BOTTIGLIE IN FIBRA DI CELLULOSA O IN RPET: LA NUOVA SFIDA DEL PACKAGING ALIMENTARE

Martedì, 3 novembre 2020 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Bottiglie in Fibra di Cellulosa o in rPET: la Nuova sfida del Packaging Alimentare

Il vetro, la plastica e l’alluminio sono materie prime che troviamo sulle nostre tavole espresse in bottiglie per le bibite, ma oggi potrà esserci una nuova materia prima, ecosostenibile che potrebbe sostituire i vecchi materiali. 

Stiamo parlando della fibra di cellulosa che viene dalla gestione sostenibile delle foreste, dove gli alberi che vengono abbattuti sono rimpiazzati in numero superiore, creando un beneficio sull’assorbimento sempre maggiore della CO2 nell’atmosfera.

La bottiglia a cui Coca-Cola sta pensando è fatta, ora, in fibra di cellulosa con all’interno un sacchetto di rPET e un tappo di plastica, che garantiscono la conformità alle normative sugli alimenti.

Ma il futuro per Coca-Cola è sostituire anche il sacchetto interno di rPET e il tappo in plastica con materiali del tutto compatibili con la struttura esterna in fibra di cellulosa, quindi possa essere riciclata come qualsiasi carta, ma possa e debba rispettare tutti gli standard di sicurezza per gli imballi alimentari.

Coca-Cola non è la sola azienda che sta lavorando a questo progetto, infatti anche altre note aziende come L’Oréal, Carlsberg, Pernot Ricard e Alpla sono allo studio di imballi di fibra di cellulosa per trovare un’alternativa alla plastica, al vetro e all’alluminio.

La base di queste ricerche e questi nuovi progetti partono dal concetto di dare al consumatore un prodotto che appaia meno impattante possibile sull’ambiente e, sicuramente, la riforestazione intensiva per l’approvvigionamento della fibra di cellulosa ha un ottimo impatto ambientale e sociale.

Ma non dobbiamo dimenticare che gli imballi di carta o di vetro o di plastica o di alluminio, al termine del loro ciclo di vita rimangono sempre un rifiuto e, per questo, deve essere riciclato e non disperso nell’ambiente con il falso convincimento che essendo di carta, l’imballo, potrebbe essere abbandonato dove più ci fa comodo, come se si riciclassero da soli.

Photo:Paboco



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