I RIFIUTI ELETTRONICI: UNA FILIERA CON MOLTE INCOGNITE E SPECULAZIONI

Giovedì, 18 febbraio 2021 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - I Rifiuti Elettronici: una Filiera con Molte Incognite e Speculazioni

I rifiuti elettronici sono quella massa di prodotti di uso comune come elettrodomestici, telefonini, televisori, computers e molti altri oggetti che raggiungono, più o meno velocemente, una condizione di obsolescenza, voluta dai produttori o dalla moda o per rotture tecniche, in un tempo sempre più rapido.

A differenza dei rifiuti plastici, di vetro, di metallo, di carta o di tessuti, il rifiuto elettronico è un complesso articolato di componenti di varia natura e provenienza che ne fa, di per sé, un oggetto complicato per il riciclo.

Inoltre un oggetto elettronico contiene molte sostanze chimiche pericolose che se non trattate in modo corretto comportano seri danni all’ecosistema e all’uomo.

Ci sono molti motivi per spingere sull’industria del riciclo legale delle apparecchiature elettroniche, tra le quali possiamo annoverare il rispetto dell’ambiente, la tossicità di alcuni componenti che sono presenti all’interno delle apparecchiature, che devono essere gestiti in maniera corretta e responsabile, ma anche la crescente domanda dei materiali nobili, da parte dei produttori, per la costruzione di nuovi dispositivi.

Infatti, molti minerali rari che sono necessari per le moderne tecnologie provengono da paesi che non rispettano i diritti umani.

Per evitare di sostenere inconsapevolmente conflitti armati e violazioni dei diritti umani, i deputati del Parlamento europeo hanno adottato norme che impongono agli importatori europei di materiali preziosi di effettuare dei controlli sul ciclo di lavoro per garantire che non si verifichino fenomeni di sfruttamento dei lavoratori, di inquinamento delle terre e di reputazione dei fornitori. Anche per questo motivo la crescita del mercato legale del riciclo di questo settore risulta di particolare importanza.

Se volessimo fare una classifica di quale siano i rifiuti elettronici più comuni possiamo dire che i grandi elettrodomestici, come le lavatrici e le stufe elettriche, sono tra i quelli più raccolti e rappresentano oltre la metà di tutti i rifiuti elettrici ed elettronici.

Seguono le apparecchiature informatiche e di telecomunicazione (computer portatili, stampanti), le apparecchiature di consumo (videocamere, lampade fluorescenti) e i pannelli fotovoltaici nonché i piccoli elettrodomestici (aspirapolvere, tostapane).

Tutte le altre categorie, come gli attrezzi elettrici e i dispositivi medici, rappresentano in totale il 7,2% dei rifiuti elettronici ed elettrici raccolti.

Il riciclo dei rifiuti elettronici, nonostante vi siano sostanze preziose al loro interno come il rame, lo stagno, l’oro, il titanio, l’argento, l’alluminio, rimane del tutto insufficiente, in termini di volumi riciclati,

rispetto alla produzione annua di apparecchiature nuove. L’ONU nel solo 2017 ha stimato in 50 milioni di tonnellate in tutto il mondo la massa di rifiuti elettronici di cui l’80% è finito nelle discariche.


Quali sono i motivi per cui si ricicla così poco?


Innanzitutto la complessità degli apparecchi, formati da molti elementi diversi tra loro e l’alto standard qualitativo, che impone l’uso di materie prime chimicamente complesse, che richiederebbe lo smontaggio degli apparecchi per una separazione corretta in elementi costitutivi.

In realtà gli molti apparecchi non vengono smontati, specialmente quelli più piccoli, ma macinati e divisi successivamente con la perdita di molti materiali e il parziale inquinamento degli elementi riciclabili.

Possiamo dire che solo alcuni produttori hanno avviato il ritiro dei propri prodotti usati a fine vita, come Apple per esempio, creando un flusso di rifiuti del tutto pulito dai quali estrae i materiali più preziosi tra cui l’oro.

Inoltre il ritmo di produzione e di vendita degli apparecchi, come i telefonini, vede ogni anno un ciclo di cambio pari a circa il 25% della popolazione, inoltre nelle case sarebbero accumulati 500 milioni di apparecchi inutilizzabili che incombono sulla quota dei rifiuti elettronici globali.


I sistemi di riciclo


Il recupero dei componenti degli apparecchi elettronici avviene principalmente attraverso i processi di triturazione e separazione del macinato risultante, secondo la sua natura.

Il vetro, la plastica i metalli e altri prodotti minori vengono separati con sistemi meccanici e per densità, creando famiglie omogenee di scarti che potranno diventare nuova materia prima. Purtroppo, all’interno di un apparecchio elettronico, una quota considerevole di materiali non può essere separato e riciclato per la complessità delle ricette chimiche richieste durante la loro produzione.

Per queste difficoltà e per gli alti costi di riciclo, attualmente una quota tra il 60 e 80% dei rifiuti elettronici a fine vita vengono inviati in paesi in via di sviluppo, a volte in maniera poco trasparente, dove gli apparecchi vengono separati manualmente, con sistemi che comportano enormi problemi sanitari e ambientali in cui avviene il lavoro.

Molti degli prodotti che sono avviati al riciclo o alla discarica sono strumenti ancora validi e recenti, ma attualmente la loro costituzione, strutturale e di processo per il loro funzionamento, ne rende difficile o antieconomica la riparazione, a volte volutamente impossibile dai produttori, così da creare un volano di nuovi acquisti e di conseguenza un aumento esponenziale dei rifiuti.

In un’ottica generale questo consumismo sfrenato in cui la vita del prodotto viene programmata per durare il meno possibile, creando un nuovo bisogno di acquisto, va contro ogni logica di sostenibilità a cui gli organi competenti devono dare un freno.

Vedi maggiori informazioni sul riciclo



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