IL CORTOCIRCUITO DEL PACKAGING: 21-100-3 LA FORMULA IMPERFETTA

Mercoledì, 31 marzo 2021 | Economia circolare
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Il Cortocircuito del Packaging: 21-100-3 la Formula Imperfetta

No, non è una formula magica, non sono nemmeno tre numeri da giocare al lotto, non è nemmeno una formula chimica. 21-100-3 rappresenta un banale imballo alimentare che troviamo sugli scaffali dei negozi e che compriamo, senza pensarci troppo, per le nostre esigenze alimentari.

Un imballo di micro porzioni di marmellata (per fare un esempio), in piccole vaschette racchiuse in un blister di cartone e avvolto da un film trasparente, pensate per gli hotles o per chi consuma quantità molto ridotte di marmellata a pasto, anche se in modo continuativo nel mese.

21 rappresenta il peso in grammi dei vari imballi che costituiscono la confezione vendibile, 100 rappresenta il contenuto di marmellata, diviso in quattro confezioni da 25 gr. l’una e 3 sono i differenti materiali che devono essere smaltiti.

Quindi, a fronte di 100 grammi di prodotto netto, l’imballo, in peso, rappresenta più del 20% con la difficoltà di dover dividere una parte nella carta, una parte nella plastica e una parte nell’indifferenziato.

Non è sicuramente un atto di accusa verso le case produttrici di marmellata, in quanto hanno solo messo in produzione un articolo richiesto dal mercato, ma è un esempio abbastanza chiaro di come ci possiamo complicare la vita, dal punto di vista del consumo delle materie prime destinate agli imballi e di come sia controproducente, nell’ottica di diminuire i rifiuti, sostenere questo tipo di confezioni.

Il mercato non è altro che l’incontro tra domanda e offerta e, se in questo caso, come in molti altri, i consumatori richiedono alle strutture produttive sistemi di confezionamento che siano del tutto contrati alla logica di ridurre la produzione di rifiuti non necessari, non possiamo che arrabbiarci con noi stessi.

Il contenimento dei rifiuti passa anche dalla consapevolezza che ogni consumatore dovrebbe avere della filiera produttiva e di quella dei rifiuti e del riciclo, pensando che ad ogni acquisto corrisponde la generazione di un rifiuto, che può essere riciclato con costi non trascurabili, ma che a volte può non essere possibile farlo.

Acquistare un prodotto per il consumo quotidiano dovrebbe seguire delle logiche di tipo circolare e ambientale, che mettano in relazione l’incidenza generale del suo rifiuto con il prodotto da consumare.

Non bisogna avere una conoscenza tecnica dei sistemi produttivi o del riciclo o dell’impronta carbonica che ogni vasetto di marmellata crea una volta consumato, ma dovremmo avere una costante attenzione a delle buone regole sulla scelta dei prodotti e delle relative confezioni.

Questo vuol dire privilegiare gli imballi ricaricabili, regolare il proprio consumo mensile di un prodotto con confezioni che siano le più idonee a non replicare piccoli ma numerosi imballi, ridurre il consumo di articoli il cui packaging potrebbe essere riutilizzato ma in realtà diventa rifiuto all’esaurirsi del suo contenuto.

Se siamo sensibili all’aumento dei rifiuti non riciclati nel mondo facciamo anche noi la nostra parte.

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