REMANUFACTURING: UNA NUOVA FORMA DI ECONOMIA CIRCOLARE

Martedì, 26 maggio 2020 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Remanufacturing: una nuova forma di economia circolare

Prodotti e componenti industriali rigenerati da considerare come nuovi

Il remanufactoring o rigenerazione, è la somma delle attività volte al recupero, smontaggio, riparazione, sanificazione del bene che, per qualità, prestazioni e durata possa essere paragonato ad un elemento nuovo. La rigenerazione dei componenti o parte di essi, in fase di produzione, permette di contribuire all’economia circolare attraverso l’aumento della durata degli elementi, risparmiando materie prime.

L’economia mondiale ha passato diverse fasi di approccio alla produzione, dall’economia lineare dove vigeva il concetto “materie prime-produzione-rifiuto”, all’economia circolare in cui si è adottato un sistema di recupero e trattamento del rifiuto per farlo tornare materia prima.

L’industria ha potuto aumentare la produttività lavorando sul costo della materia prima e sul costo del lavoro, attraverso i processi di automazione industriale, nuove tecnologie e tecniche di gestione.

In un’ottica di globalizzazione dei mercati, le marginalità su determinate fasce di prodotti possono, con il tempo, ridursi in virtù del raggiungimento da parte dei concorrenti di buone performance di produttività dei materiali e del lavoro.

Con l’obbiettivo di trovare nuovi spazi di remunerazione sui prodotti finiti, il concetto di economia circolare, che è ampiamente utilizzato in altri settori produttivi non complessi, è stato considerato come una necessità dalle industrie che realizzano prodotti composti per trovare nuove strade.

Ma nell’industria automobilistica, spaziale, militare e in altre fasce produttive in cui il bene finale è realizzato da un insieme di migliaia o decine di migliaia di pezzi, l’applicazione del concetto di economia circolare che si utilizza facilmente, per esempio su un flacone di detersivo da riciclare, era un concetto difficile da gestire.

L’industria ha così iniziato a considerare il concetto di remanufactoring, che consiste nel recuperare prodotti durevoli usati, smontarli, ripararli, sanificarli e collaudarli, applicando il processo ad un numero più alto possibile di componenti recuperati da un prodotto complesso, in modo che si possano utilizzare nuovamente nella produzione con la stessa qualità, prestazioni e durata di uno nuovo.

Se fino adesso il concetto di economia circolare è stato applicato principalmente su prodotti semplici come carta, plastica, vetro, metalli e legno, raggiungendo percentuali di riciclo incoraggianti, i nuclei complessi di prodotti, come una macchina, non godono dello stesso automatismo di riciclo.

Il remanufactoring è un’attività che promette grandi espansioni ed è adatto ad industrie che realizzano prodotti durevoli, ad alta intensità di capitale e con un ciclo di vita abbastanza lungo, quali il settore dell’automotive, spaziale, ferroviario, macchinari, elettronica, elettromedicale, periferiche di pc, mobili, per citarne solo alcuni.

La Renault, nello stabilimento di Choisy-leRoi, ricostruisce i motori delle auto e molti accessori ad esso collegati, attraverso una rete di società attive nel recupero dei componenti automobilistici. La più importante tra esse e la società Indra che in Francia gestisce circa 400 demolitori che lavorano circa 100.000 auto all’anno con un tasso di riciclo del 95%.

La BMW ha costituito una società specializzata, la Encory, che si occupa di consulenza nell’ambito del remanufactoring.

La Bosh ha realizzato un programma chiamato Bosh Exchange, che ha lo scopo di diminuire l’approvvigionamento delle materie prime usate e mettere in commercio una gamma di prodotti riciclati e garantiti.

La Knorr Bremse tedesca si occupa della vendita di sistemi frenanti rigenerati.

Nel campo aerospaziale la società Airbus riesce a recuperare e riciclare circa il 90% della componentistica dei propri aeromobili.

Il settore delle macchine fotografiche e da ufficio vede la Canon impegnata nel recupero dei suoi prodotti usati, rigenerandoli in prodotti di alta qualità, impiegandoli nuovamente in una percentuale vicina all’80%.

I vantaggi della filiera possono essere qui riassunti:

I produttori

In un’ottica di economia circolare richiesta dai clienti, i grandi produttori come Genaral Elettric, Boeing, Caterpillar, Deere, Navistrar, Xerox e lati, hanno creato modelli di business in cui la componente della rigenerazione dei beni è parte integrante della strategia d’impresa. In misura attualmente minore anche il settore automobilistico sta intraprendendo questa strada, spinta probabilmente più da un’esigenza di marketing che da vantaggi di bilancio.

I consumatori

Il costo di vendita di un bene in cui sono stati utilizzati componenti riciclati, normalmente porta ad un prezzo più basso. Specialmente nella ricambistica auto di modelli fuori produzione permette di poter disporre di ricambi efficienti e collaudati. La stessa cosa può capitare con i componenti delle macchine da ufficio, per esempio per le cartucce ricondizionate.

Il consumatore è sempre più attento all’aspetto ambientale causato dalla produzione e dallo smaltimento dei prodotti che acquistano o usano, quindi tendono a selezionare le imprese che seguono i concetti dell’economia circolare per contribuire al benessere dell’ambiente.

La società

Tra i tre soggetti che stiamo analizzando, quello della società è l’ambito in cui si possono vedere i maggiori benefici adottando le pratiche di remanufactoring.

I vantaggi non sono solo valutabili direttamente sul prodotto, attraverso l’analisi della riduzione del consumo di energia per produrlo, ma anche sul risparmio delle materie prime di origine naturale.

Il minor consumo di energia corrisponde direttamente a minori emissioni in atmosfera con un impatto sulla salute di tutti i cittadini.

Per quanto riguarda le materie prime utilizzate per la produzione, la partenza del processo di realizzazione di un bene da un pezzo ricondizionato invece che dalla materia prima, permette un alleggerimento della pressione dei rifiuti prodotti e un miglioramento delle condizioni ambientali generali.

Un altro aspetto importante da considerare è che le attività di remanufactoring non posso essere altamente robotizzate e, quindi, è richiesta una mano d’opera specializzata all’interno dei processi. Questo comporta, in un periodo in cui l’avvento dell’intelligenza artificiale sta diminuendo i posti di lavoro, di permettere il rientro in fabbrica o l’assunzione di figure ad alta manualità.

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