L'ARTE CHE VIENE DALLA DISCARICA.

Lunedì, 27 luglio 2020 | Notizie Generali
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - L'Arte che Viene dalla Discarica.

Il Rifiuto Diventa un Mezzo Espressivo

Sin dagli albori del secolo scorso gli artisti hanno intrattenuto un rapporto particolare con gli oggetti che venivano considerati rifiuti. Nonostante i canoni estetici delle opere d'arte prodotte non considerassero ancora il loro utilizzo, gli artisti avevano cominciato a guardare con interesse agli oggetti più banali, i rifiuti, portatori di messaggi simbolici, come lo scorrere del tempo e le sue trasformazioni.

Negli anni venti del novecento, con la spinta industriale e una meccanizzazione diffusa della produzione, si era cominciato a parlare di riuso ed ecologia con maggiore vigore rispetto al passato.

La visione da parte degli artisti del rifiuto, come opera d'arte non era univoca. C'era chi considerava l'oggetto ??rifiuto? come un pezzo della vita, usata ed abbandonata, quindi come una visione intimistica dell'uomo, e chi aveva esposto scarti prodotti dall'uomo come fosse una sfida, un grido per un'arte senza confini.

Al di là di ogni considerazione personale sulle attribuzioni del valore artistico delle singole manifestazioni espressive, non c'è dubbio che il rifiuto, sotto ogni forma, era diventato un mezzo espressivo, forte, dell'arte contemporanea.

Dopo secoli di imposizioni, circa i canoni estetici da seguire, dove gli artisti erano spinti alla ricerca dei materiali più preziosi per le loro opere e allo sviluppo di abilità pittoriche e figurative di primissimo livello, qualche cosa cambiò.

E' proprio all'inizio del secolo scorso che l'artista ricercava la liberazione da qualsiasi canone estetico classico, mettendo l'idea al centro del progetto e non più la qualità dell'opera espressa nella manualità dell'artista in senso classico.

Di questo nuovo flusso artistico si fecero interpreti anche nomi illustri come Picasso e Braque, introducendo nelle loro opere, pezzi di oggetti reali con i quali formavano messaggi impressi sulle tele.

Arrivarono poi i Futuristi di Marinetti che vedevano nell'industrializzazione e nel modernismo imprenditoriale e scientifico dell'epoca lo spartiacque anche artistico con il passato.

Poi arrivarono i Dadaisti di Huelsenbeck, movimento che ha voluto combattere l'idea della rigidità estetica, della ragione artistica e dei canoni stingenti del passato.

Una ricerca continua di un'arte nuova, provocatoria e irridente, dove l'opera non era confinata nella tela, attraverso il disegno e il colore, ma veniva materializzata attraverso oggetti e pensata come essa stessa un ambiente espositivo.

Dopo i Futuristi, i Dadaisi e i Surrelaisti, altri movimenti artistici, guardarono con sempre maggiore interesse al rifiuto, oggetti da buttare che assumevano un significato artistico e un mezzo espressivo profondo.

Le opere comprendevano piatti usati, bicchieri, posate, carrozzerie di auto, caloriferi, scope, perfino un mucchio di immondizia messa in una stanza, opera esposta a Parigi nel 1960 da Arman.

I rifiuti in una stanza sono l'espressione della contemporaneità della nostra società, del consumismo e della produzione industriale imperante, che funge da linfa per il popolo ma che non convince gli artisti.

Ci sono da citare molti artisti che hanno fatto opere da ricordare come Giovanni Anselmo, Michelangelo Pistoletto, Christian Boltanski e tanti altri che hanno utilizzato elementi di scarto per le loro opere, come giornali, stracci e rifiuti alimentari.

La ricerca dell'espressione artistica, attraverso gli oggetti usati o destinati alla discarica, è continuata fino ai giorni nostri attraverso, per esempio, le opere di Vik Muniz, artista Brasiliano che è nato a San Paolo nel 1961.

Muniz è venuto a contatto con i ??catadores?, gli uomini e le donne che frugano nella più grande discarica al Mondo, Jardim Gramacho, alle porte di Rio, in cui il rifiuto diventa mezzo di sostentamento famigliare e moneta per la sopravvivenza.

La particolarità delle opere dell'artista stanno nel sontuoso mix tra disegno, oggettistica proveniente dai rifiuti e elementi della natura, ricordando la sua terra e l'Amazzonia martoriata.


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