CALCESTRUZZO RICICLATO: UN USO ANCORA TROPPO LIMITATO

Giovedì, 1 aprile 2021 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Calcestruzzo Riciclato: Un uso ancora troppo Limitato

Nella produzione industriale le linee guida sull’economia circolare stanno entrando in modo prepotente e stabilmente in tutte le aziende.

Questo è dovuto a diversi fattori: un nuovo approccio culturale della popolazione che è sempre più attenta all’ambiente, un fattore politico che sposa in pieno le aspettative della gente, nuove regole di carattere finanziario-assicurativo che valuta il livello di rischio delle aziende in base al loro scostamento rispetto ad una impronta carbonica media e, infine, ad una reale necessità di una maggiore sostenibilità dei consumi.

Nel campo delle costruzioni la quota dei materiali che vanno in discarica rimane estremamente alta con conseguenze ambientali importanti, non solo per la quantità dei rifiuti che non vengono rimessi in circolazione come nuove materie prime, ma anche a causa del continuo approvvigionamento di nuove materie prime incidendo sulle risorse naturali dell’ambiente.

A partire dalla progettazione, gli edifici dovrebbero essere pensati per poter essere costruiti con la quota maggiore di materiali riciclati e, una volta a fine vita, alla demolizione dovrebbe seguire un’attività di recupero di tutti quei materiali che potranno nuovamente essere impiegati per nuove costruzioni.


Quali sono i vantaggi nel riciclare il calcestruzzo?


A differenza di altri materiali da riciclare, come per esempio le plastiche, la provenienza dello scarto del calcestruzzo contempla la presenza di inerti di cui si conosce la provenienza naturale.

Quindi, il riciclo del materiale proveniente dalle demolizioni di edifici può essere facilmente gestito e, la quota che se ne ricava nell’ambito di una demolizione, è generalmente elevata. Il riutilizzo del materiale riciclato porta a una serie di vantaggi:


• Minor costo dell’inerte riciclato rispetto a quello naturale

• Minor materiale da avviare alla discarica

• Inferiore impronta carbonica per un edificio realizzato con calcestruzzi riciclati rispetto ad uno realizzato con inerti naturali

• Costi e impatti ambientali dei trasporti inferiori


Nelle composizioni delle ricette di calcestruzzo con elementi riciclati possiamo annoverare i seguenti materiali:


• Frantumato di demolizione, pulito e di colore uniforme

• Frantumato di mattoni, pulito e non inquinato

• Frantumato di vetro da post consumo

• Ceneri volanti espresse in aggregati leggeri

• Frantumati in pietra come massicciate o muri di contenimento

• Sabbie di fonderia solo se pulita ed uniforme


Ma vediamo quale può essere il comportamento di un calcestruzzo realizzato con inerti riciclati rispetto ad uno con inerti naturali:


• L’impiego di inerti riciclati fino ad una quota del 20% non ha effetti sulla resistenza a compressione del calcestruzzo, mentre una miscela del 100% di inerti riciclati porta ad una resistenza di circa il 20% della resistenza a compressione

• La durabilità nel tempo, a parità di resistenza, non ha influenza sulla percentuale di uso degli inerti riciclati rispetto a quelli naturali

• La rigidità del manufatto con un impiego entro il 20% di inerti riciclati non subisce modifiche sostanziali, mentre per un uso al 100% si dovrà considerare una riduzione della rigidità intorno al 10%

• Per quanto riguarda la lavorabilità della miscela non sono state notate riduzioni della stessa utilizzando inerti riciclati fino ad una quota del 20%.

• Utilizzando quote superiori al 20% di inerti riciclati la caduta della lavorabilità della pasta cementizia può essere sostanziale, la cui conseguenza principale è la maggior richiesta di acqua per rendere lavorabile l’impasto. Questo a causa dell’irregolarità degli inerti che aumentano la loro superficie specifica, del maggior assorbimento di acqua dell’inerte frantumato e per la presenza di particelle di cemento non idratate. In questo caso è importante l’uso di additivi plastificanti per ridurre l’uso dell’acqua nell’impasto così da non compromettere la resistenza meccanica.


Per quanto riguarda l’impatto ambientale degli aggregati naturali bisogna considerare che la loro escavazione richiede 20 MJ/t di energia da combustione e 9 MJ/t di energia elettrica, mentre la loro frantumazione ne richiede, rispettivamente, 120 MJ/t e 50 MJ/t.

Mentre l’impatto ambientale degli aggregati riciclati da rifiuti di demolizione può essere valutato in 40 MJ/t di energia da combustione e 15 MJ/t di energia elettrica.

In merito alle resistenze meccaniche tra un calcestruzzo realizzato con aggregati riciclati e uno con aggregati naturali, che possiamo vedere nella tabella in fondo all’articolo , fatto salvo quanto detto sopra i dati tecnici sono molto simili.

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