DAL RICICLO AL RIUSO DEI PRODOTTI

Sabato, 10 ottobre 2020 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Dal Riciclo al Riuso dei Prodotti

Come cambiare la mentalità per creare un mondo senza sprechi

Stiamo andando oltre l’ostacolo parlando non di riciclo, tema non ancora assimilato da molti, ma di riuso dei prodotti plastici. Utopia? Forse, ma prima di fare il futuro bisogna progettarlo e allora vediamo come potremmo arrivare a non avere più rifiuti da riciclare.

La situazione oggi, è ben lontana da quanto sopra esposto infatti, il consumo di materie prime vergini continua ad aumentare e si stima che nel 2020 ne utilizzeremo il 30% in più rispetto a dieci anni fa.

Nonostante si continui a parlare di economia circolare e di riciclo, non siamo ancora riusciti a trovare soluzioni per invertire questa situazione e, passando il tempo, continuiamo a complicarci la vita.

Sono solo pochi esempi che ci permettono di non generare nuovi rifiuti, di risparmiare energia per il riciclo e il trasporto, di evitare inquinamento se i materiali non venissero riciclati, di risparmiare materie prime vergini che causano l’estrazione e la lavorazione del petrolio.

Ma il problema si può vedere anche per gli oggetti più complessi, come una lavatrice, un ferro da stiro, una macchina, il taglia erba, il tavolo dove mangiamo o il letto dove dormiamo.

Come facciamo a rendere veramente circolare la gestione di un prodotto che da nuovo dovrebbe diventare rifiuto?

Semplicemente non possederlo, ma usarlo per il tempo di cui abbiamo bisogno e poi restituendolo al fornitore che sarà tenuto a revisionarlo, ripararlo, aggiornarlo, integrarlo, garantirlo e, poi, rimettere sul mercato un prodotto adatto ai nostri bisogni.

Ci sono delle aziende che hanno sposato questo linea, come la Apple, la Levi’s e altre che riprendendo l’oggetto usato, non creano ulteriori rifiuti, ma gestiscono elementi di cui possono disporre nuovamente nella produzione.

La strada è ancora lontana?

Francamente direi di si, in quanto se guardiamo il tasso di circolarità in Europa che è dell’11,7% contro un dato mondiale del 9%, riscontriamo valori bassi, ma comunque in lenta crescita, dovendo anche considerare che l’incremento del mercato della circolarità corrisponderebbe all’aumento dell’occupazione che, in base ai dati della Commissione Europea, potrebbero arrivare a 700.000 unità.

L’Europa importa il 90% di petrolio, due terzi dei metalli che servono per le produzioni, il 70% del gas naturale impiegate per far funzionare le fabbriche.

Se realmente incrementassimo la circolarità, troveremmo la via per dissociare la crescita e la produzione con l’estrazione dei metalli dei combustibili e di tutte le materie prime naturali che utilizziamo quotidianamente.

Questo significa anche ridurre i rifiuti, le emissioni in atmosfera, l’utilizzo delle discariche, l’utilizzo di acqua e gli inquinanti legati a queste attività.

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