SLOW LIFE: IL VOLO

Lunedì, 4 luglio 2022 | Slow Life
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Slow Life: Il Volo

Spesso, nella vita frenetica, lo spazio temporale di un volo aereo ti porta a riflettere

Take Off, comunicava il comandante, mentre l’aereo pigramente saliva, a dispetto della fisica, verso la quota assegnata.

I movimenti interni del personale li avevo ormai stampati nella mente, ogni parola comunicata, ogni divieto e ogni consiglio.

Il momento del decollo è come quelle decisioni prese, ponderate, assolute, verso le quali si decide di non tornare più indietro.

L’ennesimo aereo, per l’ennesima destinazione, per l’ennesimo impegno, per l’ennesimo atto volto a rimandare quella visita introspettiva di cui sento l’urgenza.

L’aereo virava, fino alla quota di crociera, illuminato da un sole brillante, rendendo tutto il mondo sottostante chiaro e ordinato.

Take Off ha detto il comandante e quasi immediatamente ho cominciato il parallelismo tra noi, fatto di allontanamenti, riavvicinamenti e ripartenze.

Ho ancora nelle orecchie l’eco delle tue parole che scandivano, con misurata rassegnazione, quasi come fosse un grido finale, il contributo che ho dato a noi, attraverso il mio impegno lavorativo, fatto solo di cose superflue e lontane dalle tue necessità ed aspirazioni.

La mia assenza ti pesa e, ora, la considerazione assoluta delle priorità della mia carriera, non riesci più a sopportarla.

Io ti sento dentro di me, colgo il grido silenzioso che esce dai tuoi sguardi, ma ho paura a prendere decisioni definitive, perché non sono certo che tutto potrebbe tornare come prima.

Sono confuso, dopo anni a rincorrere la carriera mi accorgo che, diametralmente, in opposizione, ho creato una frattura tra noi.

Il piccolo carrellino spinto dalla hostess si avvicina sbatacchiando tra i sedili, portando attraverso un equilibrio instabile, bottiglie e caraffe.

Non ho sete, non ho fame, penso solo a te, penso a noi.

Forse non sono le scelte radicali per riavvicinarci che ti pongo sul piatto, o la medicina amara che vuoi farmi bere, forse sono i piccoli passi, lenti ma costanti che mi possano spingere fuori da questo vortice, un mondo che non mi appartiene più.

Vedo lungo il corridoio un bimbo che tentenna sui suoi passi, incoraggiati dalla mamma che per mano lo accompagna verso il fondo dell’aereo.

Quando viene verso di me mi sorride, credo mi volesse dire che, forse, un passo anch’io, anche se incerto, varrebbe la pena lo facessi, prima che i rimpianti mi possano inchiodare su questi sedili.

E in quel momento, il comandante annunciava all’equipaggio di prepararsi per l’atterraggio, con fare automatico mi allacciai la cintura, ma quel clack aveva un suono diverso, forse più lontano del solito.

La voce gracchiante annunciava landing, portandomi a pensarti con un nuovo sorriso.




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