LA BATTAGLIA POLITICA NEL GOVERNO GIAPPONESE CHE VUOLE RIACCENDERE I REATTORI NUCLEARI.

Lunedì, 5 ottobre 2020 | Energie Rinnovabili
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - La Battaglia Politica nel Governo Giapponese che vuole Riaccendere i Reattori Nucleari.

Sono bastati 8 anni dal disastro di Fukushima per perdere la memoria sulle conseguenze della tripla esplosione nucleare


Cosa sta succedendo all’interno del governo Giapponese in merito alla politica energetica del paese? Dopo il terremoto avvenuto 11 Marzo 2011 nell’area della centrale nucleare di Fukushima, che ha bloccato il funzionamento di tre reattori e il successivo Tsunami che ha messo fuori uso il sistema di raffreddamento dedicato al controllo delle temperature degli impianti, è avvenuta una triplice esplosione atomica incontrollata.

Le conseguenze le conosciamo tutti e le conoscono soprattutto 150.000 cittadini che vivevano intorno alla centrale che hanno dovuto lasciare la loro terra contaminata dalle radiazioni.

La decisione immediata del governo di Tokio era stata quella di fermare tutti i 54 reattori nucleari presenti sul territorio Giapponese e avviare un ripensamento della politica energetica nazionale.

Nel corso di questi 8 anni il governo, nell’area interessata dall’esplosione, ha avviato progetti per la creazione di 11 parchi Eolici, per una spesa complessiva di 2,75 miliardi di dollari, che produrrebbero circa 600 MW, contro una produzione di circa 4700 MW provenienti dai reattori della centrale.

Ci sono anche progetti di costruzione di nuove centrali a biomassa, solari e geotermiche che possano ridurre la dipendenza dal nucleare e dal carbone.

Questi progetti rientrano nell’obbiettivo del governo di portare la percentuale di energia prodotta da fonti rinnovabili dal 17,4% attuale a circa il 22-24% entro il 2030, ma nello stesso tempo, facendo leva sul fatto che il Giappone è il terzo maggior importatore mondiale di carbone, la riaccensione dei reattori nucleari, secondo il primo ministro Shinzo Abe, farebbe rispettare al paese gli obbiettivi di emissioni di CO2.

Il ministro dell’ambiente, Shinjiro Koizumi, non è per niente d’accordo con Abe e sostiene che la centrale di Fukushima presenta ancora un’infinità di problemi da risolvere per poter permettere alla gente di rientrare nei villaggi limitrofi. Quindi, secondo Koizumi, sarebbe improponibile imporre al paese la decisione di riaccendere i vecchi reattori nucleari.

Ma quali problemi esistono ancora a Fukushima?

Innanzitutto sono ancora stoccate circa 1 milione di tonnellate di acqua contaminata da radiazioni, utilizzata nelle operazioni di spegnimento dei reattori danneggiati. Nonostante le acque siano state trattate, per togliere la maggior parte dei radionuclidi, non esiste, oggi, alcuna tecnologia che possa rimuovere il trizio dall’acqua.

Secondo i tecnici l’unica possibilità per risolvere il problema sarebbe quello di diluirla e riversarla poi nell’oceano. La cosa comunque, al di là degli evidenti risvolti ambientali e sociali, richiederebbe, secondo il capo del comitato che studia lo smantellamento di Fukushima, Hiroshi Miyano, non meno di 17 anni.

Ovviamente i pescatori e i paesi limitrofi al Giappone sono sul piede di guerra perché temono una contaminazione del pesce e un’ulteriore disastro economico per il settore.

Ci sono poi i problemi di contaminazione delle acque sotterranee che lambiscono gli edifici della centrale nucleare danneggiati dalle esplosioni, su cui il governo è intervenuto con la costruzione di un muro di contenimento ghiacciato, costato 260 milioni di dollari che ha attenuato il fenomeno ma non lo ha bloccato.

Infine esiste un serio problema per il terreno contaminato che, da anni viene rimosso con lo scopo di ridurre il valore delle radiazioni nelle aree evacuate, ma che ha creato un accumulo di milioni di tonnellate di materiale che nessuno vuole. Si stima che saranno circa 14 milioni le tonnellate di terreno contaminato da rimuovere entro il 2021 e, secondo gli accordi che la prefettura locale ha preso con il governo, questa montagna di materiale dovrà essere spostata lontano dalla zona colpita dal disastro, ma nessuno sa dove portarla.

Intanto i lavori vanno avanti con circa 1600 viaggi di autotreni al giorno, avendo già trasportato circa 2,3 milioni di tonnellate, che corrispondono a circa il 15% del totale del materiale da asportare e stoccare nel sito provvisorio.

Il governo vorrebbe trasmettere un’immagine di sicurezza alla popolazione, avendo indicato già alcune aree decontaminate come sicure, ma, secondo Greenpeace, queste aree presenterebbero un valore di radiazioni troppo alte che non consentirebbe un rientro sicuro della gente.

Alla luce di questa situazione è davvero sorprendente come il primo ministro Abe, possa pensare di riaccendere i reattori nucleari in un paese, tra l’atro, soggetto a terremoti e Tsunami.

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