NEGAZIONISMO E RAZZISMO AMBIENTALE: I MODELLI AMERICANI

Venerdì, 17 aprile 2020 | Storia
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Negazionismo e Razzismo Ambientale: I Modelli Americani

La storia ci ha insegnato come le comunità nere sono state usate per riparare alcuni disastri ambientali

Le guerre, come si sa, fanno sempre molti morti, ma gli strumenti per combatterle non sempre contemplano le armi. La finanza e l’industria usano strumenti meno eclatanti e rumorosi per ottenere, a volte, le stesse perdite di vite umane.

Tutto iniziò nel 1982, quando un produttore di trasformatori elettrici decise di disfarsi dei propri rifiuti composti da PCB, che causarono varie forme di cancro nella popolazione in un’area di 300 km. intorno all’azienda.

Quando lo scandalo emerse, lo stato della Carolina del Nord dovette ripulire l’area e scegliere un luogo dove collocare i rifiuti pericolosi. L’area scelta fu Warren, una piccola comunità Afro-americana, proprio per il colore della pelle dei suoi abitanti e per il basso tenore di vita, contadini probabilmente dalla bassa scolarizzazione, che faceva presumere l’accettazione incondizionata delle scorie pericolose.

Ma cos’è il PCB?

I PCB sono una miscela di diversi isomeri, insolubili in acqua, che vengono utilizzati negli oli e impiegati nei grandi condensatori e trasformatori elettrici, in virtù della loro elevata resistenza alle alte temperature e come isolanti elettrici.

La loro tossicità venne studiata, a causa dell’aumento dei casi di eruzioni cutanee, malattie del sangue e di cancro al fegato, in alcune aree industriali dove veniva fatto uso del PBC.

Nonostante dagli anni 70 dello scorso secolo, questo tipo di fluido chimico sia andato progressivamente fuori produzione a causa dell’alta tossicità, l’episodio accaduto a Warren, al di là dei problemi sanitari riscontrati, fece emergere un movimento di protesta che sottolineava l’uso del razzismo ambientale per la risoluzione dei problemi legati all’ecologia.

Nonostante le proteste da parte dei cittadini e la causa intentata, il sito fu decontaminato solamente nel 2000 e l’azione legale finì in un nulla di fatto.

Nella contea di Warren, vicino alla discarica, abitavano fino al 78% di afro-americani e la violazione del diritto alla loro salute fece nascere in quegli anni il movimento per la giustizia ambientale, che si proponeva non solo di combattere le fonti di inquinamento industriale e le discariche, ma si poneva anche l’obbiettivo di difendere la popolazione afro-americana dalle pressioni per delocalizzare le produzioni inquinanti e i rifiuti pericolosi nelle aree in cui abitavano, senza coinvolgerli nelle scelte.

Il movimento assunse un valore politico e cercò di analizzare I motivi e le implicazioni che le decisioni di installare delle discariche e delle produzioni pericolose, arrecassero alla popolazione nera.

Nel 1987, lo studio ToxicWaste and Race in the United States, realizzato dalla Chiesa progressista nera United Church of Christ, aveva evidenziato che la razza era il principale fattore di scelta per la localizzazione di una discarica pericolosa, come successe per Warren, parlando così di razzismo ecologico.

La questione razziale non era probabilmente sentita all’interno dei movimenti ambientalisti tradizionali, come il Sierra Club, la Audubon Society, la Wilderness Society, il WWF e l’Environmental Defense Fund che, in quegli anni, poco tolleravano la vicinanza ai movimenti ambientalisti neri, tanto che, spesso, disertavano le loro marce di protesta.

Non dobbiamo però pensare che il problema del razzismo ambientale sia da confinare solo negli Stati Uniti, ma viene espresso anche in Gran Bretagna e in Francia, in cui non solo il colore della pelle costituiva il fatto denigratorio, ma le classi sociali e le condizioni economiche dei residenti.

Foto: Greg Gibson / AP

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