come scegliere e produrre una membrana bugnata performante con un granulo in HDPE riciclatoLa funzione delle membrane bugnate protettive, in HDPE riciclato nel campo dell’impermeabilizzazione edilizia è conosciuta da molti anni anche se probabilmente non tutti conoscono le molteplici opportunità di utilizzo di questo utile elemento separatore-protettore-impermeabilizzante. Le membrane si dividono: Per conformazione geometrica delle bugne Per altezza delle stesse rispetto alla suolaPer spessore della suola Per grammatura al metro quadratoPer resistenza meccanica a compressione e a trazionePer gli eventuali accoppiati che si possono installare in fase di produzioneTessuti non tessuti in poliestereTessuti non tessuti in polipropileneTessuti in polietilene reticolatoReti porta intonacoFogli lisci in PE di scorrimento Per utilizzo in edilizia Non ci soffermeremo in questa sede sui vari utilizzi ai quali la membrana si presta per migliorare tecnicamente il lavoro, ma su aspetti legati alle materie prime che vengono utilizzate per la produzione del manufatto e al risvolto qualitativo dello stesso, producendo il prodotto con macchine da estrusione a testa piana. In passato si producevano membrane bugnate standard, di comune utilizzo, da 600 grammi al mq. utilizzando resina in HDPE vergine che dava prestazioni tecniche costanti e qualità fisica del prodotto eccellente. Verso la fine degli anni 90 e gli inizi degli anni 2000, la forte crescita della domanda del prodotto ha spinto l’incremento dell’offerta sul mercato con conseguente tensione sui prezzi, spingendo i produttori ad un uso massiccio e quasi esclusivo di granuli in HDPE rigenerati per la produzione. Parallelamente, sempre nell’ottica di una accresciuta conflittualità dei prezzi, si sono offerte membrane bugnate con grammature al mq. da 500-450 e 400. La riduzione di grammatura e l’utilizzo di granuli rigenerati può portare ad una performance meccanica decisamente sotto le attese relativamente agli impieghi per cui i progettisti li hanno prescritte. Per ovviare a questo duplice problema, in relazione alle materie prime da impiegare nella produzione, si deve fare attenzione ad alcuni punti basilari: • L’input normalmente usato è composto da bottiglie e flaconi in HDPE proveniente dalla raccolta differenziata nei quali si trovano tappi in PP che ha un comportamento peggiorativo nella qualità della membrana. Una % di PP elevata porta ad una marcata fragilità del manufatto, specialmente in fase di resistenza all’ancoraggio nella fase di re-interro del piano di fondazione. La riduzione delle % di PP si risolvono attraverso l’uso di macchine separatrici a lettura ottica. • La fase di lavaggio del macinato proveniente dai flaconi di HDPE è importante in quanto il permanere di piccoli residui rigidi nello stesso, in quantità elevate, potrebbero non essere fermati completamente dai filtri in fase di estrusione e quindi essere inglobati nei granuli che, impiegati per la produzione di membrane con spessori di 0,4-0,5 mm., potrebbero facilitare la formazione di buchi sulla superficie del prodotto con la conseguenza di una perdita di impermeabilità e resistenza alla trazione. Quindi un buon lavaggio per decantazione e a rotazione, unito alla scelta di filtri e cambia-filtri in continuo, aiuta ad avere un granulo pulito. • L’utilizzo di cariche minerali per aumentare la resistenza meccanica delle bugne, riducendo l’impiego, in peso, del polimero in HDPE, al fine di ridurre il costo della materia prima, può essere virtuoso fino ad una soglia, conosciuta, oltre la quale il prodotto aumenta in modo importante la fragilità e la vetrosità riducendo le caratteristiche meccaniche richieste.In relazione all’impiego nelle opere edili della membrane bugnate si elencano alcuni fattori fondamentali:Per la posa verticale come la protezione della guaina impermeabile e per la funzione di drenaggio verticale in fondazione, si richiede principalmente una resistenza a trazione rispetto a compressione • Per la posa orizzontale come gli stati separatori nei pavimenti è preminente la resistenza meccanica verticale • Per la posa di membrane con rete porta intonaco per la deumidificazione dei muri è preminente la qualità di resistenza a trazione della membrana rispetto ai tasselli di chiodatura • Per gli strati separatori e drenanti nelle gallerie e tunnel sono necessarie sia una buona resistenza meccanica che di trazione • Per la posa di membrane per l’isolamento acustico la sollecitazione meccanica è molto contenuta nelle abitazioni civili. Con questi punti non si vuole esaurire l informativa, sia gli impieghi, che sono innumerevoli ma che per questione di spazio non si possono trattare in questa sede, sia per i risvolti produttivi nei quali si devono anche considerare l’impatto della qualità delle membrane in relazione ai parametri macchina relativi all’estrusione.Categoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - membrane bugnate - edilizia

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https://www.arezio.it/ - Joule: Formazione Manageriale per Aspiranti Imprenditori
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Joule: Formazione Manageriale per Aspiranti Imprenditori
Notizie Brevi

Joule è il nuovo programma di formazione creato da Eni per migliorare le competenze manageriali nel campo dell'economia circolare e della transizione energeticaInsieme per far crescere le tue idee La mission di Joule è formare e sostenere nel proprio sviluppo chi vuole fare impresa, crescere e fare crescere I'Italia in maniera sostenibile, con l’obiettivo di incidere positivamente sui processi di transizione energetica ed economia circolare. Joule forma le aspiranti e gli aspiranti imprenditori, fornisce strumenti, competenze e chiavi di lettura con moduli in aula e a distanza. Inoltre, supporta chi ha già avviato un’impresa e vuole svilupparla.  Lo Human Knowledge Program di Joule è un'esperienza innovativa, iniziata a ottobre 2020 con un percorso in aula e a distanza, il Blended Program, rivolto a 25 partecipanti già selezionati, e che continua ora con uno full distance learning, gratuito e aperto a tutti, Open Program. Infine, Energizer è l’hybrid accelerator che supporta chi ha già avviato una startup sostenibile.  L’obiettivo di Human Knowledge Program è accompagnare la crescita imprenditoriale attraverso l’approfondimento di dieci macro temi pillars, challenge e opportunità concrete, un network di formatori d’eccellenza oltre che imprenditori che mettono a disposizione le proprie esperienze con cui sviluppare insieme una community.  Open è molto più di un programma formativo full distance, è un acceleratore di apprendimento pensato per tutti coloro che vogliano mettersi in gioco nel fare impresa in modo dinamico e coinvolgente: la tua avventura imprenditoriale può iniziare oggi.Maggiori informazioni

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https://www.arezio.it/ - Bob Patel, CEO di LyondellBasell, espone le attività 2020 dell'azienda
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Bob Patel, CEO di LyondellBasell, espone le attività 2020 dell'azienda

Bob Patel, CEO di LyondellBasell fà il punto della situazione commerciale dell'azienda con particolare attenzione alla situazione legata al coronavirus e alle problematiche della mobilità mondiale. Come si può leggere dalle sue conclusioni delle attività 2020, attraverso la nota ufficiale dell'azienda, si intravede un mercato petrolchimico in buona salute e un'attenzione particolare al settore della plastica, in quanto quello della raffinazione, che produce carburanti resterà sotto pressione."Nel terzo trimestre, la domanda di prodotti LyondellBasell è migliorata con l'aumento dell'attività economica globale. I nostri risultati anno su anno riflettono forti volumi globali mentre i margini sono ancora in aumento, di conseguenza, i volumi e i margini del terzo trimestre sono migliorati per la maggior parte delle nostre attività. Forte domanda di polietilene in Nord America e Asia e i vincoli di produzione legati agli uragani sulla costa del Golfo degli Stati Uniti hanno portato a mercati ristretti che hanno spinto a $ 420 per tonnellata il miglioramento dei prezzi dei contratti di polietilene nordamericano da giugno. Sono migliorati i volumi nel nostro business dell’ ossido di propilene e dei derivati e nel nostro segmento Advanced Polymer Solutions con l'aumento della domanda di polimeri utilizzati nella produzione automobilistica e in altri mercati dei beni durevoli. Come previsto, la riduzione della domanda di carburanti per i trasporti ha continuato a esercitare pressioni sulle nostre attività di raffinazione e di ossicombustibile e prodotti correlati durante il trimestre ", ha affermato Bob Patel, CEO di LyondellBasell. "Abbiamo portato avanti la nostra strategia di crescita disciplinata estendendo la nostra rete globale e riaffermando i nostri impegni a costruire modelli di business innovativi e sostenibili per il nostro settore. La creazione e l'avvio della nostra nuova joint venture integrata di cracker con Bora in Cina è un altro esempio della nostro comprovato modello di joint venture che ci consente di ottenere rapidi ritorni da un investimento efficiente nel mercato in più rapida crescita del mondo. A settembre, abbiamo pubblicato il nostro rapporto annuale sulla sostenibilità per fornire maggiori dettagli sui progressi della nostra azienda e discutere i nostri obiettivi sostanziali e ambiziosi per il prossimo decennio, "Ha detto Patel. PROSPETTIVA "La ripresa nelle economie globali dovrebbe continuare a beneficiare l'industria petrolchimica. Nonostante l’esistenza sia della pandemia che della recessione, prevediamo che la domanda globale di polietilene crescerà per l'intero anno. La Cina continua ad avere un deficit commerciale del 40% di polietilene il quale supporta le esportazioni Nordamericane irrigidendo il mercato interno degli Stati Uniti. Prevediamo un mantenimento dei margini del polietilene integrato nordamericano durante il quarto trimestre, forse con una certa moderazione stagionale entro la fine dell'anno. La ripresa ostinatamente lenta della mobilità globale sta pesando sulla domanda di benzina e carburante per aerei che prolungherà la situazione negativa per le nostre attività di raffinazione e ossitaglio e dei prodotti correlati. I nostri ordini mostrano una maggiore domanda da parte della produzione automobilistica e di altri mercati di beni durevoli che dovrebbero continuare a spingere un ulteriore miglioramento per il nostro segmento Advanced Polymer Solutions ". "Dopo diversi anni di avanzamento nella nostra strategia di crescita orientata al valore, LyondellBasell è pronta a raccogliere i frutti dei nostri investimenti poiché il nostro settore beneficia di un'economia in ripresa. In ottobre, abbiamo annunciato una nuova joint venture integrata del polietilene con Sasol in Louisiana. Questa partnership rappresenta un altro approccio misurato per estendere una delle nostre attività principali e aumentare il flusso di cassa. La nostra nuova capacità di polietilene Hyperzone, diverse espansioni attraverso la nostra rete di joint venture e l'integrazione della nostra acquisizione di A. Schulman dovrebbero aggiungersi al crescente flusso di cassa di LyondellBasell nel nei prossimi anni. Rimaniamo impegnati in un bilancio di qualità, concentrandoci al contempo sul finanziamento dei nostri dividendi con liquidità derivante dalle operazioni ", ha detto Patel.

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https://www.arezio.it/ - Plastica riciclata, macchine e prodotti finiti.
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Plastica riciclata, macchine e prodotti finiti.
Management

Le professioni che muoiono e che nascono nel settore della plastica riciclata, delle macchine e dei prodotti finiti La distribuzione dei prodotti che abbracciano il settore plastico, con particolare riferimento a quella riciclata, alle macchine per la lavorazione della plastica e anche ai prodotti finiti fatti in plastica riciclata, si sta spostando con una certa rapidità verso canali distributivi impensabili fino a qualche anno fà. Se consideriamo alcuni articoli o settori dove la standardizzazione produttiva ha portato alla creazione di prodotti tecnicamente semplici da valutare per l’acquirente e dove la competizione commerciale spinge le aziende a trovare nuovi mercati mondiali, si può notare come il modello distributivo stia cambiando in fretta. Per le tre famiglie prese in considerazione, la figura professionale della risorsa umana dedicata alla vendita, che sia dipendente o agente poco importa, aveva conservato fino a poco tempo fà un ruolo centrale nella conclusione dell’operazione di distribuzione dei prodotti. Unitamente alle attività di marketing tradizionali, che comportavano il lancio di prodotti attraverso le fiere, la comunicazione sulla stampa specializzata e sul sito internet aziendale, l’uomo addetto alle vendite era probabilmente la pedina più importante in quanto definiva la conclusione dell’ordine. Le capacità professionali, carismatiche e seduttive del venditore nei confronti del cliente, era il peso in termini dell’importanza di un’azienda sul mercato, insieme alla qualità dei prodotti, alla distribuzione e alla serietà del team. La gestione delle reti vendita, specialmente se strutturate in aree geografiche molto ampie, comporta costi elevati, un’organizzazione importante, la difficoltà di reperire, formare e mantenere in azienda figure professionali capaci e tempi operativi dilatati rispetto alla potenzialità del mercato. Si sono quindi apprezzate, negli ultimi anni, forme alternative di distribuzione di articoli in cui la vendita avesse più un’impronta commerciale che tecnica: i polimeri, alcune macchine per la plastica e i prodotti finiti. Questi mezzi commerciali sono principalmente i portali web, generici o specializzati, con carattere solo informativo o prettamente di vendita, che danno all’imprenditore una visibilità immediata per la propria azienda e i propri prodotti. A seconda delle tipologie degli articoli da proporre e di aree geografiche da coprire, troviamo portali generalisti, come Alibaba, in cui si vende di tutto, quindi con una bassa specializzazione, ma con un’alta distribuzione, fino ad arrivare a portali specialistici, come rMIX, che si occupano esclusivamente del mondo della plastica riciclata e del suo indotto (macchine, stampi, prodotti finiti, consulenti, distributori e lavoro) in tutto il mondo. Esistono poi portali semi-specializzati, che trattano un settore come quello della plastica, per esempio, in aree geografiche nazionali o regionali. A seconda dei prodotti da distribuire e delle aree di suo interesse, l’imprenditore può scegliere se indirizzarsi verso un portale generalista internazionale, semi-specializzato in un ambito nazionale o regionale o uno specializzato, con traduzioni automatiche dei propri annunci nelle lingue di chi li leggerà, in un ambito internazionale. I portali web aiutano l’imprenditore a raggiungere un’area geografica sempre più ampia o/e una platea di persone più vasta, con la quale poter interagire direttamente dall’azienda aumentando i contatti e riducendo le spese. Le aziende di dimensioni più grandi normalmente sfruttano entrambi i sistemi distributivi, quello tradizionale con la rete vendita sul campo, più per un rafforzamento del marchio che per un’azione commerciale diretta, mentre quelle medio piccole trovano nei portali web un’occasione imperdibile per essere presenti in molte nazioni attraverso la rete. In questo scenario che sta evolvendo di giorno in giorno, ci sono professionalità, come quella dell’agente o venditore diretto, che subiranno un ridimensionamento dal punto di vista quantitativo o involutivo nelle assunzioni, per dare spazio a figure professionali nuove che gestiranno la comunicazione aziendale attraverso le piattaforme specializzate web e i social. Quale è il filone distributivo per la mia azienda? Difficile rispondere da questo articolo in quanto sia il sistema tradizionale di distribuzione che quello attraverso le piattaforme web hanno pro e contro in funzione dei progetti aziendali, dei prodotti da vendere, delle aree da coprire, dalla dimensione dell’azienda e dai capitali a disposizione per l’attività di marketing. E’ consigliabile sicuramente appoggiarsi, per la scelta corretta, a chi è specializzato nella comunicazione marketing nell’ambito della plastica e del suo indotto. Se guardiamo in modo distaccato l’evoluzione della comunicazione professionale sulla rete, si può dire che i portali web, specializzati, semi-specializzati e altamente specialistici, stanno destando l’interesse dei clienti in tutto il mondo e la spesa per banners, servizi di informazioni sui prodotti, sulla clientela e di comunicazione sponsorizzata, stanno crescendo velocemente. Sui portali web professionali non troviamo solo aziende che hanno bisogno di visibilità internazionale, ma anche colossi già molto affermati dal punto di vista del marchio e dei prodotti che fanno del canale web un’ulteriore forma di distribuzione internazionale.

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https://www.arezio.it/ - Perché l’Industria Petrolchimica Aumenterà la Produzione di Plastica a Discapito del Riciclo?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Perché l’Industria Petrolchimica Aumenterà la Produzione di Plastica a Discapito del Riciclo?
Economia circolare

Molti fattori stanno alla base di questo trend rialzista: l’elettrificazione, il coronavirus e i nuovi mercatiSembra incredibile poter immaginare, in un mondo che sta annegando nei rifiuti plastici, che ci siano società industriali che spingono ancora oggi sull’aumento della produzione di plastica vergine. Eppure, secondo i dati forniti da Wood Mackenzie, nei prossimi 5 anni, nel mondo, si realizzeranno 176 nuovi impianti petrolchimici, di cui 80% sarà in Asia. Inoltre, se vediamo cosa succede negli Stati Uniti, dal 2010 ad oggi sono stati investiti 200 miliardi di dollari in progetti legati alla plastica vergine e ai prodotti chimici derivati secondo i dati dell’ACC. Nel frattempo i rifiuti mondiali aumentano, spinti anche dal ritorno alle produzioni di oggetti in plastica monouso per l’ambito ospedaliero, come le mascherine, le visiere i camici e tutti gli accessori, usa e getta, che si usano in ambito medico. Ma, se da una parte questi rifiuti non sono riciclabili per questioni igieniche, dall’altra parte ci troviamo di fronte ad una grave crisi nel campo del riciclo in quanto in molte aree del mondo i riciclatori hanno visto una riduzione sostanziale della domanda di polimeri riciclati a causa dell’impossibilità di competere con i prezzi dei polimeri vergini. Questo crea due fattori destabilizzanti:• L’aumento dei rifiuti riciclabili che non vengono riutilizzati • La crisi del comparto del riciclo delle materie plastiche Ma quale è il motivo che spinge i petrolchimici ad aumentare la produzione di plastica vergine? Le previsioni mondiali di consumo di carburanti fossili per l’autotrazione è vista dagli esperti del settore in forte calo, con previsioni di pesanti ribassi percentuali fino al 2050, cosa che ha già messo in allarme il comparto petrolchimico. Inoltre queste temono le preoccupazioni ambientali della popolazione mondiale che ha spinto molti governi al divieto di utilizzo di alcuni prodotti monouso, come i sacchetti di plastica, che sta comportando, secondo alcuni studi, una riduzione di domanda petrolifera di 2 milioni di barili al giorno. In questo scenario di forte riduzione del mercato, le compagnie petrolifere hanno adottato strategie che permettessero loro di ridurre le perdite in termini quantitativi, cercare nuovi mercati e assecondare la popolazione con un’immagine più verde delle loro aziende. Queste strategie le possiamo riassumere: • Acquisizione del mercato dei polimeri riciclati attraverso la guerra sul prezzo delle materie prime • Sostegno alle campagne di utilizzo della plastica come materia prima che possa rendere più igienica la nostra vita • Capillarizzazione della produzione e distribuzione delle materie prime vergini in aree in via di sviluppo, abituando la popolazione all’uso dei prodotti plastici per praticità ed economia • Creazione di un’immagine più green attraverso la costante informazione del mercato circa le donazioni economiche fatte al consorzio tra le aziende chiamato “Alliance to End of Plasitc Waste”. In realtà la guerra, mai dichiarata, tra i petrolchimici e il mondo del riciclo, con quest’ultimo ormai in ginocchio, ha portato grandi nomi come la Coca Cola, a dichiarare, come riportato da Reuters, che non riuscirà a rispettare l’impegno di produrre le bottiglie con il 50% di plastica riciclata entro il 2020 nel Regno Unito, per svariate ragioni, una di queste è l’impossibilità di reperire sul mercato una quota sempre maggiore di rifiuto plastico riciclato. Se i petrolchimici stanno facendo la corsa ad incrementare le produzioni mondiali di plastica, vorrei ricordare che dal 1950 abbiamo prodotto e utilizzato circa 6,3 miliardi di tonnellate di plastica e che il 91% di questi quantitativi, ormai rifiuti, non è mai stato riciclato e giace nell’ambiente, inquinando le nostre vita, secondo uno studio pubblicato su Science del 2017. Questo non ci fa riflettere?Categoria: notizie - plastica - economia circolare  Vedi maggiori informazioni sull'argomento

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https://www.arezio.it/ - Il Riciclo Industriale Iniziò nel XVIII° Secolo con le Prime Attività Produttive
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Il Riciclo Industriale Iniziò nel XVIII° Secolo con le Prime Attività Produttive
Economia circolare

Le scoperte nel campo chimico avviarono produzioni industriali in molti campi e con esse la necessità di riutilizzare i rifiutiLa rivoluzione chimica, che a partire dal 1700 interesserò le nazioni europee più progredite, pose in evidenza i primi problemi ambientali creati dagli scarti delle produzioni chimiche. Iniziò in quel periodo, insieme alle nuove scoperte, la ricerca di riutilizzo dei rifiuti prodotti dall’uomo. Il primo processo chimico industriale, in senso moderno, è stato quello inventato nel 1791, dal chimico francese Nicolas Leblanc (1742-1806), per la produzione del carbonato sodico in due passaggi. Leblanc ebbe, tuttavia, una vita lavorativa travagliata in quanto le sue ricerche furono finanziate inizialmente dal Duca di Orleans Filippo Egalité, con la speranza di poter vincere il premio messo in palio dall’Accademia delle Scienze Francesi per poter iniziare quindi una produzione industriale. Tuttavia nel 1793 il Duca venne giustiziato e i brevetti di Leblanc non furono riconosciuti validi, ricevendo anche la confisca dello stabilimento di produzione e il rifiuto del premio sperato. Nonostante Napoleone nel 1802 gli restituì la fabbrica, senza premio in denaro, Leblanc non ebbe le forze economiche per ripartire e nel 1806 di suicidò. La prima fase del processo di produzione del metodo Leblanc consisteva nel trattare il cloruro di sodio con acido solforico, il quale si formava in solfato di sodio, creando un rifiuto sotto forma di acido cloridrico gassoso, che per molto tempo fu rilasciato in atmosfera con gravi problemi verso le popolazioni che abitavano nelle vicinanze delle fabbriche e con la distruzione della vegetazione circostante. Il secondo passaggio consisteva nello scaldare il solfato di sodio con carbone e carbonato di calcio, miscela con la quale si otteneva il carbonato di sodio e il solfuro di calcio, poco solubile in acqua, che rappresentava il rifiuto solido del processo e veniva scartato costituendo mucchi all’aria aperta. Durante l’esposizione alle piogge, si liberava idrogeno solforato, gas nocivo e puzzolente. Gli abitanti iniziarono forme di protesta degne di nota contro l’inquinamento atmosferico, creando di fatto le prime contestazione ecologiche, che spinsero gli industriali della soda a cercare delle soluzioni al problema. In quell’occasione l’industria chimica scoprì che dai rifiuti era possibile recuperare qualcosa di utile e vendibile, infatti dall’acido cloridrico era possibile ottenere cloro, una merce che si capì che aveva un suo mercato finale e dal solfuro di calcio era possibile recuperare zolfo, che sarebbe stato vendibile alle fabbriche di acido solforico. Nel XIX° secolo, periodo in cui iniziò a fiorire l’industria pesante dell’acciaio, l’inventore francese Pierre Émile Martin (1824-1915) nel 1865 mise a punto un forno che poteva decarburare la ghisa su larga scala e poteva essere caricato con ghisa fusa ma anche con i rottami di ferro. Nel corso dell’Ottocento infatti, tali rottami si stavano accumulando a seguito della sostituzione dei vecchi macchinari con quelli nuovi, cosi questi rifiuti diventarono materie prime seconde, come le chiamiamo oggi. Il XX° secolo ha visto il progresso industriale crescere in modo continuo e vorticoso, passando da due guerre mondiali, una grande crisi economica-industriale, la conquista dello spazio, le nuove tecnologie, il benessere diffuso, la guerra fredda con la corsa alla creazione degli arsenali atomici, lo spostamento per lavoro e per turismo di grandi masse di persone attraverso l’industria aeronautica, lo sviluppo dei satelliti e le tecnologie legate alla comunicazione hanno alimentato un nuovo mercato di apparecchi, spinti anche dalla nuova intelligenza artificiale che ci fa comunicare attraverso i computers. Tutto questo progresso ha creato un numero crescente di rifiuti che nel passato erano abbandonati in modo superficiale nelle discariche, sulle quali venivano create graziose collinette cosparse di alberi, ma nel sottosuolo non ci si preoccupava di sapere se i rifiuti interrati continuassero a rilasciare i loro veleni. Si capì, più tardi, che molti rifiuti pericolosi continuavano a vivere e ad interagire negativamente con l’ambiente, per cui si iniziò a creare delle linee guide su come isolare le discariche da eventuali perdite di liquami tossici. Qualsiasi sforzo fatto per “nascondere” i rifiuti sembrava vano visto la continua crescita di merce dello scarto e, quindi, si iniziò a parlare di riciclo e termodistruzione. Se la strada di bruciare i rifiuti sembrava fosse comoda e “purificatrice”, ci si accorse ben presto che l’inquinamento espresso da un rifiuto solido pericoloso non sublimava con il fuoco, ma veniva solamente trasformato da solido in fumi, andando ad inquinare l’aria e, a cascata con le piogge, i terreni. Si dovette arrivare alle nuove generazioni di termovalorizzatori per risolvere questo problema ambientale e creando nello stesso modo energia elettrica rinnovabile. Il riciclo meccanico fu allora il solo mezzo per recuperare e riutilizzare i rifiuti che si accumulavano, ma ci volle molto tempo perché i governi e la popolazione capissero che si doveva iniziare con la raccolta differenziata e che l’industria aveva bisogno di normative precise per produrre arrecando i danni minori possibili all’ecosistema. Il futuro del riciclo si raggiungerà con l’integrazione tra processi meccanici, chimici, coadiuvati dalle energie rinnovabili.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - storiaImmagine: Vernet, Claude Joseph – Seaport by Moonlight – 1771

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https://www.arezio.it/ - Trinseo e Tyre Recycling Solution Creano una Nuova Partnership
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Trinseo e Tyre Recycling Solution Creano una Nuova Partnership
Notizie Brevi

Accordo commerciale tra Trinseo e Tyre Recycling Solution per realizzare nuove ricette per pneumatici sintetici sostenibiliTrinseo è un'azienda che si occupa della produzione di materiali plastici, leganti in lattice e gomme sintetiche che conta 2700 dipendenti e 17 stabilimenti produttivi in tutto il mondo, ha annunciato, attraverso un comunicato stampa,  un accordo con l'azienda Svizzera TRS per la formulazione di ricette che aiutino i produttori di pneumatici più sostenibili.Trinseo, fornitore globale di soluzioni per i materiali e produttore di plastica, leganti in lattice e gomma sintetica, ha raggiunto un accordo con Tyre Recycling Solutions (TRS) in merito ad una collaborazione commerciale e una partecipazione in TRS. La chiusura dell'accordo è previsto entro la fine del trimestre, subordinatamente alle normali condizioni di chiusura. Il nuovo accordo vedrà le due società collaborare nella ricerca e sviluppo, unendo le loro competenze tecnologiche combinate per aiutare i produttori di pneumatici globali a sviluppare formulazioni di pneumatici più sostenibili. Trinseo e TRS condividono l'obiettivo a lungo termine di sviluppare nuovi sistemi per creare un maggiore valore per la produzione di pneumatici che riducano l'impronta ambientale e creino uno sbocco sostenibile per i pneumatici a fine vita. “Questa collaborazione è estremamente importante per lo sviluppo di vere soluzioni circolari per l'industria dei pneumatici e degli articoli tecnici in gomma. In qualità di fornitore leader di gomma sintetica per l'industria dei pneumatici, ci impegniamo ad aiutare i nostri clienti a raggiungere i loro obiettivi di sostenibilità e crediamo che il modo più efficace per farlo sia attraverso la collaborazione lungo la catena del valore. La partnership con TRS ci fornirà materie prime per pneumatici riciclati di alta qualità per servire i clienti a livello globale ", ha affermato Francesca Reverberi, Vicepresidente, Engineered Materials and Synthetic Rubber, Trinseo. Staffan Ahlgren, amministratore delegato di TRS, ha commentato: “TRS ha già lavorato a stretto contatto con Trinseo per diversi anni e siamo entusiasti di entrare nella fase successiva della nostra collaborazione. TRS ha sviluppato tecnologie per trattare pneumatici fuori uso e fornire prodotti di output con un valore economico circolare più elevato. La partnership con Trinseo è la conferma dei grandi passi che abbiamo fatto da quando l'azienda è stata fondata sette anni fa. " L'investimento è allineato e coerente con gli obiettivi di sostenibilità 2030 recentemente annunciati da Trinseo che delineano l'attenzione dell'azienda nell'affrontare il cambiamento climatico, incorporando la sostenibilità nel suo portafoglio di prodotti, promuovendo la gestione dei fornitori e assumendo la responsabilità come datore di lavoro. Lanciati in concomitanza con il decimo anniversario dell'azienda, questi obiettivi a lungo termine sono ora al centro dell'azienda a tutti i livelli. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti

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https://www.arezio.it/ - Economia circolare: la colombia a un anno dall’accordo nazionale
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Economia circolare: la colombia a un anno dall’accordo nazionale
Economia circolare

Cosa hanno fatto i colombiani per introdurre la circolarità dei rifiutiL’economia circolare è entrata a far parte della vita dei cittadini Colombiani con lo scopo di tutelare l’ambiente, la popolazione e il proprio territorio. A un anno dalla partenza del progetto vediamo il lavoro fatto nell’arco di un anno. La Colombia è il sesto paese dell’America Latina come estensione territoriale e il quarto come popolazione, contando circa 42 milioni di abitanti e ha deciso di intraprendere un percorso virtuoso verso un’economia circolare nazionale, coinvolgendo nel progetto i sindaci, le aziende, i riciclatori, le università e tutte quelle forze sociali sul territorio che possano aderire a questa causa. Lo scopo di questo progetto era quello di spingere ad una trasformazione, in un’ottica di economia circolare, i sistemi produttivi nazionali, agricoli e iniziare un percorso di sostenibilità delle città in termini economici, sociali e di innovazione tecnologica. Questa strategia prevedeva sei linee giuda: Flusso dei materiali di consumo civile e industriale Flusso dei materiali di imballaggio Flusso e utilizzo delle biomasse Fonti e uso di energia Flusso dell’acqua Flusso dei materiali da costruzione Questo grande progetto non è stato fatto calare dall’alto ed imposto alla popolazione e agli industriali, ma è partito con il coinvolgimento e la collaborazione di tutte le forze in campo. Per questo motivo si sono incontrate le regioni, con le quali si sono fatti accordi specifici. Parallelamente è poi stato fatto un lavoro di carattere sociale, in quanto si sono organizzate riunioni locali nelle quali si portava a conoscenza dei cittadini quali cambiamenti sarebbero avvenuti nel loro rapporto con i rifiuti domestici e industriali e quali stili di vita sarebbero stati modificati per andare verso un modello internazionale di economia circolare. Nello specifico, durante il primo anno di attività si sono raggiunti i seguenti risultati: Firma del patto Nazionale sull’economia circolare sottoscritto da 50 operatori tra pubblici e privati. 19 seminari regionali sull’economia circolare in cui sono stati presentati 80 progetti di successo nel paese. 16 patti regionali firmati con oltre 230 tra sindacati, ONG, istituzioni accademiche, sindaci, organizzazioni civili e riciclatori. 11.000 persone formate 15 seminari settoriali per coordinare i progetti con diversi gruppi di interesse. Creazione di un nuovo sistema informativo nazionale sull’economia circolare. Primo corso di formazione rivolto ai funzionari pubblici del governo centrale e regionale. Firma di un accordo con Ecopetrol sulla gestione dei rifiuti pericolosi quali miscele ed emulsioni di olii, idrocarburi misti con altre sostanze.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti - colombiaVedi maggiori informazioni sul riciclo

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https://www.arezio.it/ - Amazon non Venderà più Articoli in Plastica Monouso
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Amazon non Venderà più Articoli in Plastica Monouso
Ambiente

Ci siamo occupati nel passato, in alcuni articoli, del problema relativo all'impatto dei rifiuti prodotti dal commercio on-line in termini di packaging usa e getta, specialmente di cartone, che questo tipo di commercio produceva. Abbiamo sottolineato come colossi del calibro di Amazon potessero incidere a livello mondiale sulla crescita dei rifiuti da imballo. Dobbiamo doverosamente citare la lodevole decisione di Amazon, come riportata da Money.it, di mettere al bando i prodotti fatti di plastica monouso dalla dine del 2020.Svolta storica per Amazon: il colosso degli e-commerce ha annunciato che non venderà più articoli e oggetti in plastica monouso in Italia e in alcuni paesi dell’Unione europea a partire da fine anno. Dal 21 dicembre 2020 non si potranno più acquistare su Amazon oggetti monouso in plastica realizzati con plastica oxo-degradabile: questa scelta renderà di conseguenza impossibile ordinare articoli come piatti e posate di plastica, cannucce, contenitori per alimenti, cotton fioc e molto altro.  La svolta green di Amazon, dopo l’introduzione dei primi veicoli elettrici per le consegne, prosegue e la novità verrà applicata anche in Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Olanda e Turchia. Ecco cosa cambia e quali sono i piani a lungo termine di Jeff Bezos nella lotta alla plastica.  L’elenco degli oggetti in plastica monouso che ogni giorno utilizziamo, e acquistiamo anche su Amazon, è lungo e comprende una lista di diversi articoli che, una volta gettati nella spazzatura (spesso non differenziata) ha un forte impatto sull’ecosistema.  Amazon aveva in realtà alzato già da tempo i prezzi per piatti e posate di plastica acquistabili negli store online, che venivano venduti a un costo superiore rispetto a quello proposto nei supermercati tradizionali (una mossa sottile utile anche a scoraggiarne l’acquisto).  Ora si passa allo step successivo e la data del 21 dicembre 2020 rappresenterà uno switch importante non solo per Amazon ma anche per gli utenti: Jeff Bezos spinge l’acceleratore sulla strada del Climate Pledge, il patto stilato da Amazon e le grandi multinazionali per raggiungere gli obiettivi sul clima dell’Accordo di Parigi entro il 2030.

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https://www.arezio.it/ - Energie rinnovabili: solare, eolico, idroelettrico. c’è altro?
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Energie rinnovabili: solare, eolico, idroelettrico. c’è altro?
Ambiente

A che punto è la ricerca e lo sfruttamento energetico e quali sono le potenzialità dell’energia rinnovabile? Solare, eolico, idroelettrico.Da qualche anno ci siamo accorti, in modo definitivo, che l’energia per muoverci, illuminare le nostre case, far funzionare gli impianti industriali e sostenere la rete informatica che regola la nostra vita, può non dipendere totalmente dal petrolio. Il tempo che abbiamo perso, in tutti i campi, per creare uno stile di vita circolare, si è ripercosso sul problema dei rifiuti, sull’inquinamento dell’aria e delle acque, sullo sfruttamento intensivo delle risorse delle terra che siano nelle sue viscere che sulla sua superficie. Oggi abbiamo la consapevolezza di dover trovare delle alternative al petrolio, anche se la politica vive, spesso, di inerzia decisionale e di pressioni lobbistiche quando si affronta questo argomento. Dal punto di vista scientifico si sono fatti passi avanti nelle tecnologie di creazione, immagazzinamento e distribuzione dell’energia elettrica proveniente dai settori eolici, solare e idroelettrico. Ma serve sicuramente più energia a disposizione e a costi bassi, se vogliamo arrivare a sostituire completamente le fonti fossili che hanno una scadenza temporale di disponibilità. Anche l’oceano (o il mare) rientra in questa possibile fonte energetica di cui si sa poco e il cui sfruttamento è, per ora, molto marginale, ma che da ottime speranze di riuscire a catturare l’enorme quantità di energia che i moti ondosi, le correnti, le differenze del gradiente salino e le temperature delle acque generano. Gli scienziati hanno calcolato che sarebbe possibile ricavare dagli oceani un valore energetico pari a 2 Terawatt, che corrisponde a circa il consumo totale di energia che produce il pianeta. Ma come si genera l’energia e come è possibile utilizzarla? Dobbiamo considerare, per esempio, che le onde sono la più grande fonte di energia rinnovabile disponibile, con una densità energetica elevata, superiore a quella del sole e del vento. Inoltre, il moto che genera energia non è saltuario ma regolare e prevedibile, con un’estensione geografica diffusa. Esistono, allo stato attuale, degli studi fatti dall’università di Torino negli anni passati che hanno portato alla costruzione di apparecchiature sperimentali, in collaborazione con l’ENI, che consistono in due giroscopi che convertono il moto ondoso in energia elettrica. Su questi apparecchi è possibile istallare anche dei pannelli fotovoltaici creando un sistema ibrido inerziale. La caratteristica di queste macchine, chiamate Iswec, è quella di adattarsi alla direzione delle correnti e delle onde, per sfruttare al massimo l’energia che esse producono. In termini di potenza nominale, sono macchine che sono state progettate per creare circa 50 Kw di energia in presenza di un’onda di almeno 1,5 metri. Tra i tanti effetti negativi che il riscaldamento globale sta imprimendo al nostro pianeta, uno può essere considerato positivo. Si è scoperto che l’aumento delle temperature in atmosfera incrementerà l’energia delle onde. Secondo uno studio di Nature Communications, pubblicato il 14 Gennaio 2019, l’altezza delle onde dal 1948 ad oggi ha avuto in incremento dello 0,4%. Iswec, non è l’unico esperimento che l’uomo ha fatto nel tentativo di sfruttare l’energia prodotta dal mare, infatti i primi studi risalgono al secolo scorso ma sono naufragati a causa della difficoltà ad operare nell’ambiente marino, delle tecnologie non all’altezza e dei costi allora proibitivi. Nel corso della crisi energetica tra il 1973 e il 1974, questi studi sono stati ripresi con lo scopo di trovare soluzioni tecniche ed economiche compatibili con i costi delle fonti energetiche fossili. Si dovrà però aspettare fino al 2000, quando entrò in funzione il primo impianto, collegato ad una rete di utenze, che generava 500 Kw ma poi venne smantellata nel 2012. Così anche l’impianto portoghese, nel nord del paese, entrato in funzione nel 2008, che aveva una capacità di 2,25 Megawatt, durò soli pochi mesi a causa di numerosi problemi tecnici e forse anche economici. Un altro interessante esperimento di generazione energetica in mare è stato effettuato nel 1996 alle Hawaii, costruendo una centrale che frutta la differenza di temperatura tra le acque di superficie e quelle profonde, che può arrivare anche a 25 gradi. Dopo anni di studi e tentativi, sembra che entro il 2050 si potrebbero installare nel mondo impianti che sarebbero in grado di generare energia elettrica pari a 350 Terawatt/ora dalle maree e dalle onde. L’idea sarebbe quella di posizionare le centrali energetiche al largo, dove le onde sono massime, considerando che la superficie degli oceani è pari al 71% di quella terrestre, quindi si potranno avere fonti energetiche diffuse in tutti i continenti senza limitazione di spazio.Vedi maggiori informazioni

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https://www.arezio.it/ - Flaconi in HDPE Riciclato: Come Gestire i Difetti di Superficie
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Flaconi in HDPE Riciclato: Come Gestire i Difetti di Superficie
Informazioni Tecniche

Come risolvere i problemi estetici nella produzione di flaconi in HDPE riciclatoLa produzione di flaconi per la detergenza, per i liquidi industriali ed agricoli, fino a poco tempo fa venivano prodotti con materiali vergini nonostante alcune forme e colori consentivano l’uso di un granulo in HDPE riciclato. L’impatto mediatico dell’inquinamento da plastica dispersa dall’uomo nell’ambiente, ha fatto muovere le coscienze dei consumatori mettendo sotto pressione gli stati, che si occupano della legislazione ambientale, ma anche i produttori delle sostanze contenute nei flaconi che non possono, per questioni commerciali, perdere il consenso dei propri clienti finali. La richiesta di HDPE rigenerato per soffiaggio ha avuto una forte impennata negli ultimi, trovando sicuramente, una parte dei produttori, non totalmente preparati a gestire il granulo riciclato nelle proprie macchine. Non è stata solo una questione di tipologia di granulo che può differire leggermente, dal punto di vista tecnico, dalle materie prime vergini nel comportamento in macchina, ma si sono dovute affrontare problematiche legate alla tonalità dei colori, allo stress cracking, alla tenuta delle saldature, ai micro fori e ad altre questioni minori. In articoli precedenti abbiamo affrontato la genesi dell’HDPE riciclato nel soffiaggio dei flaconi e la corretta scelta delle materie prime riciclate, mentre oggi vediamo alcuni aspetti estetici che potrebbero presentarsi usando il granulo riciclato in HDPE al 100%. Ci sono quattro aspetti, dal punto di vista estetico, che possono incidere negativamente sul buon risultato di produzione: 1) Una marcata porosità detta “buccia d’arancia” che si forma prevalentemente all’interno del flacone ma, non raramente, è visibile anche all’esterno. Si presenta come una superficie irregolare, con presenza di micro cavità continue che danno un aspetto rugoso alla superficie. Normalmente le problematiche sono da ricercare nel granulo, dove una possibile presenza eccessiva di umidità superficiale non permette una perfetta stesura della parete in HDPE in uscita dallo stampo. In questo caso il problema si può risolvere asciugando il materiale in un silos in modo che raggiunga un grado di umidità tale per cui non influirà negativamente sulle superfici. In linea generale è sempre un’operazione raccomandata quando si vuole produrre utilizzando al 100% un materiale rigenerato. 2) Le striature sul flacone sono un altro problema estetico che capita per ragioni differenti, specialmente se si utilizza un granulo già colorato. Le cause possono dipendere da una percentuale di plastica diversa all’interno del granulo in HDPE, anche in percentuali minime, tra il 2 e il 4 %, in quanto, avendo le plastiche punti di fusione differenti, il comportamento estetico sulla parete del flacone può essere leggermente diverso, andando ad influenzare il colore nell’impasto. E’ importante notare che non si devono confondere le striature di tonalità con le striature di struttura, le quali sono normalmente creare dallo stampo del flacone a causa di usura o di sporcizia che si accumula lavorando. Un altro motivo può dipendere dalla resistenza al calore del master che si usa, in quanto non è infrequente che a temperature troppo elevate, sia in fase di estrusione del granulo che di soffiaggio dell’elemento, si possa creare un fenomeno di degradazione del colore con la creazione di piccole strisciate sulle pareti del flacone. 3) Una perfetta saldabilità in un flacone è di estrema importanza in quanto un’eventuale distacco delle pareti, una volta raffreddato e riempito il flacone, comporta danni seri con costi da sostenere per la perdita dell’imballo, delle sostanze contenute e della sostituzione del materiale con costi logistici importanti. Il flacone appena prodotto normalmente non presenta il possibile difetto in quanto la temperatura d’uscita dalla macchina “nasconde” un po’ il problema, ma una volta che la bottiglia si è raffreddata, riempita e sottoposta al peso dei bancali che vengono impilati sopra di essa, un difetto di saldatura si può presentare in tutta la sua problematica. La causa di questo problema normalmente deve essere ricercata nella percentuale di polipropilene che il granulo in HDPE può contenere a causa di una selezione delle materie prime a monte della produzione del granulo non ottimale. Una scadente selezione dei flaconi tra di essi, ma soprattutto dai tappi che essi contengono, possono aumentare la quota percentuale di polipropilene nella miscela del granulo. Esistono in commercio macchine a selezione ottica del macinato lavato che aiutano a ridurre in modo sostanziale questa percentuale, potendola riportare sotto 1,5-2%. Al momento dell’acquisto del carico di HDPE riciclato è sempre buona cosa chiedere un test del DSC per controllare la composizione del granulo per la produzione. L’effetto di una percentuale di PP eccessiva ha come diretta conseguenza l’impedimento di una efficace saldatura delle superfici di contatto che formano il flacone. Oltre ad intervenire sul granulo sarebbe buona regola, se si desiderasse utilizzare al 100% la materia prima riciclata, aumentare leggermente lo spessore di sovrapposizione delle due lati del flacone per favorirne il corretto punto di saldatura. 4) La presenza di micro o macro fori in un flacone, visibili direttamente attraverso un’ispezione o, per quelli più piccoli, tramite la prova della tenuta dell’aria, possono dipendere dalla presenza di impurità all’interno del granulo, quando il lavaggio e la filtratura della materia prima non è stata fatta a regola d’arte. Un altro motivo può dipende da una scarsa pulizia della vite della macchina soffiatrice che può accumulare residui di polimero degradato e trasportarli, successivamente, all’esterno verso lo stampo. Specialmente se si usano ricette con carica minerale è possibile che si presenti il problema subito dopo il cambio della ricetta tra una senza carica a una che la contenga. L’utilizzo di ricette miste tra materiale vergine e rigenerato può mitigare alcuni di questi punti ma non risolvere totalmente gli eventuali problemi se non si ha l’accortezza di seguire la filiera della fornitura del granulo riciclatoCategoria: notizie - tecnica - plastica - riciclo - HDPE - flaconi - soffiaggio

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https://www.arezio.it/ - Rischi ambientali : come si muove la finanza
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Rischi ambientali : come si muove la finanza
Ambiente

La correlazione tra i rischi finanziari e i rischi ambientali visti dagli operatori bancari internazionali. I problemi dell’ambiente e i relativi rischi ambientali, non sono, oggi, solo appannaggio di un gruppo sempre più ampio di giovani che manifestano nelle piazze e non sono solo occasione per il cosiddetto “green washing”, l’utilizzo a volte a sproposito dell’etichetta green sui prodotti da parte delle aziende, ma sono entrati prepotentemente nelle camere ovattate della finanza che conta. La questione del clima è diventata un problema di rischio finanziario, che coinvolge gli istituti bancari e il sistema finanziario internazionale, i quali dovranno confrontarsi con un nemico subdolo e potente. Non esiste un solo rischio ambientale, ma diversi elementi che potrebbero concatenarsi creando una problematica di difficile gestione a livello finanziario, tale per cui si potrebbero mettere in crisi i capitali in circolazione. I rischi ambientali che destano maggiore attenzione da parte delle istituzioni finanziarie possono essere elencati in: Incremento di gas serra Incremento delle precipitazioni Incremento delle siccità I rischi connessi a queste problematiche dipendono dal loro manifestarsi e dalla violenza con cui si presentano nelle aree geografiche del pianeta, ma si traducono in costi di vite umane, distruzione delle infrastrutture pubbliche e private, perdita di produttività con danni alla crescita economica e innalzamento dei prezzi dei beni primari. Questi costi incideranno direttamente sui valori degli assets, con un deterioramento della capacità delle imprese e delle famiglie di onorare i debiti e una riduzione del valore delle garanzie. Alle banche è affidato il compito di indirizzare i flussi finanziari verso attività che indirettamente riducano il rischio stesso e quindi verso iniziative di sostenibilità ambientale che possano mitigare gli effetti che causano i cambiamenti climatici. Questi finanziamenti sono necessari per la stabilità stesse delle banche. L’Europa avrebbe bisogno, per aggiornare le reti energetiche, migliorare la gestione dei rifiuti, delle risorse idriche, per modernizzare la rete dei trasporti e della logistica, di 270 miliardi di euro all’anno, cifre enormi che dovranno essere trovate perchè non ci sono alternative alla strada della sostenibilità ambientale. La maggior preoccupazione delle banche e degli investitori finanziari è il rischio nel deterioramento dei propri crediti e il valore dei loro attivi in relazione ai fattori climatici, che non sono di per sè rischi nuovi, ma che stanno diventando di proporzioni tali che potrebbero destabilizzare il ritorno finanziario delle operazioni. La comunità internazionale dal punto di vista politico si sta muovendo in ordine sparso, con diversi approcci tra gli Stati Uniti, l’Europa, la Cina, la Russia, l’India, per citarne qualcuno, ma alla fine saranno le istituzioni finanziarie che influenzeranno le scelte di transizione energetica e di sostenibilità ambientale. In questo momento, però, non tutte le banche hanno compreso in pieno quale sia la strada corretta per l’elargizione dei capitali sul mercato industriale e quale ricadute si avranno, anche in termini di rischio sulle operazioni, rimanendo immobili sugli assets in portafoglio. Si possono vedere, per esempio, negli Stati Uniti, paese gestito da una politica ultra negazionista in termini ambientali, che i movimenti ambientalisti stanno manifestando contro banche, quali la JP Morgan, la Well Fargo, la Bank of America, le quali continuano a sostenere finanziariamente le società impegnate nell’estrazione e raffinazione del petrolio. Ma ci sono anche fondi di investimento internazionali, come il BlackRock, il più grande del mondo, che ha capito velocemente dove indirizzare il timone dei propri investimenti e, attraverso il presidente Larry Find, ha ribadito ai propri clienti e agli amministratori delegati delle società in cui il fondo è posizionato, che premierà le imprese e i progetti legati alla sostenibilità. Secondo Find, non solo i governi, ma anche le istituzioni finanziarie e le imprese potranno essere travolte se non si adotteranno misure efficaci a favore dell’ambiente. Quella di BlackRock non è una raccomandazione o un consiglio, ma una forte e univoca decisione che si potrebbe concretizzare attraverso l’opposizione nei consigli di amministrazione o la sfiducia a managers che non adotteranno misure concrete in fatto di sostenibilità climatica. Find vede il rischio ambientale colpire direttamente la solvibilità dei mutui, specialmente quelli sulla casa, sull’inflazione, se dovessero impennarsi i prezzi dei generi primari, sul rallentamento della crescita dei paesi emergenti e quindi a cascata su quella mondiale, causata della riduzione della produzione per l’aumento delle temperature.

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https://www.arezio.it/ - La Forestazione delle Aree Metropolitane: Milano non Perde Tempo.
Marco Arezio - Consulente materie plastiche La Forestazione delle Aree Metropolitane: Milano non Perde Tempo.
Ambiente

Riduzione dell’inquinamento, mitigazione delle ondate di calore, obbiettivi sociali. Che le aree metropolitane stiano diventando sempre più un aggregato di popolazione crescente, nei numeri e nelle esigenze, è evidente in molti paesi del modo dove non si arresta l’incremento delle migrazioni interne verso le grandi città. I motivi che spingono le persone a muoversi sono principalmente economici, essendo la città un ambiente in cui le occasioni di trovare lavoro sono sicuramente più alte rispetto alle aree rurali. L’incremento massiccio della popolazione ha portato negli scorsi decenni ad una cementificazione “urgente” e smodata, sia dal punto di vista architettonico, che ambientale, che sociale, creando interi quartieri senza identità e senza un’anima, attraverso un’edilizia economica e con una spiccata essenzialità urbanistica. Questo modo di creare quartieri “dormitorio” ha creato disgregazione sociale, generazionale e una mancanza di integrazione tra il costruito e la natura. I bambini nati in questi contesti faticano a riconoscere un’alternativa ambientale ai palazzi, le strade asfaltate e ad ambiti diversi dai piccoli parchi di quartiere, se esistono. Inoltre, l’inquinamento crescente causato dal traffico veicolare, dal riscaldamento delle abitazioni e dalle conseguenze delle ondate di calore estivo, creano delle condizioni di vita non salubri e stressanti per la popolazione. Molte amministrazioni cittadine si sono convinte che il verde sia la chiave per lenire alcune problematiche legate all’inquinamento e, attraverso l’incremento della forestazione cittadina, la possibilità di creare condizioni di vita e una socialità più umana. Milano ha fatto suo questo obbiettivo, con il proposito di piantare tre milioni di alberi entro il 2030 e, attraverso questa operazione, riqualificare alcune aree per incrementare l’aggregazione sociale. La piantumazione ha anche lo scopo di inserire nel bilancio ambientale della città un elemento mitigatore degli inquinanti e del calore insistente, durante l’estate, sugli edifici meno preposti a difendere gli utenti da questo fenomeno in crescita. Parliamo soprattutto di edilizia scolastica, ospedali e centri per anziani, che riceveranno i primi interventi volti a rendere più vivibile l’ambiente cittadino. Il problema climatico nelle città tende ad acuire le disuguaglianze sociali, economiche e sanitarie, specialmente nelle periferie, dove la qualità delle costruzioni dal punto di vista dell’isolamento temo-acustico crea situazioni di disagio evidente. Inoltre gli alberi portano un aiuto nella lotta alle polveri sottili, al riscaldamento degli edifici con un risparmio nell’uso dei condizionatori. Milano ha messo in campo anche iniziative “green” attraverso la realizzazione di edifici, in cui il verde è parte integrante della loro struttura e attraverso l’organizzazione di eventi aperti a tutta la popolazione da vivere in nuove aree destinate ad un nuovo rapporto tra la popolazione cittadina e la natura. Approfondisci l'argomento

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https://www.arezio.it/ - L’Involuzione del Mercato del Riciclo della Plastica
Marco Arezio - Consulente materie plastiche L’Involuzione del Mercato del Riciclo della Plastica
Economia circolare

Come il mercato e la politica stanno cambiando il mercato del riciclo della plasticaIl mercato del riciclo della plastica, e le sue imprese, stanno soffrendo sotto il fuoco incrociato di amici, veri o presunti e di nemici dichiarati, con la conseguenza che un intero comparto dell’economia circolare rischia di sparire o ridursi notevolmente con tutte le implicazioni ambientali che possiamo immaginare.  I riciclatori sono gente un po' controcorrente, hanno iniziato la loro attività raccogliendo la plastica che veniva gettata come rifiuto dalla società, visti un po' come un comparto sporco, povero e senza importanza. Hanno trasformato questo business da poveri in un mercato maturo economicamente, tecnologicamente ed ecologicamente virtuoso, molto prima che i nomi altisonanti della filiera produttiva se ne attribuisse i meriti. Hanno sopportato gli sterili attacchi dell’opinione pubblica, invaghita dei messaggi sull’abolizione della plastica che cavalcava la crociata contro il mare inquinato, come se fosse colpa della plastica e non di chi la disperde nell’ambiente. Hanno continuato a riciclare, dare lavoro, pagare le tasse e ripulire il pianeta, in silenzio, con ostinata convinzione che fossero sulla strada giusta, nonostante tutto. Ma quando le loro attività hanno assunto una dimensione importante nel mercato della plastica, dopo grandi investimenti, fatica, studi e progressi, si sono trovati difronte a ostacoli difficili da sormontare: • Il prezzo delle materie prime vergini è crollato ad un punto per cui alcune materie prime riciclate costano di più di quelle vergini, con la conseguenza del crollo della domanda. • A causa della riduzione di redditività del comparto del riciclo gli investimenti rimangono limitati e il rifiuto plastico sul mercato non trova sempre la giusta collocazione. • I costi per il ciclo del riciclo rimangono elevati, anche a causa dell’alto costo dell’energia, impedendo un maggiore ampliamento delle vendite della materia prima. • La competizione di prezzo con le materie prime vergini non imprime una spinta all’economia circolare nei paesi in via di sviluppo con conseguenze ambientali negative. • Una carenza politica diffusa a supporto del riciclo delle materie plastiche che impongano l’uso della plastica riciclata sempre più ampia nei prodotti in cui è possibile usarla. • Una mancanza di sostegni economici al comparto del riciclo che gli permetta di sostenersi e di compiere quell’opera sociale e ambientale di cui i cittadini hanno diritto. Ma risolvere questi problemi non esaurisce i compiti per arrivare all’applicazione della circolarità dei rifiuti plastici, se non si spinge ulteriormente sul riciclo chimico, per quella percentuale di plastica non riciclabile, sulla creazione di imballi al 100% riciclabili e sull’energia rinnovabile che deve essere a disposizione dell’industria a costi contenuti.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti Vedi maggiori informazioni sul riciclo

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https://www.arezio.it/ - Bolsonaro: l’Amazonia è Nostra non Vostra
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Bolsonaro: l’Amazonia è Nostra non Vostra
Ambiente

Che l’elezione del presidente Bolsonaro fosse una pessima notizia per la tutela dell’ambiente era una cosa risaputa ma che a soli nove mesi dall’elezione fosse riuscito a collezionare un disastro ambientale in Amazzonia di queste proporzione nessuno sarebbe riuscito a prevederlo. Nella sua politica liberistica coniuga ignoranza sui temi scientifici legati alle risorse ambientali, necessari per la sopravvivenza degli stessi Brasiliani, ad una certa arroganza condita con una lungimiranza politica al quanto discutibile.  Dare a Macron del colonialista a seguito del tentativo del presidente francese di far capire l’ovvio a Bolsonaro sembrerebbe una scenetta teatrale poco degna di uno statista.  Il business di togliere la terra alla foresta, tramite il fuoco, per permettere agli allevatori di estendere i pascoli intensivi allo scopo di sostenere un’attività, quella della produzione di carne, di per sé tra le maggiori attività inquinanti al mondo, comporta un incomprensibile disegno di autodistruzione che anche i bambini possono facilmente comprendere.  La politica del presidente Bolsonaro evidentemente non arriva a tanto, ma preferisce accusare le associazioni ambientalistiche degli incendi con lo scopo di farsi pubblicità o lamentarsi che non ha i mezzi per poter contenere il fuoco nel suo paese.  Come sempre, dove la politica non ragiona per il bene dei propri cittadini, sono i cittadini del mondo che possono condizionare e boicottare pacificamente gli interessi economici che sono alla base di questi disastri.  Come? Semplicemente continuare a preferire nei propri acquisti prodotti che vengano da filiere alimentari che non abbiano creato danni all’ecosistema.  Ricordandoci sempre che la produzione di ossigeno che viene dall’Amazzonia copre il 20% del nostro fabbisogno mondiale e che l’anidride carbonica immessa in atmosfera tramite questi incendi andrà a pesare in modo importante sul riscaldamento globale, che a catena velocizzerà tutta una serie di conseguenze ambientali già molto gravi, sarebbe importante che ognuno facesse la propria parte per contrastare l’accelerazione dell’implosione della specie umana.Approfondisci l'argomento

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https://www.arezio.it/ - BlackRock: Fondo da 900 Milioni di Dollari Dedicato all'Economia Circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche BlackRock: Fondo da 900 Milioni di Dollari Dedicato all'Economia Circolare
Notizie Brevi

Il colosso finanziario BlackRock, sempre più attivo nel sostenere l'imprenditoria green, ha varato un fondo per l'economia circolareAbbiamo affrontato in passato, in un articolo,  il lento ma progressivo interessamento della finanza alle attività imprenditoriali che tengano conto del loro impatto ambientale e di come alcune società finanziarie, banche comprese, si stiano muovendo a concedere o revocare finanziamenti in base proprio alla sostenibilità dell'attività. Il fondo BalckRock, che siede in vari consigli di amministrazione societari, non è nuovo a queste iniziative al punto che ha deciso di gestire capitali direttamente collegati al mondo dell'economia circolare, come viene riportato in questa nota dell'ANSA.Il fondo di BlackRock dedicato all'economia circolare ha raccolto in un anno oltre 900 milioni di dollari. Lo annuncia il colosso dei fondi Usa ricordando che il BlackRock Circular Economy Fund era stato istituito nell'ottobre 2019 in collaborazione con la Fondazione Ellen MacArthur (EMF). Il Fondo ha identificato tre gruppi di aziende leader nell'economia circolare, incluse nel portafoglio d'investimento:  facilitatori, ovvero società che forniscono soluzioni innovative e all'avanguardia, pensate per promuovere in modo diretto la circolarità fra le aziende e i consumatori; adottatori, cioè le società che adottano i principi dell'economia circolare in modo da ottenere un notevole impatto positivo sul proprio valore; beneficiari, ovvero società che forniscono materiali o servizi alternativi, che contribuiscono all'economia circolare. "E' incoraggiante notare l'incremento, anno dopo anno, del numero di aziende che pubblicano volontariamente i risultati delle proprie attività in ambiti come l'inquinamento da plastica, la durata dei prodotti o il ricorso a processi di riciclaggio e fonti rinnovabili", dice Evy Hambro, Responsabile globale dell'investimento tematico e settoriale di BlackRock. "Stiamo entrando in una nuova fase di ripresa e rigenerazione, in cui le iniziative legate all'economia circolare, insieme all'innovazione e alle infrastrutture sostenibili, svolgeranno un ruolo prioritario fra gli investitori, alla luce delle opportunità di generazione di valore che offrono.", ha affermato Thomas Fekete, Responsabile per la regione EMEA della Strategia e dei prodotti d'investimento sostenibile di BlackRock. Categoria: notizie - plastica - economia circolare - finanza - blackrock

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https://www.arezio.it/ - Trash: il Film che Racconta il Riciclo ai Bambini
Marco Arezio - Consulente materie plastiche Trash: il Film che Racconta il Riciclo ai Bambini
Economia circolare

Il problema dei rifiuti, dell’inquinamento dei mari e le problematiche ambientali sono su tutte le TV del mondo e si leggono quotidianamente in reteNon è sempre facile far capire ai bambini che si può e si deve fare tutto il possibile per preservare il nostro pianeta, senza spaventarli e senza scadere in una sterile lezione di educazione ambientale che rischia di non creare quell’empatia tanto cara ai giovani. Ci sono riusciti Luca della Grotta e Francesco Dafano, attraverso una fiaba che tocca il cuore, raccontando in modo animato e divertente le problematiche dei rifiuti che la società produce, ma anche di sostenibilità e di riciclo. In questo cartoon i protagonisti sono proprio i rifiuti, in un mondo difficile in cui vivere, raccontando loro stessi, con un misto di frustrazione per la loro condizione e, nello stesso tempo, di speranza per un mondo migliore dove ogni rifiuto buttato potrebbe avere una seconda possibilità. Slim è una scatola di cartone usata e Bubbles una bottiglia di bibita gassata, vivono in un mercato con altri amici emarginati, nascondendosi dai Risucchiatori, le macchine aspiranti degli addetti alle pulizie. Nonostante la condizioni in cui vivono, sperano di poter raggiungere la Piramide Magica, un luogo dove ogni rifiuto può tornare a vivere e ad essere utile alla comunità. Sembra che gli eventi della vita impedisca loro di coronare questo sogno, quando, un imprevisto cambierà il loro destino.Categoria: notizie - plastica - economia circolare - rifiuti Vedi i libri per bambini

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