CRISI ALIMENTARE: I BIOCARBURANTI E I MANGIMI PER GLI ANIMALI SONO SOTTO ACCUSA

Martedì, 24 maggio 2022 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Crisi Alimentare: i Biocarburanti e i Mangimi per gli Animali sono Sotto Accusa

Crisi Alimentare: i Biocarburanti e i Mangimi per gli Animali sono Sotto Accusa.

La produzione agricola destinata alla realizzazione di biocarburanti e dei mangimi per gli animali da macello, finiscono, ancora, sul banco degli imputati in concomitanza con la crisi Russo-Ucraina.

La situazione che stiamo vivendo in questo momento, con milioni di tonnellate di cereali fermi nei porti Ucraini a causa del blocco navale imposto da Mosca, non fa altro che acuire il problema alimentare del mondo intero e, specialmente, di quei paesi che dipendevano fortemente da queste importazioni.

La Russia non sta solo facendo una guerra contro il popolo Ucraino, ma sta affamando i paesi più poveri, specialmente alcuni di quelli Africani e mediorientali, impedendo la libera circolazione delle navi che trasportano questi generi alimentari.

Se consideriamo che l’Ucraina, prima dell’invasione sovietica esportava circa 5 milioni di tonnellate di cereali al mese, durante le ostilità sta esportando non più di 1 milione di tonnellate.

Il PAM (Programma Alimentare Mondiale) ha stimato che la popolazione sulla soglia della fame è raddoppiata nel corso degli ultimi 5 anni (da 108 a 193 milioni di persone) a causa della pandemia, dell’incremento dell’energia, delle ripetute siccità che hanno colpito l’India che è il secondo produttore mondiale di grano dopo la Russia, delle inondazioni in Cina e della diminuzione dei raccolti negli USA e in Europa, a causa della pioggia ridotta.

La guerra non si fa solo con le bombe ma anche con le armi come quelle alimentari, infatti Mosca sta vietando le coltivazioni in Ucraina per far perdere la possibilità di autofinanziarsi con i prodotti agricoli, riducendo alla fame anche il popolo Ucraino e potendo conquistare quei mercati che erano di competenza dei Kiev.

Inoltre sembra che stia razziando i raccolti contenuti all’interno dei Silos Ucraini per far fiorire il mercato nero dei cereali, visti i prezzi esorbitanti sul mercato.

In linea generale, nonostante questa politica di controllo del mercato agricolo da parte dei Russi, la sola produzione di Mosca non basterà a sostituire quella persa dall’Ucraina, inoltre la Russia dipende fortemente dall’Europa per le sementi e i pesticidi, con una spesa complessiva che supera il miliardo di Euro, prodotti che mancheranno, probabilmente, nella prossima stagione.

Se da una parte, la coalizione occidentale sta valutando come ripristinare la circolazione di queste preziose navi per scongiurare nuove carestie e disordini sociali, dall’altra sta valutando come incrementare la produzione agricola in Europa.


Ci sono alcuni fattori da prendere in considerazione che riguardano:

• L’attivazione agricola su terreni ancora incolti

• La valutazione sulla necessità di sostituire le coltivazioni di biocarburanti con quelle alimentari

• La possibilità di ridurre la produzione di mangimi destinati agli animali da macello

• La lotta allo spreco alimentare


I terreni agricoli incolti sono numerosi e diffusi in molti paesi Europei, in quanto non c’è stata fino ad oggi la necessità e la convenienza di coltivarli, questo a causa della concorrenza sui prezzi dei prodotti finiti che erano largamente importati dalle zone in conflitto e dal sud est asiatico.

Oggi, in mancanza di una quota soddisfacente di cereali, ogni nazione deve preoccuparsi di ricavare il più possibile dalle proprie terre agricole, incentivando le aziende ad occuparsi di terreni fino ad ora lasciati incolti.

Non c’è dubbio che la coltivazione di prodotti destinati ai biocarburanti fosse un argomento molto spinoso ben prima di questa crisi alimentare innescata dalla guerra e dalla pandemia.

I motivi erano legati al consumo delle foreste e dell’acqua che queste attività implicano, a fronte di un mercato che è sempre più alla ricerca di carburanti alternativi per la mobilità mondiale e per la produzione di energia elettrica.


La guerra, nel frattempo, ha creato due problemi di grande impatto sociale:

• L’esplosione del prezzo del gas e del petrolio

• La mancanza di cereali e suoi derivati


Quindi, alle perplessità pregresse circa l’opportunità di destinare risorse agricole a coltivazioni propedeutiche alla produzione di biocarburanti, si infiamma oggi la discussione tra chi chiede un’estensione o, almeno, un mantenimento delle superfici coltivate per far fronte al caro energia e chi le vuole ridurle a favore della produzione agricola a scopo alimentare.

Chi spinge per ridurre le coltivazioni di biocarburanti sostiene che le terre occupate per le coltivazioni alimentari, siano già di per sé scarse per soddisfare la richiesta di cibo mondiale, con una popolazione in costante crescita e una produzione agricola per alimenti in diminuzione, a causa dei cambiamenti climatici, delle migrazioni e delle situazioni belliche diffuse.

Inoltre, sostengono che l’aumento della richiesta di biocarburanti, comporta una maggiore deforestazione in cerca di terre nuove da coltivare e un incremento dell’uso di acqua, già carente a livello globale.

Questa situazione, secondo chi è contrario alla produzione di biocarburanti, comporterebbe un aumento delle emissioni in atmosfera a causa della diminuzione dei polmoni verdi.

Attualmente, circa l'80% del mercato dei biocarburanti dell'UE è costituito da biodiesel, prodotto principalmente da oli vegetali, e il 20% da bioetanolo.

Le importazioni dell’olio di palma sono principalmente destinate all’autotrazione in Europa, ma proprio questo prodotto è stato identificato dall’UE come coltivazione che favorisce la deforestazione.

Alla fine del 2018 l'UE ha adottato una Direttiva sulle Energie Rinnovabili ("REDII") aggiornata, questa impone delle limitazioni per quei prodotti che derivano da coltivazioni che incidono sulla deforestazione.

Nel contesto della REDII, l'UE ha preso la decisione storica di eliminare gradualmente il sostegno ai biocarburanti ad alto rischio di deforestazione entro il 2030.

Chi invece sostiene la validità della produzione dei biocombustibili, si appella all’ultimo rapporto datato 2022 del programma alimentare mondiale delle Nazioni Unite, in cui si identificano le cause delle carenze alimentari in fattori diversi dal quello della coltivazione dei biocarburanti.

I sostenitori di questa attività credono che la maggior richiesta di prodotti alimentari si può risolvere solo con l’incremento delle produzioni agricole sui terreni attualmente incolti.

Per quanto riguarda le produzioni di mangimi destinati alle carni da macello, abbiamo ampiamente dibattuto le problematiche legate al danno costante che un’alimentazione di carne, ai livelli attuali, reca all’ambiente, in termini di emissioni di metano, consumo di acqua, deforestazione, problemi di salute dell’uomo.

Ovviamente, in questo momento in cui mancano cereali fondamentali sul mercato, risuona un po' anacronistica la difesa a spada tratta del settore della produzione di carne da parte delle lobbies degli allevatori di bestiame e della filiera della macellazione.

Ultimo tasto dolente sicuramente riguarda lo spreco alimentare, non solo nel settore dei cereali, ma in tutta la filiera agricola-alimentare in cui vanno quotidianamente perse tonnellate e tonnellate di prodotto finito, a causa di inefficienze legate alla logistica, al confezionamento e alla distribuzione.

Oggi, dove tutto è necessario per sfamare la gente, ogni piccolo aggiustamento della catena può portare, a cascata, una sommatoria di risparmi che possono fare la differenza.




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