STORIA DELLE CALZE DA DONNA: DALLA SETA AL NYLON AL PET RICICLATO

Martedì, 30 marzo 2021 | Storia
Marco Arezio - Consulente materie plastiche - Storia delle Calze da Donna: dalla Seta al Nylon al PET Riciclato

Il 1935 fu una data importante per la moda femminile ma lo è anche stata per la ricerca fatta sui polimeri plastici e in particolar modo nell’ambito della poliammide.

Vi chiederete cosa centra la moda con la plastica, in realtà centra molto, in quanto le calze per le donne, agiate, erano fatte di seta, capo molto costoso che era destinato ad un mercato ristretto.

Wallace Hume Carothers scoprì nel 1935 il naylon e depositò nel 1937 il brevetto, senza forse immaginare quale successo questo tipo di materiale potesse avere negli anni successivi.

Il nome nylon, che derivava dalla parola no-run (non si smaglia), fu ben pensato dalla ditta DuPount, che il 24 ottobre del 1939 iniziò la distribuzione sul mercato di un lotto di 4.000 calze, con l’intenzione di fare un test per vedere se il prodotto fosse gradito alle donne.

Le calze vennero vendute in tre ore quindi, forti di questo successo, il 15 Marzo del 1940, iniziò la distribuzione ufficiale in tutti gli Stati Uniti d’America, con un risultato di vendita di circa 4 milioni di paia nei primi quattro giorni di vendite.

Dopo il 1942, ossia dopo l'ingresso degli Stati Uniti nel secondo conflitto mondiale, il nylon assunse un nuovo ruolo. Grazie alla sua resistenza, suscitò l'interesse delle forze armate Americane, tanto che per la produzione di calze venne utilizzato quasi esclusivamente il nylon, diventando così una merce rara, utilizzata sul mercato nero come moneta di scambio.

In Europa, durante la seconda guerra mondiale, le calze venivano prodotte da una ditta Tedesca con il nome commerciale di Perlon, ma dopo la caduta del terzo Reich, gli Americani smantellarono le fabbriche della IG Farben che producevano il prezioso filato.

Dalla fine della seconda guerra mondiale, negli Stati Uniti, la moda delle calze di Nylon esplose, anche a seguito della riduzione progressiva dei prezzi che fece aumentare la platea femminile che poteva permettersi un capo così ricercato, ma anche per l’indubbio fascino che le gambe delle donne, attraverso le calze di nylon, davano alle stesse.

Dal punto di vista tecnico lo spessore delle calze passò da 70 denari ai 40, per poi ridursi ulteriormente negli anni 50 fino a 10 denari.

Intorno al 1960 ci fu una doppia rivoluzione, da una parte il settore industriale produsse macchine che permettevano la produzione di calze tubolari, senza quindi la tanto inconfondibile cucitura e, dal punto di vista della ricerca chimica, la DuPont brevettò l’elastane con il nome di Lycra.

La caratteristica principale di questo nuovo tessuto era la possibilità di allungare il capo fino a quattro volte la lunghezza dello stesso.

Si può dire che, indirettamente, ci fu una terza rivoluzione nell’abbigliamento intimo delle donne a seguito della diffusione delle calze di lycra, che fu quello della scomparsa del reggicalze, fino a quel momento indispensabile.

A partire dagli anni settanta l’importanza delle calze di nylon diminuì a causa del cambiamento dei costumi delle donne che si spostarono verso abiti più maschili, attraverso l’uso dei pantaloni con i quali non era più importante esibire le gambe fasciate dalle calze di nylon.

Oggi si vive un ritorno della calza sottile e fasciante, come oggetto di seduzione e di eleganza, ma nello stesso tempo si ricercano capi che abbiano un impatto ambientale contenuto. Sono quindi nate le calze il cui filo è composto in PET riciclato, permettendo di realizzare un capo da 50 denari nero, del tutto compatibile con l’economia circolare.

La produzione di questo filato riciclato riduce l’emissione di CO2 del 45% e il consumo di acqua del 90% rispetto alla produzione con materia prima vergine.




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