QUALI ALTERNATIVE AL RICICLO MECCANICO DEI RIFIUTI DA POST CONSUMO?

Mercoledì, 25 marzo 2020 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Quali alternative al riciclo meccanico dei rifiuti da post consumo?

Un sistema che non risponde più alle stringenti esigenze dell’economia circolare

Da quando il mondo si è accorto che la plastica veniva riciclata in quantità del tutto marginale rispetto a quanta ne veniva prodotta e, che la parte non riciclata, circa il 90% finiva nell’ambiente e negli oceani, ci si è interrogati sulle tecnologie disponibili e sul futuro del riciclo.

I dati sono del tutto allarmanti, nonostante la buona volontà di istituire, nei vari paesi, flussi di riciclo secondo i principi dell’economia circolare, almeno partendo da quelli urbani che contano una quota rilevante di plastica, si rimane però preoccupanti per la quantità di rifiuti plastici che possono essere riciclati e reimpiegati.

Non è più sufficiente capire che la vaschetta del prosciutto o la bottiglia di acqua o il vassoio dei pomodori in polistirolo debbano essere raccolti, separati, ritirati dagli operatori e avviati agli impianti di riciclo, ma risulta oggi necessario capire, come e quanto ed a che prezzo si possono riciclare tutti i rifiuti domestici che produciamo.

Perché in questo periodo ci dobbiamo chiedere, con più insistenza, come mai dobbiamo analizzare così accuratamente il problema?

Fino ad un paio di anni fa, riciclare i rifiuti urbani, il così detto granulo da post consumo, era un esercizio industriale dove contavano soprattutto i numeri e poco la qualità del prodotto, quindi si produceva per liberarsi, dai magazzini, gli stock di rifiuti.

Naturalmente si separavano i rifiuti per tipologie, si macinavano, si lavavano e si estrudevano secondo un ciclo collaudato del riciclo meccanico.

Ma ogni operazione era finalizzata alla velocità degli impianti, al volume prodotto Ton/ora, con l’obbiettivo di minimizzare lo scarto, in quanto i costi di discarica erano molto alti, quindi si cercava di non buttare niente.

Ma tutto questo aveva una valenza fino a quando la Cina importava qualsiasi tipologia di granulo, di macinato e di rifiuto, quindi c’era posto per tutti alla festa. I produttori di granulo da post consumo si erano abituati a comporre ogni tipologia di granulo, riuscendo a raccogliere e trasformare granuli di qualità medio-bassa e di qualità “immondizia”.

Tutto andava bene, finché la Cina ha detto basta.

Oggi ci troviamo a considerare che l’enorme quantità di rifiuti che dobbiamo gestire nei nostri paesi, non ci permette di dare risposte al mercato né in termini tecnici, né in termini ambientali e né in termini economici.

Ci troviamo con le infrastrutture del riciclo carenti in termini quantitativi, tecnologicamente non adeguate a gestire i flussi di poli-accoppiati che si mandavano in Cina, non sappiamo come gestire lo scarto della frazione delle plastiche non riciclabili, esiste un’avversità diffusa dell’opinione pubblica verso i termovalorizzatori e le discariche.

Nel frattempo il nostro trend di consumi, che genera imballi plastici anche complessi, non diminuisce, le aziende che producono i packaging non hanno ancora fatto un passo determinante per avere imballi completamente riciclabili e i governi nazionali sono ancora un po’ latitanti nell’ imprimere cambiamenti radicali (ad eccezione della Comunità Europea).

La situazione potrebbe avere una soluzione se si verificassero alcune situazioni:

  • Incremento del riciclo chimico delle plastiche complesse da post consumo e riduzione di quello meccanico, che genera prodotti scadenti e di difficile utilizzo.
  • Cambiamento dei parametri sulla qualità estetica attesa sui prodotti, utilizzando granuli riciclati.
  • Miglioramento della separazione dei rifiuti, a partire dall’abitazione, per utilizzare solo quelle plastiche che non si contaminano con altri materiali (la bottiglia di PET per esempio).
  • Incremento della disponibilità di termovalorizzatori per utilizzare la frazione di plastiche, che conviene non riciclare, come carburante.
  • Incremento degli impianti per la creazione di biogas ed energia elettrica dagli scarti alimentari domestici.
  • Imposizioni all’industria per produrre imballi più riciclabili possibilmente con mono plastiche.
  • Aumento della coltura della durabilità della plastica contro il concetto del monouso.
  • Aumento dell’utilizzo di energia rinnovabile per i processi produttivi.
  • Ascoltare più i giovani e le donne che sono i più coinvolti nella tutela ambientale sia con nuove idee e comportamenti, sia nelle scelte di acquisto.
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